LA DIRETTA
SAIF AL-ISLAM,
'SARKOZY È UN PAGLIACCIO'
«Sarkozy è un pagliaccio. Coi soldi della Libia ha finanziato la sua campagna elettorale»: lo dice il figlio di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, nell'intervista rilasciata alla tv Euronews.
RIBELLI,4 MORTI IN OFFENSIV
ESERCITO A MISURATA
Le forze pro-Gheddafi hanno lanciato oggi un'offensiva contro la città di Musurata, a est di Tripoli, controllata dai ribelli, provocando almeno quattro morti e una decina di feriti. Lo ha riferito un portavoce dei rivoltosi.
SAIF AL ISLAM,
TUTTO FINITO ENTRO 48 ORE
Le forze pro-Gheddafi sono vicine a Bengasi e «tutto sarà finito in 48 ore». Lo ha detto il figlio del leader libico, Saif al Islam.
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LA CRONACA DI IERI
ESERCITO GHEDDAFI: IMMINENTE
ATTACCO A BENGASI
L'esercito fedele a Gheddafi ha annunciato alla televisione di Stato che un attacco contro Bengasi «è imminente». E lo definisce «operazione umanitaria». La città dell'est rappresenta la roccaforte dell'opposizione al regime di Muammar Gheddafi. Rivolgendosi agli abitanti della città, l'esercito ha fatto sapere che «le forze armate stanno arrivando per garantire la vostra sicurezza, rimuovere l'ingiustizia che vi è stata fatta, proteggervi e riportare la calma e la vita normale. Si tratterà - ha fatto sapere l'esercito - di un'operazione umanitaria condotta nel vostro interesse e non è destinata a vendicarsi di chicchessia».
GHEDDAFI A TV:OCCIDENTE
SI SCORDI DI FARE AFFARI CON NOI
Le compagnie occidentali - tranne quelle tedesche - possono scordarsi di fare affari con la Libia in futuro. Parola di Muammar Gheddafi, intervistato da una televisione tedesca, mentre le sue truppe continuano ad avanzare a est, verso Bengasi, roccaforte dell'opposizione. Lo riporta il sito internet del 'Guardian'.
RAID AEREO CONTRO AJDADIYA:
ALMENO UN MORTO
L'aviazione libica ha effettuato un raid aereo contro Ajdadiya, l'ultima roccaforte dei ribelli a protezione della capitale della Cirenaica Bengasi. Si registra almeno un morto. Al Jazeera riferisce che i ribelli stanno fortificando la cittadina preparandosi a un attacco di terra. Un portavoce dei ribelli parla in ogni caso di scontri «intermittenti» lungo la strada che da Brega porta a Ajdabiya. Negli ultimi due giorni l'esercito Libico ha riconquistato Brega e diversi altri centri dell'est del paese e ora sta puntando verso Bengasi.
G8, NESSUN ACCORDO
SU INTERVENTO MILITARE
Le potenze riunite nell'ambito del G8 non hanno trovato un accordo su un possibile intervento militare in Libia. Lo ha dichirato il capo della diplomazia franncese Alain Juppé che ha ammesso di non essere riuscito «a convincere» gli altri paesi su questo punto. La Francia è l'unico paese del G8 ad aver formalmente riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). Secondo quanto scrivono oggi vari organi di stampa, il Cnt avrebbe fatto tre ordini di richieste alle potenze occidentali: a) una no-fly zone b) raid aerei tattici contro le risorse militari libiche c) un raid contro il bunker del colonnello Gheddafi.
GHEDDAFI AL GIORNALE:
«TRADITO DA BERLUSCONI»
Nel caso in cui i governi occidentali si dovessero comportare «come in iraq, la Libia uscirà dall'alleanza internazionale contro il terrorismo. Ci alleiamo con Al Qaeda e dichiariamo la guerra santa», dice in un'intervista al Giornale il leader libico precisando che gli insorti, ormai, «non hanno speranze» perchè «il popolo» è dalla sua parte. Riguardo ai rapporti con l'Italia, Gheddafi ha poi anche affermato di sentirsi «tradito dagli amici europei e da Silvio Berlusconi», auspicando che, in futuro, il popolo libico possa riconsiderare «i legami economici e finanziari e anche quelli nel campo della sicurezza con l'occidente».
FUMATA NERA ALL'ONU,
MANCA L'ACCORDO SULLA NO-FLY ZONE
Fumata nera al Consiglio di sicurezza dell'Onu: i 15 membri non hanno trovato un accordo sull'imposizione di una No fly zone sui cieli libici. Al Palazzo di Vetro di New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una seduta a porte chiuse per discutere l'opzione caldeggiata soprattutto dalla Francia, che si fa forte del pieno sostegno al divieto di sorvolo da parte della Lega Araba, la quale ha anzi chiesto all'unanimità allo stesso Consiglio di varare il provvedimento. Dopo la sessione, l'ambasciatore francese al Palazzo di Vetro, Gerard Araud, si è detto ancora fiducioso sulla possibilità di arrivare ad una intesa. «È possibile, con c'è un rifiuto totale. C'è preoccupazione, ci sono domande, ma stiamo andando avanti», ha commentato. L'ambasciatore russo Vitaly Churkin ha detto ai giornalisti che il Consiglio non è ancora in grado di votare perchè alcuni membri hanno chiesto maggiori informazioni sul modo in cui si intende attuare l'eventuale No fly zone. «Servono risposte a questioni fondamentali, non solo ciò che dobbiamo fare, ma in che modo», ha spiegato Churkin, aggiungendo che «in mancanza di questi dettagli o risposte a queste domande è volto difficile prendere una decisione responsabile». In particolare i chiarimenti sono stati chiesti proprio dalla Russia, e dal Canada.
RAPPRESENTANTI TRIBÙ, BASTA BAGNO SANGUE
«Occorre fermare ora il bagno di sangue e impedire la guerra civile», lo ha detto il capo del Comitato per il dialogo in
Libia, Bashir Ali Tammani. «Se dicessi che non è vero che si combatte e che non sta scorrendo il sangue mentirei» ha affermato il capo del Consiglio costituito dai rappresentanti delle tribù per risolvere la crisi in atto nel paese.
«Fino a poco tempo fa questa era una nazione sicura, senza tribù o gruppi divisi, ma una sola famiglia», ha aggiunto il capo del Consiglio. Secondo il comitato, che precisa di non rappresentare lo stato libico ma il popolo, la crisi nel paese è originata da tre grandi gruppi: «c'è chi ha legittime richieste e con loro stiamo parlando. Ma c'è anche un movimento armato che si è fatto trascinare nella violenza da un gruppo meno consistente che punta alla divisione del paese», ha sottolineato Tammani. Il comitato rinnova poi l'offerta agli insorti: «Lasciate le armi e vi accoglieremo a braccia aperte. Ma chi vuole o auspica l'intervento straniero di fatto si pone al di fuori della Nazione».
TESTIMONE, FORZE DI GHEDDAFI CONTROLLANO ZUWARAH
Le forze leali a Muammar Gheddafi hanno preso ormai il controllo di Zuwarah, ultimo baluardo dei rivoltosi in Tripolitania, dopo la caduta della strategica Zawiyah. Lo ha riferito Tarek Abdallah, lo stesso testimone che aveva annunciato l'ingresso in città dei blindati del colonnello. Ma mentre secondo la prima testimonianza era ancora in corso la battaglia con i rivoltosi, ora «Zuwarah è nelle mani delle truppe governative», ha detto Abdallah. «Non sappiamo quello che ci succederà e temiamo che saranno commessi dei crimini. Speriamo e preghiamo Dio che non sia così».
MISSIONE LAMPO UE A BENGASI, INCONTRATI CAPI CNT
È stata una missione-lampo quella inviata dalla rappresentante per la politica estera della Ue, Catherine Ashton, a Bengasi e alla frontiera libico-egiziana. Guidati da Agostino Miozzo, l'italiano responsabile del centro europeo per la gestione delle crisi, alcuni membri del servizio diplomatico europeo sono arrivati ieri nella città che ospita il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt), che venerdì scorso è stato riconosciuto dal Consiglio europeo dei capi di stato e di governo come «un interlocutore politico» dopo la delegittimazione da parte della Ue del colonnello Gheddafi. Nella serata di oggi la missione si è diretta in macchina verso il Cairo, da dove domani in tarda mattinata rientrerà a Bruxelles. «Ho incontrato i responsabili del Cnt ed i rappresentanti della Croce Rossa internazionale presenti a Bengasi», ha detto Miozzo raggiunto telefonicamente dall'ANSA. «In città il clima era teso. Domattina farò il mio rapporto alla baronessa Ashton», ha aggiunto. Obiettivo della missione, secondo quanto reso noto dalla portavoce della 'ministra degli esterì della Ue, era quello di «raccogliere informazioni e di valutare la situazione allo scopo di sostenere una prudenziale pianificazione delle risposte da dare alla crisi libica». In tale pianificazione, secondo altre fonti, rientra anche l'istituzione di una no-fly zone, argomento che dovrebbe essere trattato stasera in una riunione dei ministri degli esteri del G8 a Parigi. Durante il vertice di venerdì scorso, a fronte dell'interventismo manifestato dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal premier britannico David Cameron, era stata soprattuto la cancelliera tedesca Angela Merkel (sostenuta da Italia, Spagna, Grecia, Malta e Grecia) a manifestare scetticismo nei confronti di un intervento di carattere militare. Nel documento finale del vertice comunque si indicava che la Ue ed i suoi stati membri avrebbero esaminato «tutte le necessarie opzioni» per fermare chi bombarda la sua gente.
Le forze del colonnello Gheddafi hanno attaccato la città di Zuwarah, 100 km a ovest di Tripoli, vicino al confine con la Tunisia. Il prossimo obiettivo, secondo fonti del governo libico che ha affermato di poter contare su 100 mila volontari, è Ajdabya, 250 km a sudovest di Bengasi.
A Parigi il G8 dei ministri degli Esteri affronta la crisi libica. Prima del vertice, incontro del segretario di stato Usa Hillary Clinton con il presidente francese Sarkozy. Secondo il ministro degli Esteri Frattini «l'unica soluzione» «‚ un cessate il fuoco immediato che si accompagni ad una misura internazionale».
La Germania ha ribadito la sua contrarietà alla no fly zone; il ministro inglese Hague ha detto che le potenze occidentali dovrebbero discutere la possibilità di armare la ribellione. Stamani Bankitalia ha disposto l'amministrazione straordinaria per Ubae bank, controllata dalla Lybian Foreign Bank e nel cui azionariato figurano Unicredit e Intesa Sanpaolo.