Hollande-Sarkozy è la battaglia d'Europa

Hollande parla di valori europei e rispetto per la Francia. Già partita la campagna per il ballottaggio. E il capo dell’Eliseo vira tutto a destra. Esulta Le Pen, oltre il 18% | Bersani: «Ottimo risultato». VIDEO | Le Presidenziali viste da l'Unità. VIDEO: candidati al voto. FOTO: L'Huffington Post.
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Di Marina Mastroluca
24 aprile 2012
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«Cari amici siamo al secondo turno e tutto ricomincia». I seggi si sono chiusi da poche ore, non c’è stato quasi neanche il tempo di dormire, per Sarkozy in seconda fila non c’è nemmeno un minuto da perdere. Di prima mattina una sua e-mail dà la sveglia agli elettori. Parla di «rispetto delle frontiere», «controllo dell’immigrazione» e sicurezza.

Che il cuore di Sarkozy battesse a destra l’aveva detto la sua campagna elettorale, oggi con Marine Le Pen al 17,9 per cento c’è una ragione in più. «Aiutatemi a far vincere la Francia forte - scrive -. Rivolgete questo appello a tutti quei francesi che mettono l’amor di patria al di sopra di qualsiasi considerazione partigiana». Hollande è già ripartito per la Bretagna, dopo aver messo a punto il piano di battaglia nel suo quartier generale.

Rientrato a Parigi nella notte dal suo collegio elettorale, ha stilato una «dichiarazione di intenti» e messo in guardia chi pensava che la vittoria fosse già in tasca. A portata di mano sì, senza che nulla sia ancora deciso. «Se avremo vinto - dice - lo sapremo il 6 maggio». Ma poi nel pomeriggio Hollande trova in piazza toni più entusiasti, mentre chiede la vittoria della sinistra per riorientare la costruzione dell’Europa. «L’onda sale, sale talmente che il candidato uscente la prenderà in piena faccia».

Due milioni di voti perduti
A seggi chiusi i nuovi pronostici sul secondo turno danno qualche ragione per pensarlo. Tra Hollande e Sarkozy la distanza oscilla tra gli 8 e i 12 punti. Il capo dell’Eliseo fa finta che non sia vero e già dalle prime battute accusa lo sfidante socialista di temere il confronto. Propone tre dibattiti tv, Hollande non ne concede più di uno, com’è tradizione: «Sarkozy è in difficoltà, ma non può cambiare le regole», dice. L’Eliseo insiste: «Non fugga». Il ballottaggio è tra due settimane, se c’è una possibilità per il presidente uscente di ribaltare i pronostici di book-maker e sondaggi, sta molto nella sua capacità di pescare nel mare degli scontenti e degli esclusi che hanno scelto Le Pen. Un voto di crisi, questa è la lettura all’Eliseo, perché a scegliere il Front National nella versione un po’ più digeribile coniata da Marine, sono stati quelli che hanno meno: meno soldi, meno istruzione, meno opportunità. Il 50 per cento non ha un diploma, molti sono operai, il 29%.

Non ci sono voti buoni e voti cattivi, dice Sarkozy. «Gli elettori del Front national devono essere rispettati. A loro dico: vi ho sentiti, trarrò tutte le conseguenze». Quasi due milioni di voti persi in un quinquennio alla presidenza, in gran parte incamerati dal partito di Marine Le Pen, che ha incassato 6,4 milioni di preferenze, un milione in più del 2002 quando il vecchio Jean Marie arrivò al ballottaggio. In mezzo c’è l’anima nera insofferente con la destra gollista e ci sono i voti antisistema, quelli che mettono Hollande e Sarkozy sui due lati di una stessa medaglia. Secondo i sondaggi, tra il 48 e il 60 per cento potrebbe alla fine decidere di votare per il presidente uscente. C’è anche un largo 20% di indecisi, altrettanti voterebbero invece per il candidato socialista pur di liquidare Sarkozy e spianare la strada al Front National come partito leader dell’opposizione, «l’unica opposizione alla sinistra». Già si ragiona su un nuovo nome, un progetto per dopo le legislative di giugno dove Marine spera in un successo. Per Sarkozy è più facile parlare a questa platea. Nel comizio a Tours se la prende con «l’Europa che non regola i suoi flussi migratori» e apre il suo mercato senza contropartita. Un’Europa così, dice, «è finita!». Parla di patria, di nazione. «I francesi non vogliono un’Europa colabrodo, incluso i più europeisti tra noi - dice -. Domenica i francesi ci hanno detto che non vogliono più una globalizzazione senza regole». Anche i socialisti sperano di riuscire a recuperare i voti popolari intercettati dalla destra estrema, i voti di quanti «hanno l’impressione di non avere un posto nella società», come dice Martine Aubry. Hollande punta agli indecisi. Intanto può contare già sul sostegno di Mélenchon, dei verdi e dei candidati minori, un pacchetto di circa il 15%.

E c’è già qualche annuncio a suo favore dei centristi di Bayrou, che però si riserva di esprimersi. Sarkozy al contrario deve ancora conquistarselo il voto lepenista. Marine Le Pen sembrerebbe orientata a non dare nessuna indicazione, anche se il Front National ha annunciato una decisione per il 1° maggio. Sarkozy ha già prenotato questa data, con l’intenzione di scippare a Hollande la piazza della festa del lavoro, riconvertita in «festa del vero lavoro, di quelli che lavorano duro, che soffrono e non vogliono più che quando non si lavora si possa guadagnare più di quando si lavora». Hollande replica già presidenziale: «Non farò mai una festa degli uni contro gli altri».