Il mondo arabo si ribella, ma non c'è traccia di Bin Laden di Loretta Napoleoni

Di Loretta Napoleoni
24 febbraio 2011
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Questa settimana a Londra si mormora che le nazioni disposte ad ospitare i dittatori arabi siano sempre meno e che costoro farebbero bene ad andarsene in fretta per evitare di ritrovarsi senza un rifugio. Al momento è anche libera l’isoletta a Tahiti dove Berlusconi conta di ritirarsi a vita privata, qualora anche lui fosse costretto a fare le valigie improvvisamente… Di venire in Europa o in America non se ne parla, anche se a Londra la stampa ha ritirato fuori le foto di Tony Blair che abbraccia Gheddafi in una delle tende reali del dittatore. Nel 2004 fu proprio Bush e Blair che organizzarono il rientro di Gheddafi nella comunità internazionale. Una rappacificazione che aprì i rubinetti del petrolio libico proprio quando il prezzo del greggio superava la barriera dei 40 dollari al barile. In cambio il regime libico accettò di abbandonare un misterioso progetto nucleare e pagò svariati miliardi di dollari in compensazione per l’attentato di Lockerbie, che però molti esperti di terrorismo considerano opera degli iraniani. Gheddafi si guardò bene dal consegnare agli inglesi l’assassino della poliziotta Ivon Fletcher, freddata duranteuna manifestazione fuori dell’ambasciata libica di Londra con un colpo di pistola partito da una delle sue finestre. Naturalmente del progetto nucleare libico, come di quello Iracheno, non si è mai trovata traccia. Che si trattasse di una delle tante invenzioni per terrorizzare gli occidentali durante la guerra al terrorismo islamico? È probabile. Colpisce infatti l’assenza degli islamici - spauracchio dell’occidente da un decennio - nella rivoluzione popolare nel mondo arabo, un fenomenoche dovrebbe farci riflettere sulla scarsissima professionalità di chi ci governa, ad esempio il nostro ministro degli Esteri che all’indomani della fuoriuscita del tunisino Zine el Abidine Ben Ali dichiara che l’obiettivo prioritario è la lotta contro il fondamentalismo islamico e le cellule terroriste. Frase, ahimé, ormai tristemente famosa perché citata sui quotidiani di mezzo mondo. Politici che ci hannopropinato unnemico fittizio mentre facevano affari con quello vero. Così mentre a Tunisi imperversa la rivolta, il ministro degli Esteri francese, Michelle Alliot-Marie prima offre il know-how del proprio Paese a Ben Ali e subito dopo poi abbandona le sue vacanze tunisine sul jet privato del socio in affari di quest’ultimo. Ma non basta, la sua famiglia ha da poco vinto un appalto edilizio tunisino siglato con uno dei soci di Ben Ali. Anche il primo ministro francese Francois Fillion è stato travolto dalla rivoluzione mentre si godeva una vacanza nel Mar Rosso a spese di Mubarack. Ma le joint-venture dei nostri politici con i dittatori arabi erano solo le briciole di regimi in tutto e per tutto feudali. Nella residenza di Ben Ali è stata trovata una stanza cassaforte grande come una boutique, dentro c’era un tesoro simile a quello descritto nel Conte di Monte Cristo: Pile di diamanti, diademi, opere d’arte acquistate alle aste di Christie e Sotheby e così via. Il patrimonio immobiliare della famiglia Mubarack ammontava a 70 miliardi di dollari e nessuno saprà mai quanti soldi la Svizzera abbia congelato dai suoi conti e da quelli di Ben Ali. Sembra di leggere la trama di un blockbuster natalizio ed invece sono le notizie stampa. Gli Islamici sono assenti perché sono sempre stati una piccolissima, irrilevante, minoranza ed anche a casa loro sono considerati terroristi. Chi cresceva nelle strade del Cairo o subiva la repressione di Gheddafi a Tripoli non aveva nessuna intenzione di immolarsi per l’ipotetico Califfato di bin Laden, lavorava nell’asfittico sottobosco dell’opposizione per distruggere regimi repressivi veri. A chi ha fatto comodo sventolare la minaccia del terrorismo islamico?Nonsolo ai ministri che si facevano pagare le vacanze dai dittaori. Molte delle armi che oggi la Libia usa contro i propri cittadini portano in calce la scritta Made in England. Ed in un gesto disgustoso di realpolitick il primo ministro britannico David Cameron questa settimana è in visita nel Medio Oriente, ufficialmente per promuovere la democrazia, ma in realtà per firmare qualche nuovo contratto militare: ad accompagnarlo è una delegazione composta da otto rappresentanti dei massimi produttori di armi britanniche. In Barhein i sauditi, che allo scoppio delle manifestazioni a Pearl Square, hanno subito inviato i propri carri armati per pattugliare la città e disperdere i dimostranti, hanno trasformato l’isola nella loro riserva finanziaria privata.Agestirla è la famiglia reale e una minoranza sunnita, grazie all’appoggio degli americani che fanno finta di ignorare l’esistenza della maggioranza shiita, che gode di diritti di cittadinanza “limitati”. Dal Marocco allo Yemen, dalla Giordania all’Iran al posto degli esaltati religiosi che sognano di rivivere le battaglie di Maometto c’è un esercito di giovani che indossa jeans e scarpe da ginnastica, vive su Facebook, My space, YouTube e Twitter e al posto della sciabola usa il telefonino. Il 60% della popolazione nord africana e medio orientale hameno di 30 anni, una percentuale che oscilla tra il 15 ed il30% è disoccupata! Si tratta di valori in assoluto massimi al mondo. Ecco il vero pericolo: l’esplosione demografica. Secondo una studio della Population Action International, una società di ricerca statunitense, l’80% dei conflitti mondiali verificatesi tra il 1970 ed il 2000 sono avvenuti in nazioni dove il 60% della popolazione era sotto i 30 anni. Il baby boom arabo e musulmano esiste da trent’anni eppure a Washington nessuno ci ha fatto caso. Troppo presi dalla vittoria della Guerra Fredda prima e dalla manipolazione della minaccia del terrorismo dopo, i nostri politici hannomesso la testa nella sabbia. Se i trilioni spesi per vincere una guerra inutile contro un terrorismo inesistente fossero finiti in progetti di sviluppo per assorbire questi giovani, se invece di concentrarci sul dittatore Saddam avessimo smesso di appoggiare tutti gli altri forse oggi l’asfalto delle piazze delle capitali arabe non sarebbe sporco del sangue di questi ragazzi. Riflettiamo su questi punti quando nei prossimi mesi pagheremo prezzi sempre più alti per benzina e alimenti. Forse, anche per noi, è giunta l’ora di dire basta.