La Grecia si prepara ad andare a nuove elezioni entro la prossima primavera. È quanto si evince dalle dichiarazioni del portavoce del governo di Lukàs Papadimos, Pantelis Kapsìs, il quale ha sottolineato che «da fine marzo il Paese potrà entrare nella fase pre-elettorale, che non possiamo prevedere, tuttavia, quanto sia destinata a durare».
Le elezioni, secondo Kapsìs, si terranno dopo la conclusione delle trattative per il taglio definitivo del valore dei titoli pubblici greci -e quindi del debito pubblico-, per il nuovo prestito e per il programma di interventi «che ne consegue». La Grecia è stanca e segue le varie trattative, dichiarazioni, mosse e contromosse dei partiti, con grande disincanto.
L’esecutivo guidato dal tecnico Loukàs Papadimos con l’appoggio del due maggiori partiti (i socialisti del Pasok ed il centrodestra di Nuova Democrazia) e dalla destra nazionalista del Laos, ha giurato in novembre e si sarebbe dovuto dimettere entro febbraio. Le esigenze e i tempi tecnici legati alla conclusione delle trattative per la riduzione del debito, ne hanno, tuttavia, allungato la vita politica.
La disoccupazione reale sfiora il 20%, anche se gli indici ufficiali danno conto di un 15,2% per l’anno che si sta concludendo e un 16,4% per il prossimo. La recessione è al 5,8% e nel 2102 il prodotto interno lordo diminuirà di un altro 2,5%. Il debito pubblico, dovrebbe arrivare al 172,7%. Cifre che fotografano, senza possibilità di smentita, una situazione ai limiti della sopportabilità. I regali di Natale sono stati ridotti al minimo e tra parenti inizia il baratto: il riciclo a vicenda di abiti usati. Le uniche, piccole spese, sono quelle che cercano di allietare le feste dei bambini, approfittando delle offerte dei negozi che ancora resistono alla crisi.
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