Spari su ispettori Onu: Gb e Usa pronti

Cecchini sparano contro convoglio ispettori dell'Onu, nessun ferito. Secondo due giornali inglesi, Obama e Cameron sarebbero pronti ad intervenire militarmente contro il regime siriano per l'uso delle armi chimiche: «decisione tra 48 ore». Ma la Casa Bianca smentisce.
Siria, spari si convoglio Onu, 480 Lp
26 agosto 2013
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Un veicolo della squadra di ispettori dell'Onu in Siria incaricato di indagare sul presunto uso di armi chimiche è stato colpito dal fuoco di cecchini. Lo riferisce un portavoce delle Nazioni unite, aggiungendo che il team sta riparando il veicolo per ritornare nella zona. Intanto la stampa inglese fa sapere che «Stati Uniti e Gran Bretagna sono pronti ad intervenire militarmente», ma la Casa Bianca smentisce.

SPARI CONTRO CONVOGLIO ISPETTORI ONU
NESSUN FERITO

Cecchini non identificati hanno sparato contro gli esperti delle Nazioni Unite a Damasco, costringendoli a sospendere la loro inchiesta sul sospetto uso di armi chimiche mercoledì scorso nella periferia della capitale siriana. Lo ha annunciato un portavoce Onu. «Il primo veicolo dell'equipe che indaga sulle armi chimiche è stato deliberatamente e più volte preso di mira con colpi di arma da fuoco da cecchini non identificati», ha raccontato il portavoce Onu, Martin Nesirky.

ISPETTORI ONU IERANO ENTRATI
IN SOBBORGO COLPITO CON GAS NERVINO

Gli ispettori delle Nazioni Unite sono entrati a Moadamiyet al-Sham, un sobborgo sunnita alla periferia meridionale di Damasco che sarebbe tra le aree colpite mercoledì scorso da un atacco con il gas nervino. Lo hanno riferito attivisti dell'opposizione, secondo cui il convoglio degli esperti Onu ha potuto superare un posto di blocco gestito dai servizi segreti dell'Aviazione lealista, penetrando così nella zona, teatro tra l'altro di una strage già nel marzo scorso, e adesso sotto assedio da settimane. In precedenza la squadra investigativa era stata costretta a tornare temporaneamente indietro, dopo che cecchini avevano sparato su uno dei suoi sei veicoli, danneggiandolo e obbligando i funzionari Onu a trovarne uno sostitutivo.

IL PENTAGONO: AGIREMO SOLO
CON COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Gli Usa agiranno contro la Siria solo di concerto con la comunità internazionale e con una base giuridica. Lo ha assicurato il segretario alla Difesa Chuck Hagel, parlando dall'Indonesia. «Gli Usa guardano a tutte le opzioni riguardo alla situazione in Siria. Stiamo lavorando con i nostri alleati e con la comunità internazionale», ha spiegato il capo del Pentagono. «Stiamo analizzando i rapporti di intelligence, e conosceremo i fatti, e se sarà presa qualsiasi misura, lo faremo di concerto con la comunità internazionale e su una base giuridica», ha aggiunto.

CAMERON ANTICIPA RIENTRO DA VACANZE
PER SEGUIRE LA CRISI SIRIANA

Vacanze in Cornovaglia finite per il premier britannico, David Cameron, che ha deciso di rientrare a Londra in anticipo per seguire da vicino l'evolversi della situazione in Siria. Da domani, ha annunciato un portavoce, il leader conservatore sarà al suo posto a Downing Street, mentre per mercoledì è atteso alla riunione del consiglio per la sicurezza nazionale. Nel fine settimana Cameron ha avuto una serie di colloqui telefonici con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il presidente americano Barack Obama e il premier canadese, Stephern Harper. Al centro dei contatti una possibile risposta militare al presunto uso di armi chimiche da parte del regime siriano.

STAMPA INGLESE: USA E GB PRONTI AD ATTACCO
CASA BIANCA SMENTISCE
Fonti della Casa Bianca, seppure sotto la copertura dell'anonimato, si sono affrettate a smentire le indiscrezioni riferite dalla stampa britannica, e in particolare dai quotidiani 'he Daily Telegraph e The Daily Mail, secondo cui Stati Uniti e Gran Bretagna si appresterebbero a unire le forze per sferrare «a giorni» un attacco contro il regime siriano, accusato di aver fatto uso di armamenti chimici.

«Il presidente Barack Obama non ha preso alcuna decisione di passare all'azione sul piano militare», hanno tagliato corto le fonti presidenziali riservate da Washington. Stando alle due testate londinesi, invece, l'ipotetico intervento imminente sarebbe stato valutato tra lo stesso Obama e il premier del Regno Unito, David Cameron, nel corso di una lunga conversazione telefonica riguardante la presunta strage lealista di mercoledì scorso con missili al gas nervino lanciati sull'oasi di Ghouta, alla periferia est di Damasco, che a detta dei ribelli sarebbe costata centinaia di morti tra la popolazione civile. Obama e Cameron si sarebbero congedati con l'accordo di risentirsi «entro 48 ore» per decidere in via definitiva, ventilando un'eventuale offensiva in Siria al massimo entro «dieci giorni».