Dopo il primo weekend di occupazione – i manifestanti si sono accampati fra barricate di biciclette erette nel cuore del Financial District, a Zuccotti Park, pochi metri dall’imbocco di Wall Street – stamattina a New York riapre la Borsa, obiettivo primario della dimostrazione che ormai qui tutti chiamano semplicemente “Sept17”.
Il corteo è riuscito finalmente a entrare a Wall Street, sfilando ordinatamente davanti allo Stock Exchange, fra due ali fitte di poliziotti e seguendo il labirinto di transenne che da sabato scorso blocca l’intera zona. Sembra che violare il blocco non passi per la mente di nessuno, qui. Le forze dell’ordine, in effetti, hanno l’aria un po’ annoiata: il sindaco Bloomberg ha imposto una politica di sorveglianza stretta e tolleranza assoluta - “manifestare è un diritto che la città di New York non nega a nessuno,” ha dichiarato – e la dissuasione psicologica passa al massimo per qualche manganello che gira nervoso in aria, o per le porte delle decine di cellulari allineati lungo i marciapiedi che si aprono minacciose al passaggio dei partecipanti. Più di questi ultimi, il presidio di sicurezza sembra seccare chi a Wall Street ci lavora, e per andare in ufficio ha dovuto passare la trafila di deviazioni e controlli supplementari.
“Non fanno che aumentare la nostra visibilità,” osserva un portavoce in una conferenza stampa improvvisata al “Media Center” (un manipolo di computer – tutti rigorosamente Apple, alla faccia della protesta contro le corporation – un generatore e un paio di router fra alberi e sacchi a pelo). “Il nostro scopo è fermare le transazioni, anche un solo minuto. Ci riusciremo, e dimostreremo che il 99% delle persone non può perdere contro un 1% che non sa investire sul futuro, ma solo scremarlo.”
Nella folla degli occupanti in ascolto spicca Robert, l’unico presente in giacca e cravatta. È un italo-americano di mezza età, ex impiegato di Wall Street. Ha perso il lavoro nella prima ondata di crisi, nel 2009, e oggi si mescola a studenti, anarchici e veterani. “Ho perso tutto, dopo essere stato licenziato. Ho dormito da amici, per strada, nei rifugi per i veterani di guerra. Lo so che sembro un alieno, qui in mezzo. Ma lo sai qual è la differenza fra me e questi ragazzi?” dice con un sorriso un po’ amaro. “Loro immaginano di avere ragione. Io so che ce l’hanno.”