Camila: «I liberisti hanno fallito
ora tocca a noi»

Di Mariagrazia Gerina
11 febbraio 2012
A - A
Di lei, una funzionaria del ministro della Cultura cilena ha detto: «Se mata la perra y se acaba la leva», «si ammazza la cagna e ci si sbarazza dei cuccioli». Forse anche per questo, Camila Vallejo, la giovane e bellissima leader che ha portato il movimento studentesco cileno alla ribalta mondiale, ci tiene molto a non «personalizzare».

GUARDA IL VIDEO

«È una pratica non nuova in Cile: il governo attuale che affonda le sue radici nella dittatura attacca i dirigenti del movimento perché non ha altri argomenti. Ci sono arrivate persino delle minacce di morte», racconta, facendo capire che il passato è tutt’altro che alle spalle. L’ultima novità è un provvedimento che propone il carcere fino a tre anni, per chi manifestando blocca il traffico e i mezzi pubblici. «Vuol dire che noi saremmo tutti in prigione», spiega Camila, a Roma, insieme a Karol Cariola, della gioventù comunista cilena e a Jorge Murua, rappresentante sindacale dei lavoratori, per un rendez vous con la sinistra italiana. A sera l’incontro con Nichi Vendola, Maria Pia Pizzolante e i giovani della rete Tilt. Nel pomeriggio, quello con Ferrero e Diliberto. Missione del tour che la porterà in 12 città europee: far saltare alcuni stereotipi. Su ciò che accade in Cile. Ma anche sul liberismo. «La tecnocrazia? A volte è solo un modo per mascherare decisioni ideologiche».

Che significa scendere in piazza nel Cile di oggi? Pesa ancora il passato?
«La nostra Costituzione è firmata da Pinochet e non si è mai modificata. Ma la vera causa della repressione è il modello economico e politico a cui il movimento si oppone. Quello che è nato in Cile non è solo un movimento studentesco, spontaneo, ma un movimento sociale, a cui hanno partecipato lavoratori, donne, bambini. Sono questi stereotipi che vorremmo rompere con il nostro tour europeo. Soprattutto quelli che riguardano il modello di sviluppo che c’è in Cile. Ci hanno ritratti come i giaguari dell’America Latina per il nostro Pil. Ma non è così».

Quale è l’altra faccia del Cile?
«Il modello economico neoliberista che vige da noi ha privatizzato i diritti, diviso il Paese, prodotto disuguaglianza sociale».

Precedente Precedente
Pagina 1 di 3