Londra, il premier Brown sotto attacco "E' solo una tempesta in una tazza di thè"

 
Di Cinzia Zambrano
7 gennaio 2010
A - A
Il complotto per mandarlo a casa? Altro non è che “una tempesta in una tazza di thè”, o in un bicchier d'acqua come si direbbe in italiano. Liquida così, il premier inglese Gordon Brown il tentativo di “golpe” orchestrato dall'ex ministro della Difesa Geoff Hoon, che ieri, a pochi mesi dalle politiche, insieme con l'ex ministro della Sanità Patricia Hewit, aveva mandato una mail a tutti i laburisti chiedendo loro un voto segreto sulla ricandidatura alle elezioni di Brown e denunciando un partito «profondamente diviso» sull'attuale leadership.

Il giorno dopo la tempesta, il premier sminuisce: la vicenda «ha portato via pochissimo del mio tempo. Credo sia una di quelle cose marginali, in questo momento in cui la gente è preoccupata di altre cose: come affrontare il maltempo e come garantire la sicurezza delle persone». In suo aiuto è arrivato anche Peter Mandelson, potente ministro del Lavoro che alla Bbc dice: il Labour ha definito una posizione ferma. Vuole che Gordon Brown guidi il partito come primo ministro fino alle elezioni legislative, in qualunque momento si terranno e non vuole aprire la questione della leadership, ha dichiarato.

Dunque "rischio-sfiducia” evitato? Al momento sì, ma la resa dei conti all'interno del Labour è solo rinviata. Non è una novità infatti che in alcuni settori del partito da sempre Brown sia considerato un leader debole (ha rimpiazzato Tony Blair a Downing Street senza sottoporsi a una competizione interna), destinato a portare i laburisti a una debacle alle urne in primavera. Ecco perché Hoon non molla. E dopo aver dichiarato che il “golpe” era fallito, stamane ha rilanciato la sfida: in un editoriale pubblicato sull'Independent il dirigente laburista torna a chiedere un voto segreto sulla leadership. «Perché il partito laburista possa presentarsi con successo davanti all'elettorato serve unità e fiducia nella dirigenza, scrive, il grande vantaggio del voto è che quale che ne sia l'esito il partito potrà andare avanti sapendo che la questione è stata risolta una volta per tutte, il che non può che rafforzare la nostra campagna elettorale».

Che si annuncia tutta in salita. Un sondaggio riportato dal “Sun” rivela infatti che il Labour è nettamente dietro i conservatori di 9 punti percentuali, si attesterebbe al 31% contro il 40%, mentre i media britannici vedono il premier sempre più indebolito. Secondo la Bbc inoltre, a sostenere il cambio di guardia «appena se ne presenteranno le circostanze» sarebbero 6 ministri del governo: Harriet Harman, David Miliband, Bob Ainsworth, Jack Straw, Jim Murphy e Douglas Alexander, gli stessi che però ieri avevano ribadito il proprio sostegno a Brown. Il ministro degli Esteri, il giovane David Miliband, principale candidato alla leadership al posto di Brown, ha già fatto sapere di «non appoggiare l'idea».

L'occasione resta comunque un bel cavallo di battaglia per l'opposizione dei Tories. Il numero uno dei conservatori inglesi, David Cameron, ha denunciato come la lettera di Hoon ed Hewitt dimostri come Brown sia «in una profonda crisi» e il governo «profondamente diviso» nel momento in cui invece il Paese ha bisogno di una forte azione di leadership su questioni come l'Afghanistan e il deficit. «Se c'è un momento in cui il nostro Paese ha bisogno di una leadership forte e di un governo unito è proprio ora», ha dichiarato.