Polveriera Siria: oggi la presentazione a Roma
di "Non solo pane" di Umberto De Giovannangeli

13 dicembre 2011
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libroE’ l’89. Tra spinte al cambiamento e contraccolpi “controrivoluzionari”. Una cosa è certa: nulla sarà più come prima. “Non solo pane. I perché di un’89 arabo” (Editrice fuori|onda). Il libro di Umberto De Giovannangeli (prefazione di Lucio Caracciolo) oggi sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Roma (via E. Orlando 78) alle ore 18 con l'autore, il direttore di Limes Lucio Caracciolo, il giornalista Rai Riccardo Cristiano e Pietro Marcenaro presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.

In un mondo che si vorrebbe globalizzato solo dal mercato, irrompe prepotente un’altra istanza, la globalizzazione dei diritti. E’ questa istanza che – assieme ed oltre il dato materiale (disoccupazione, aumento dei prezzi, risorse depredate, corruzione elevata a sistema di governo) – alimenta la rivolta che dalla Tunisia si è propagata all’Egitto e dall’Egitto alla Libia, e poi alla Siria, allo Yemen, alla Palestina, al Bahrein…

libroNel ripercorrerne i momenti più significativi, anche con interviste ai protagonisti, il libro mette in evidenza i punti unificanti e le specificità delle singole rivolte. I giovani di Piazza Tahrir, le difficoltà dei processi di transizione, il ruolo dei fondamentalisti islamici, le contraddizioni dell’azione dell’Europa, il “Nuovo Inizio” mai iniziato di Barack Obama…Il libro è un viaggio in tempo reale in un mondo arabo scosso da un vento di cambiamento che si è trasformato in un “grande Tsunami” che ha spazzato via raìs, faraoni, satrapi e dittatori che sembravano inamovibili. Un mondo che cambia e che chiede all’Occidente, e in esso all’Europa, una rivoluzione di mentalità, oltre che di politiche, per essere all’altezza di una sfida epocale: quella del “dialogo di civiltà”.

Una sfida che chiama in causa direttamente l’Italia. “O noi capiamo – rimarca Caracciolo nella sua introduzione – che il Mediterraneo, piaccia o no, è un ambiente geopolitico cui non possiamo sfuggire e che dobbiamo cercare di orientare secondo i nostri interessi, oppure le conseguenze, già visibili, sull’assetto politico, sociale ed economico del nostro Paese metteranno in causa la stessa unità nazionale. Un esito ben triste, nel centocinquantenario del nostro Stato”.