La propaganda del rais proclama l'intenzione di rispettare il cessate il fuoco, ma Gheddafi continua a fare guerra al suo popolo, come ha drammaticamente dimostrato il nuovo massacro di Misurata, città della Libia occidentale con ancora sacche di resistenza degli insorti.
Sono 40 le vittime di oggi, e stavolta testimoni parlano anche di 4 bambini morti. Il più grande aveva appena 13 anni. Sono stati uccisi tutti insieme, mentre si trovavano a bordo di un'auto. La terza città della Libia, 170 km a est dalla capitale Tripoli, è uno dei centri cruciali della rivoluzione; un simbolo, da quando è iniziata la rivolta.
Fino a qualche giorno fa era in mano ai ribelli, poi il governo ha annunciato di averla riconquistata, ma - nell'ormai consueta altalena di notizie - oggi secondo alcune fonti sarebbe di nuovo in mano agli insorti. E l'accanimento delle forze lealiste sul centro costiero della Libia sembra dimostrarlo.
La città è stata nel mirino dalle forze leali a Gheddafi, sin da stamattina. Accerchiata dai carri armati del regime, poi cannoneggiata. Già ieri era stata teatro di un attacco cruento e, anche ieri, il bilancio era stato di almeno quaranta vittime. Il rais, secondo alcune testimonianze, ha utilizzato scudi umani contro gli insorti. Oltre ai cannoni, all'opera c'erano anche i cecchini.
La gente racconta di essere esausta e spaventata. «Qui la situazione è molto brutta», ha detto Mohammed, spiegando al telefono di trovarsi davanti all'ospedale cittadino. «Anche i cecchini prendono parte all'operazione - ha riferito, raccontando poi la morte dei quattro piccoli libici -. Un'auto di civili è stata distrutta e sono morti 4 bambini, il più grande aveva 13 anni. Erano con i loro genitori».
La tensione in questa città costiera non si spegne da giorni. «Le forze leali al leader libico Muammar Gheddafi stanno continuando ad attaccare la popolazione civile, in particolare a Misurata», ha confermato l'ammiraglio americano Samuel Locklear, capo della operazione Odyssey Dawn. Secondo il regime libico, da sabato scorso, anche la coalizione dei volenterosi sta attaccando la città, finita nel mirino dell'Occidente come Tripoli, Zawira e Sirte. Intanto, nella Libia orientale, resta incerta la situazione di Ajdabiya, ultimo avamposto degli insorti prima di Bengasi. Perso e liberato diverse volte nell'ultima settimana, da giorni i ribelli sostengono che la città è ormai «totalmente» sotto il loro controllo. Ma poi ammettono: «Ci sono ancora truppe di Gheddafi alle porte della città, ai checkpoint est e ovest, cioè quelli sulla strada da Bengasi e da Brega», ha detto oggi Khaled El Sayeh, portavoce dell'esercito rivoluzionario.
Nonostante l'aiuto internazionale che ha fermato le truppe lealiste alle porte di Bengasi, le forze ribelli che due settimane fa erano molto più avanti sulla strada verso l'ovest, a Ras Lanuf, adesso sembrano non saper più avanzare. «Vogliamo limitare le perdite di vite umane tra i rivoluzionari, molti di loro sono molto giovani», ha detto, quasi imbarazzato, El Sayeh.