Magliette a righe bianche e blu, come d’ordinanza. Calzoni sformati verde militare. Sono gli ultimi arrivati tra le file dell’opposizione russa ma si sono guadagnati rapidamente un posto sul palco della manifestazione di Mosca, terzo grande raduno anti-Putin a un mese dalle presidenziali russe.
-IL VIDEO DEI VETERANI
-IL VIDEO DELLE PUSSY RIOT
-IL VIDEO: PUTIN COME PINOCCHIO
«Comitato dei veterani VDV del distretto Akademichesky Mosca sud», così si presentano. VDV sta per «Voenno-desantniye voyska», ossia forze aeree, parà. A modo loro hanno cominciato una nuova guerra: contro Putin, cantando.
«Se tu cittadino sei il presidente, c’è una legge che ti vieta di stare lì... Non rubare e non mentire... Dopo otto anni il presidente, e di nuovo il candidato...». Postato su Ru.net il 26 gennaio scorso, il video con la ballata anti-Putin ha attraversato il web come un razzo: il primo giorno 127.000 visualizzazioni e 6000 commenti, senza contare i «mi piace», i «condividi» e i commenti che a catena hanno «infettato» Facebook e LiveJournal. Ieri il video era stato visto un milione di volte e ripostato su YouTube, con traduzione in inglese.
«Siamo stanchi di guardare la vergogna del Paese. Accanto a villaggi in miseria, abbiamo i vostri castelli», cantano i veterani. Non è certo la prima canzone di protesta da quando la piazza si è rivoltata ai brogli elettorali del dicembre scorso. La novità è che gli ex militari VDV non hanno esattamente l’aspetto di quelli che finora hanno messo in piedi e guidato per mano le proteste in Russia. Giornalisti, blogger, intellettuali, al punto da essere denigrati come gli «oppositori con il collo di pelliccia»: intellighenzia urbana e soprattutto moscovita. Classe media, certo, ma creativa, con la capacità di muoversi sul web con l’agilità di una scimmia e la determinazione di una testa di cuoio in missione.
Loro, i veterani, no. Sono altra gente, un’altra storia. Anche perché i VDV sono tra i più temuti e più brutali uomini in divisa in Russia. Quelli che ti immagini a spaccare un tronco con le mani nude. E che non ti augureresti mai di avere davanti come avversari. Per questo hanno fatto breccia cantando «Nessuno tranne noi». E sul web fioccano commenti come quello di Vadim Soloveitchik su Facebook: «Hmm, se tipi così cantano cose del genere, le cose stanno peggio di quanto pensassi». Qualcuno ringrazia - «Grazie ragazzi per la vostra battaglia di civiltà. Siete i nostri difensori», scrive una Maria -, qualcuno esulta: «I VDV stanno con noi! Se fossi Putin abolirei le prossime licenze, potrebbero fare irruzione al Cremlino dopo essersi tuffati nelle fontane». Qualcuno obbietta che insomma non sono «i» VDV, ma solo due tipi con le chitarre in mano: di truppe scelte ce ne sono ben di più.
«Sei il solito burocrate, non lo zar, né Dio», cantano gli ex parà. E che sia Putin quello di cui parlano è chiaro. Così la popolarità sul web ha avuto seguito: il palco in piazza, l’intervista su Dozhd tv. Loro ammettono di aver avuto pressioni dall’unione dei veterani, non sta bene che dei vecchi parà se la prendano con chi comanda. Loro la vedono diversamente da chi gli ha cucito una divisa addosso per sempre: «Siamo persone, anche. E non vogliamo vivere in un Paese, pieno di ladri e bugie».