Egitto, scontri e morti: «L'esercito è con noi»

 
Egitto in fuoco
28 gennaio 2011
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L'Egitto è in fiamme. Nel quarto giorno delle proteste, il venerdì della rabbia, la guerriglia è scoppiata in tutto il Paese. Al Cairo oggi cinque morti, quasi mille feriti e 400 arresti, tra cui 30 giornalisti. Il regime reagisce: il presidente Hosni Mubarak ha imposto il coprifuoco in tutto il Paese e il rais ha chiesto all'esercito di affiancare la polizia. I fatti hanno confermato che la rabbia popolare è esplosa davvero, ancora più di quanto non fosse avvenuto nei giorni precedenti. E, come previsto e annunciato, è dilagata subito dopo le tradizionali preghiere del riposo settimanale islamico.

Le forze di polizia lasciano le strade davanti agli insorti. Esercito in strada, anche con carri armati, e protegge siti sensibili, tra cui Tv e Museo egizio. Coprifuoco dalle 18 alle sette di mattina. Bloccati collegamenti internet e telefoni cellulari in tutto il Paese. Date alle fiamme le sedi del partito di Mubarak al Cairo, Ismailia e Porto Said. A Suez e nel Sinai incendiati edifici pubblici. Ban Ki-moon, rispettare libertà d'espressione. Hillary Clinton: egiziani hanno diritto alla democrazia. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs: «Per gli Stati Uniti, la situazione che si è venuta a creare in  Egitto può essere risolta solo dal popolo egiziano».

Gli scontri in tutto il Paese
Decine di migliaia di persone sono sfilate per le strade non soltanto del Cairo ma anche di tutte le altre principali città: da Alessandria a Suez, da Assuan a Mansoura a Ismailia. Al Cairo, e non solo, il confronto con le forze speciali è sfociato in nuovi tumulti, spesso degenerati in violenza: per disperdere la folla gli agenti in assetto anti-sommossa hanno dapprima usato gli idranti, poi hanno sparato proiettili di gomma, inizialmente in aria e quindi ad altezza d'uomo, mentre caricavano e lanciavano un fitto sbarramento di gas lacrimogeni. I dimostranti a quel punto hanno reagito, incominciando a scagliare sassi e immondizia contro i poliziotti, e a tempestare di pugni i manifesti con l'effigie del leader egiziano. «Abbasso Mubarak! Basta con la corruzione!», erano le grida che si susseguivano da un angolo all'altro del Paese. Molti inveivano anche contro il 47enne figlio del Rais, Gamal, suo delfino e successore designato.

Le forze dell'ordine in divisa si sono tolte le uniformi per unirsi ai dimostranti. Altri poliziotti in borghese pestano la folla. «La gente sta urlando per strada che le truppe dell'esercito sono con loro». Lo ha riferito un corrispondente della Cnn dal Cairo: «Scontri con la Polizia, mentre i manifestanti stanno dando il benvenuto ai soldati dell'esercito». Anche la Nbc conferma che uomini dell'esercito sono per strada, ma che al momento non starebbero contrastando i cortei di protesta.  Secondo fonti della sicurezza egiziana le vittime sono state colpite da proiettili di gomma a distanza ravvicinata nei pressi del Museo egizio e dell'Hotel Ramses Hilton, una zona molto vicina a piazza Tahrir (in arabo «Liberazione»), cuore delle proteste. Mentre nel centro della capitale sono in corso scontri, nei quartieri periferici stanno sfilando cortei ordinati e pacifici. Sono 400 i manifestanti arrestati finora dalle forze dell'ordine solo al Cairo.

Al Jazira e Cnn rilanciano la notizia della presenza nelle strade del Cairo di veicoli dell'Esercito egiziano. L'arrivo dei soldati, scrive l'emittente araba su Twitter, è «salutato con calore» dalla folla di dimostranti. In serata, si ha notizia del quarto morto: il manifestante è morto nella stessa zona dove precedentemente erano state uccise altre tre persone.

Una vasta massa di contestatori si è radunata nei pressi di uno dei palazzi presidenziali, reclamando a gran voce la fine del regime. Persino davanti alla moschea di al-Azhar, cuore dell'Islam sunnita, si sono verificate cariche e scontri. È stato appiccato il fuoco alla sede del partito di Mubarak (il Partito Democratico Nazionale). Sfidando il coprifuoco, migliaia di manifestanti hanno tentato di assalire il ministero degli Esteri e la tv di Stato, hanno dato fuoco a stazioni di polizia.


Alla luce della reazione del governo egiziano alle richieste dei manifestanti scesi in piazza in Egitto, gli Stati Uniti sono pronti a rivedere la politica di aiuti militari ed economici fin qui attuata nei confronti del Cairo. Lo ha riferito l'amministrazione americana.

L'esercito ha messo in sicurezza il Museo Egizio. Ne dà notizia la televisione di stato egiziana, dopo che numerose voci riferivano di saccheggi cominciati all'interno del prestigioso museo.
Un manifestante è morto nella cittadina di El Sheikh Zouayed nel Sinai. Lo riferiscono fonti locali, indicando anche che l'esercito egiziano, dopo avere avuto l'autorizzazione israeliana, si è dispiegato anche ad El Arish. L'autorizzazione era necessaria perchè in base all'accordo di pace tra Egitto e Israele il Sinai è una zona demilitarizzata.




Manifestazioni contro il regime anche a Suez dove è rimasto ucciso un dimostrante. La notizia è stata data dal fratello che partecipava con lui alla protesta. Nella città portuale egiziana sono schierati almeno 15.000 agenti di polizia e da ore è in corso un'autentica battaglia tra oppositori e forze dell'ordine.

Ad Alessandria agenti in assetto anti sommossa sono intervenuti con lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere almeno 5.000 manifestanti. Le forze dell'ordine hanno poi abbandonato le loro posizioni, dopo che gli insorti hanno dato fuoco alla sede del governatorato. Centinaia di migliaia di manifestanti hanno occupato il centro.

Stesso scenario a Mansura, nel delta del Nilo, dove centinaia di persone sono scese in strada, vicino alla moschea di Al Salam, nel centro della città, al grido di «abbasso Mubarak». Alcuni imam hanno invitato i fedeli a «scendere in piazza per chiedere un cambiamento». Le forze di sicurezza sono intervenute per interrompere la manifestazione.

I manifestanti hanno appiccato il fuoco alla sede del partito al potere, il Pnd del presidente Hosni Mubarak, nella città di Ismailia e in quella di Porto Said. Lo riferiscono fonti locali, riferendo anche che a Suez sono stati incendiati 3 edifici pubblici mentre nel Sinai del nord è stato appiccato il fuoco al municipio. Incidenti sono stati registrati anche a Minia.

El Baradei agli arresti domiciliari
A fare le spese della repressione è stato anche il leader dell'opposizione laica egiziana, Mohamed El Baradei, che si è unito a centinaia di fedeli raccogliendosi in preghiera in una moschea del popolare quartiere di Giza, dove sorgono le Piramidi e la Sfinge. All'uscita, però, l'ex direttore dell'Aiea, rientrato appena ieri in patria, è stato bloccato dalla polizia, che gli ha impedito di allontanarsi dalla zona. L'ex diplomatico egiziano, ex direttore dell'AIEA, premio Nobel e candidato dell'opposizione, sarebbe stato posto agli arresti domiciliari al Cairo, secondo quanto riferito dalle fonti della sicurezza egiziana. La madre di El Baradei ha assicurato che suo figlio sta bene e si trova attualmente nella sua casa del Cairo.

Retata dei Fratelli Musulmani
Le forze di sicurezza hanno arrestato durante la notte almeno una ventina di attivisti dei Fratelli Musulmani, principale forza di opposizione: lo ha reso noto il loro avvocato, Abdel-Moneim Abdel Maqsoud, secondo cui si potrebbe in realtà trattare di un numero anche più elevato, giacchè «è difficile calcolare la cifra esatta», ha affermato. Tra gli arrestati ci sono pure cinque ex deputati e tre portavoce del movimento islamico: Essam El-Eriane, Mohammed Moursi e Hamdy Hassan; i primi due sono altresì membri dell'ufficio politico del partito, del quale sono finiti in manette ulteriori tre componenti.

Internet fuori uso
Per tentare di zittire la piazza, le autorità avevano oscurato Internet, reso inaccessibili i social network e altri siti on-line e ordinato agli operatori di telefonia mobile di sospendere il servizio. Un giornalista della Bbc è andato in onda sanguinante, denunciando di esser stato fermato e aggredito dagli agenti che danno la caccia ai giornalisti stranieri. Quattro reporter francesi sono stati fermati e poi rilasciati. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella sede di al-Jazira ordinando di non trasmettere più le immagini delle proteste. Ma tutto questo non sembra bastare.