Le droghe dopo il muro Com'è cambiato il narcotraffico

 
Il 10 luglio scorso viene arrestato in Romania un tuttofare del cartello colombiano e venezuelano di cocaina. Si chiama Jesus Eduardo Valencia-Arbelaez, ma nell’ambiente è conosciuto come Il Padre . Da mesi i servizi dell’antidroga di tre continenti lo tengono d’occhio. A confermare i sospetti è l’acquisto di un aeromobile per trasportare cocaina dal Sudamerica all’Africa occidentale. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che la società acquirente è un’impresa di Cipro ma l’aereo è immatricolato nella Sierra Leone. Che ci faceva Il Padre a Bucarest? Stava forse prendendo contatti con la criminalità locale? Da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea i narcotrafficanti colombiani vorrebbero usarla come base operativa nel Vecchio Continente. Oppure si trattava di riciclaggio? L’Organizzazione, il nome del gruppo di cui Valencia-Arbelaez faceva parte, si occupava anche di questo ed era in procinto di lavare tra i 30 ed i 60 milioni di Euro in Spagna. Questa storia non è l’incipit di un thriller ma un piccolo squarcio di vita criminale contemporanea. Dalla caduta del Muro di Berlino il narcotraffico si è globalizzato e l’ha fatto sfruttando al massimo le opportunità offerte dalla deregulation. Dal crollo dei costi dei trasporti fino all’abolizione dei dazi doganali, il traffico di droga oggi viaggia lungo centinaia di migliaia di rotte, attraversa continenti e oceani, spesso con la stessa facilità e celerità di un pacco postale. Negli ultimi anni il tarlo del narcotraffico ha iniziato a destabilizzare interi paesi, a finanziare guerre fratricide e a ridisegnare a suo vantaggio la mappa mondiale del crimine. 





























Il boom dei narcotici ha fatto proliferare il crimine organizzato un po’ dovunque. In America Latina sebbene la Colombia rimanga il maggior produttore di cocaina al mondo, Bolivia e Perù hanno ricominciato a produrrla ed ad esportarla. Ormai solo il 54% della cocaina consumata negli Usa è colombiana, il resto proviene da questi due Paesi. A luglio del 2009, nella Bolivia orientale, la polizia ha scoperto il più grande laboratorio al mondo, una struttura capace di produrre 100 chilogrammi di cocaina al giorno. Ma è in Perù che i colombiani hanno un rivale fenomenale. Sulle Ande è ricomparso Sendero Luminoso sotto le sembianze di un narco-cartello. Persa l’ideologia filo maoista, il gruppo ha assunto la struttura commerciale e le modalità operative del cartello dei colombiani.

Le metamorfosi criminali del terrorismo sono quasi all’ordine del giorno. Il modello è quello Colombiano delle Farc, nate come gruppo marxista negli anni ’80, si trasformano nella milizia del baroni della cocaina per poi esserne assorbiti e diventare loro stessi un narco-cartello. In Afghanistan, i Talebani recitano lo stesso canovaccio. I guerrieri islamici sono diventati narco-guerrieri. La forza del narcotraffico rispetto a quella delle 72 vergini che spettano ai martiri islamici si chiama eroina: 67 miliardi di dollari la stima del fatturato annuo di quest’industria nel mondo, abbastanza per tenere sotto scacco l’esercito più potente al mondo. L’assimilazione del modello del crimine organizzato da parte dei gruppi armati e della criminalità spicciola viaggia sulle ali dei profitti da capogiro generati dalla vendita dei narcotici. Tra le vittime il Venezuela e il Messico che da Paesi di transito sono diventati narco-Stati. Ormai tutte le tratte principali della coca sudamericana passano per il Venezuela, a gestirle sono le Farc ed i cartelli locali. Dalle 60 tonnellate del 2004 si è passati a 260 nel 2007. Da qui la merce sbarca in Messico dove la criminalità locale, organizzatasi anch’essa come un cartello, la contrabbanda negli Stati Uniti. Il Messico produce e vende anche marijuana. Un business che genera il 60% delle entrate della criminalità locale, pari a 8,6 miliardi di dollari, sui 13,8 miliardi totali. Gran parte della cocaina che non parte alla volta degli Stati Uniti approda in Africa occidentale - un continente fino a qualche anno fa estraneo al narcotraffico - da dove raggiunge l’Europa, l’Australia e la Nuova Zelanda. I narcotrafficanti hanno trasformato Paesi come la Guinea Bissau, la Guinea Conakry, il Mali o la Mauritania, agli ultimi posti nella classifica dello sviluppo, nelle loro basi operative. Aerei e navi venezuelane e brasiliane fanno la spola tra i due continenti, traghettano droga e qualche volta anche armi. A gestire la logistica è la criminalità organizzata nigeriana, intorno alla quale ruota una nebulosa di gruppi armati che controllano fette sempre più grosse del territorio. Tra questi ci sono anche membri del terrorismo islamico. Pare certo il coinvolgimento degli Hezbollah, data la presenza di una grande diaspora libanese in questa regione, specialmente nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico; come pure certa sembra essere la presenza di gruppi armati affiliati ad Al Qaeda e in particolare la “Aqim”, Al Qaeda nel Maghreb. Sono loro che controllano le piste che passano attraverso il Mali e la Mauritania del Sud. In Europa è il grande crimine organizzato che gestisce il narcotraffico. Quest’estate a Napoli è approdata una Nave con 400 chilogrammi di cocaina peruviana, le autorità portuali pensano fosse destinata alla ‘ndrangheta. Sempre alla ‘ndrangheta era diretto un carico di droga gestito da un cartello messicano, recentemente sgominato, che la spediva in Italia da Dallas. I carichi destinati all’Australia e Nuova Zelanda fanno quasi tutti scalo in Sud Africa, dove il crimine è in netta ascesa. Importante centro di riciclaggio, a detta delle Nazioni Unite questa nazione non solo è un Paese di transito ma anche di consumo della droga.





























Il consumo di narcotici è in netto aumento in tutti i Paesi di transito, un fenomeno legato alle nuove strategie di marketing del crimine organizzato moderno. Sebbene le piazze principali rimangano i Paesi occidentali, l’abbattimento dei prezzi al dettaglio dovuto alla facilità e rapidità dei trasporti, all’efficienza della produzione e all’aumento dell’offerta, ha reso possibile la vendita anche nei paesi meno ricchi. Oggi un grammo di cocaina costa un decimo che vent’anni fa. Nell’ultimo rapporto Onu si parla di aumento dei tossicodipendenti e dei siero-positivi in tutti i Paesi limitrofi ai grandi produttori e cioè nel centro Asia e nell’America latina. La Russia, da dove transita gran parte dell’eroina destinata al mercato europeo, ne consuma ormai circa 80 tonnellate l’anno, anche in Iran, che ha più di un milione di tossicodipendenti, e in Pakistan, un tempo solo Paesi di transito, il consumo aumenta. Ma è alla Cina che i narco-trafficanti guardano. È il mercato del futuro con una popolazione giovane, enorme ubicata in un territorio vergine sconfinato. La Cina è già coinvolta nel narcotraffico ma come produttore di due precursori chimici, il Pmk (piperonilmetilchetone ), usato per l’Ecstasy, e il Bmk (benzilmetilchetone ) utilizzato nella produzione di amfetamine. I maggiori acquirenti sono i narco-trafficanti del Triangolo d’Oro dove si produce gran parte delle meta-anfetamine consumate al mondo. Negli ultimi mesi, la ripresa della lotta dei cartelli locali contro il governo birmano ha riportato il Triangolo d’Oro alla ribalta del narco-traffico. Per finanziare la guerra i produttori hanno aperto i magazzini di eroina, oppio ed ecstasy svendendo scorte ingenti, accumulate da anni a causa dell’eccessiva produzione mondiale. Grazie ai saldi dei narcos nella prima metà del 2009 alla frontiera tra Tailandia e Birmania si è registrato un aumento del 2100% di sequestri di eroina rispetto al 2008. Il pericolo è che la svendita in atto nel Triangolo d’Oro apra nuovi mercati fino ad ora poco recettivi come Indonesia e Cina. Nazioni densamente popolate dove le potenzialità di crescita della domanda e dei guadagni sono immense. Se ciò avvenisse la mappa del narcotraffico subirebbe un ulteriore allargamento.