Ucraina in fiamme: decine di morti ad Odessa

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2 maggio 2014
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Le armi hanno la meglio sul negoziato e l'Ucraina sembra oggi a un passo dal precipizio di una guerra civile: a est, Slavyansk e Odessa dove si registrano decine di morti, sembra svanire definitivamente l'accordo che Stati Uniti e Russia avevano siglato a Ginevra.

Nella città in mano ai ribelli, dove è prigioniero il team dell'Osce all'alba è scattata un'offensiva su larga scala delle forze ucraine contro i miliziani: tre i ribelli uccisi e due morti tra i civili. I separatisti avrebbero abbattuto due elicotteri dell'aviazione di Kiev: i due piloti sono morti e sarebbe rimasto ferito anche il pilota di un terzo elicottero, colpito dai miliziani.

A Odessa, città portuale sul Mar Nero, separatisti e fedeli al governo di Kiev si sono scontrati armati di bastoni e sassi, ma sono stati sparati anche proiettili. I morti nelle violenze a Odessa sono almeno 38. Lo ha riferito il ministero dell'Interno ucraino. Un numero consistente di persone ha perso la vita nell'incendio della sede dei sindacati. «Si è trattato di un gesto criminale», ha affermato il governo, indicando che una trentina di persone è morta per l'intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell'edificio per sfuggire alle fiamme.  

Vicino a Donetsk i ribelli hanno sequestrato un centro di controllo ferroviario, di fatto bloccando il movimento dei treni. Le truppe ucraine sui blindati hanno preso posizione alla periferia di Slavyansk, ma i ribelli ancora controllano la gran parte della città: le truppe ucraine hanno preso -assicura Kiev- almeno nove posti di controllo.

Secondo Kiev, il fatto che siano stati abbattuti due elicotteri è la prova che forze «straniere» partecipano alla difesa della città, «specialisti militari con alta preparazione, e non cittadini locali pacifici che hanno imbracciato le armi come sostengono le autorità russe». Alexandr Turchiynov, presidente a interim dell'Ucraina, ha riferito che nella notte «sabotatori russi» hanno anche tentato di infiltrarsi lungo il confine. A smentirlo ci ha pensato Mosca: «Al confine la situazione è sotto controllo».

Furiosa, Mosca ha avvertito che l'operazione porterà l'Ucraina alla «catastrofe» e che comunque rappresenta il «colpo di grazia» all'accordo del 17 aprile a Ginevra per ricercare una soluzione politica. Nel frattempo ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, la 13esima dall'inizio della crisi. Il Cremlino ha fatto sapere che il presidente Vladimir Putin è aggiornato minuto per minuto su quello che sta accadendo e ha inviato un suo emissario nell'area, Vladimir Lukin, per negoziare il rilascio degli osservatori dell'Osce, che però, hanno fatto sapere i separatisti di Donetsk, sarà «ritardato».

Toni forti, dunque, che fanno temere l'avvicinarsi della resa dei conti, considerato che Mosca ha decine di migliaia di uomini ammassati al confine. Per ora Mosca sembra intenzionata a usare la leva del gas: Gazprom ridurrà la fornitura di gas all'Ucraina a partire dal prossimo mese di giugno se entro la fine di maggio Kiev non comincerà a pagare i suoi debiti. E mentre in Lituania sono arrivate 5 navi della Nato, le autorità ucraina hanno proibito alle compagnie aeree russe di volare su Donetsk e Kharkiv. La commissione Ue ha fatto sapere di seguire gli eventi «con crescente preoccupazione» e non esclude altre sanzioni.

Lo hanno ribadito insieme Barack Obama e Angela Merkel dal Giardino delle Rose della Casa Bianca,m dove il presidente americano e il Cancelliere tedesco hanno tenuto una conferenza stampa. Se la Russia dovesse interferire nelle elezioni del 25 maggio in Ucraina, arriveranno «dure sanzioni», ha sottolineato Obama. «Siamo pronti e preparati per arrivare a questo passo», ha spiegato la Merkel. Mosca, però, sembra voler proseguire per la propria strada: le autorità ucraine, ha scritto su Facebook il primo ministro russo, Dmitry Medvedev, «smettano di uccidere i propri cittadini, altrimenti il futuro del Paese potrebbe diventare veramente triste».

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