Blasfemia, liberata la bambina in Pakistan

Liberata su cauzione Rimsha, la bambina cristiana pakistana, che era da tre settimane in carcere con l'accusa di aver profanato il Corano.
islamabad donne 640
7 settembre 2012
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Il tribunale di Islamabad ha accettato la richiesta di libertà dietro cauzione per la bambina cristiana Rimsha Masih, accusata di blasfemia e in carcere dal 16 agosto scorso. Il giudice ha acquisito la dichiarazione del religioso che ha accusato l'imam della moschea di Mehrabadi - villaggio alle porte della capitale dove vivevano Rimsha e la sua famiglia - di avere manipolato le prove, e il quale era poi finito in carcere.  «Accolgo la sua richiesta di liberazione», ha dichiarato il giudice Muhammad Azam Khan dopo aver esaminato la domanda di scarcerazione su cauzione della 14enne presentata dai suoi avvocati presso un tribunale di Islamabad.

La cauzione è stata fissata a circa un milione di rupie (circa 8.300 euro). Per quanto riguarda la colpevolezza o l'innocenza della bambina, «l'inchiesta della polizia è ancora in corso», ha precisato uno dei legali di Rimsha, Raja Ikram, aggiungendo che la bambina non potrà lasciare il Paese. Gli avvocati di Rimsha e dell'accusa avevano presentato in mattinata le loro argomentazioni davanti al giudice in una udienza che è durata più di due opre in un piccolo tribunale di Islamabad dove si erano acclata circa 80 persone. Rimsha, 14 anni e che è affetta da sindrome di Down e abita nel quartiere povero di Mehrabad, alla periferia di Islamabad, era in carcere da tre settimane in base alle severe reggi anti-blasfemia vigenti in Pakistan. È accusata di aver bruciato dei versetti del Corano, crimine passibile di ergastolo in Pakistan. La vicenda ha avuto uno sviluppo spettacolare nel fine settimana, quando la polizia ha arrestato l'imam che aveva denunciato per blasfemia Rimsha. Il dignitario religioso è accusato di aver messo appositamente delle pagine del Corano in mezzo ai fogli bruciati per costruire false prove contro la bambina. Rimsha ha ricevuto il sostegno di una delle principali associazioni di dignitari musulmani del Pakistan e di un ministro, mentre anche il Vatican, la Francia e gli Stati Uniti le hanno manifestato la loro solidarietà.