Lo spettro-catastrofe : rischi e misteri di Pietro Greco

giappone, nucleare1
Di Pietro Greco
14 marzo 2011
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Le notizie sono ancora confuse e frammentarie. Il governo giapponese ha più volte smentito se stesso. Non sappiamo se nel reattore di Fukushima I-1 ci sia stata una parziale fusione del nocciolo oppure no. Non sappiamo ancora se questo rischio è attuale anche nel reattore di Fukushima I-3. Non sappiamo la quantità di radioattività e la natura dei radionuclidi rilasciati con l’esplosione che ha distrutto la struttura più esterna della centrale di Fukushima I-1. Ogni tanto viene annunciato che anche in altre centrali – come quella di Onagawa – sono in uno stato di allarme, per ora molto basso, perché la radioattività rilevata supera la soglia di sicurezza.

La mancanza di notizie certe, a oltre 48 ore dal terremoto e dalle prime segnalazioni di anomalie in alcune centrali nucleari giapponesi, è già di per sé una notizia. Forse la più importante. La Tokyo Electric Power Co (Tepco), la società privata che gestisce le centrali nucleari, conferma la sua difficoltà – più volte registrata in passato – a essere tempestiva e del tutto trasparente nella sua comunicazione. E questo non è il modo migliore per affrontare un’emergenza senza creare allarme. Il secondo dato è che anche l’incidente più grave, quello al reattore di Fukushima I-1, continua a essere classificato al livello 4 della Scala INES (International Nuclear Event Scale): ovvero di un incidente che ha superato il limite della centrale e che ha conseguenze locali. Il governo ha confermato l’evacuazione in un raggio di 20 chilometri dalla centrale. E ci sono notizie che, una ventina di persone su 140 analizzate perché esposte, hanno assorbito una quantità di radiazioni superiore alla norma. Abbiamo notizia di operai delle centrali feriti e, a quanto pare, anche di uno o più morti. Ma non sappiamo le cause. Allo stato delle conoscenze, è dunque possibile affermare che il devastante terremoto – il settimo mai rilevato per potenza sulla Terra – ha creato problemi ad alcune centrali nucleari giapponesi. È dubbio che tutti le barre di controllo siano state abbassate automaticamente e abbiano spento i reattori al momento del sisma. È certo, tuttavia, che in diverse centrali i sistemi di raffreddamento normali e di emergenza non hanno funzionato bene. Ed è certo che questo ha comportato, in alcuni casi, il rilascio in atmosfera di sostanze radioattive. Resta incerto se questo rilascio sia avvenuto in maniera controllata o fuori dal controllo degli operatori. Resta ignota la quantità di radiazione – che il governo conferma essere bassa – e la sua natura. E quindi è difficile dire se e quante persone e per quanto tempo sono e saranno a rischio di contaminazione.

Sappiamo solo che, per ora, l’incidente ha una valenza locale. Interessa solo l’area a nord-est dell’isola di Honsu colpita dal terremoto. Se la situazione non peggiorerà, saranno le condizioni meteorologiche e, in particolare, la direzione dei venti a decidere se anche la popolazione di Tokio sarà esposta alla nube. Difficilmente, allo stato attuale delle conoscenze, saranno esposti a rischio altri paesi. Ma tutto può ancora evolvere, in bene come in male, nelle prossime ore. Ed è questa incertezza l’unico dato certo e, a ben vedere, sconcertante.