Foad Aodi: «Non è guerra civile ma un massacro»

«Gheddafi è come Hitler», è un massacro non una guerra civile e l’Italia dovrebbe almeno mandare aiuti umanitari alla popolazione colpita. È quanto chiede «a nome dei libici in Italia» Foad Aodi, medico e presidente del Comai.
Sit-in ambasciata Libia
Di Giovanna Nigi
23 febbraio 2011
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«Gheddafi è come Hitler», dice il professor Foad Aodi, presidente della Comunità del mondoa rabo in Italia, fisiatra dell’Ordine dei medici di Roma, che staziona da giorni davanti all’ambasciata libica nel presidio permanente di protesta contro le stragi in di questi giorni. È indignato per l’atteggiamento del governo italiano. «Il vostro presidente del Consiglio non diceva di essere grande amico del popolo libico? È questo il momento di dimostrarlo». «Se il vostro governo non vuol fare niente per fermare questo bagno di sangue, almeno mandi medicinali e attrezzature per l'emergenza umanitaria ».

L’aeroporto di Tripoli, denuncia, è un campo profughi dove iniziano a scarseggiare acqua e cibo. Il silenzio di palazzo Chigi non lo stupisce. «In realtà i rapporti di Berlusconi con il mondo arabo passavano esclusivamente attraverso i suoi rapporti personali, è stato così sempre, per la Tunisia, l'Egitto e la Libia, e questo, un Paese come l'Italia non se lo può permettere».

Neanche le bandiere italiane bruciate a Tripoli lo stupiscono ricordando l’accordo dell’agosto 2008 tra Roma e Tripoli che barattava affari con collaborazione nei respingimenti, inclusi i lager per gli etiopi. Oltre a ciò «tutti ricordano solo le dichiarazioni di Berlusconi sullo scontro di civiltà».

I libici in Italia hanno storie diverse, ex coloni, rifugiati, fedeli a Gheddafi: una comunità divisa?
«Sono uniti e solidali di fronte a ciò che sta accadendo - un massacro non una guerra civile per Aodi -, ma la paura di esporsi è grande, difficile farlo in prima persona quando si occupano posti di responsabilità ».

Tutti però si aspettano dagli italiani iniziative concrete di aiuto. Strutture sanitarie, farmaci, sangue.
«E ancora di più, solidarietà verso una lotta chehacomeobiettivo gli stessi valori alla base di tutte le democrazie occidentali: libertà, autodeterminazione, uguaglianza di diritti».