Mer 16 maggio, aggiornato ore 20:40

Le donne ritrovano la rabbia di piazza:ora basta
La scrittrice Janeczek: si può davvero cambiare

 
Di Luigina Venturelli
19 gennaio 2011
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L'INTERVENTO JANECZEK

GLI ALTRI INTERVENTI
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LE INTERVISTE: FRANCA RAME | CARLA BIAGI

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| Oltre 74mila nomi all'appello


La manifestazione a Milano
C’è chi legge in questo freddo pomeriggio di mobilitazione milanese una conclusione a lungo attesa: la fine di una decennale stagione d’indignazione repressa o anestetizzata da un’attualità sempre più squallida, la rottura di un fragile equilibrio collettivo fatto d’indifferenza e di quieto lasciar vivere. E c’è chi vede nelle sciarpe e nei palloncini bianchi che invadono Piazza della Scala il simbolo di un nuovo inizio, più che un segno di lutto per lo stato in cui si trova il paese: il primo passo di un ampio movimento di riscossa civile che possa scrivere per il paese una storia diversada quella abbozzata dai festini di Arcore e dalla politica di corte che circonda il suo proprietario. Nessuno si limita alla gioia del ritrovarsi qui e ora, almeno diecimila donne e uomini, stipati come sardine nella più elegante piazza di Milano e nelle vie adiacenti per manifestare il loro sdegno, la volontà di esserci e di contare nel cambiamento, il coraggio della speranza. La protesta - nata da un appello di donne e uomini del sindacato cittadino, rilanciata sulle pagine di questo giornale, e diffusa sul web grazie a migliaia di adesioni e messaggi di solidarietà - comincia con un richiamo alla dignità personale e collettiva degli italiani. Ma cresce fino a presentarsi come il primo passo di un percorso più ampio di risveglio civico.

Gli interventi si susseguono a decine tra gli applausi e i cori che invocano le dimissioni del presidente del Consiglio. Prende la parola il direttore dell’Unità, Concita de Gregorio, che scherza presentandosi come«la nipote di Indira Ghandi» e invita a «ricostruire il paese, ognuno per quel che può fare, già da oggi », perché ci vorranno vent’anni e sono lontani i tempi in cui si manifestava per un amore libero «gratuito, consapevole e rivoluzionario». Si leggono i messaggi dello scrittore Luis Sepulveda, «la perseveranza nell’errore diventa irresponsabilità ed insulto alla vita istituzionale »; della presidente di Emergency Cecilia Strada, «è bruttounmondo che costringe le ragazze afgane a mettersi il burqa innomedella tradizione, ma è altrettanto brutto un mondo che spinge le ragazze italiane a togliersi le mutande, in nome del denaro e del potere»; della segretaria Cgil Susanna Camusso; della presidente del Pd Rosy Bindi, «mi unisco a voi nel grido, non siamo donne nelle sue disponibilità», e del leader di Sel Nichi Vendola, «la politica ha grosse responsabilità davanti a un Paese smarrito che vive al di sotto dei propri sogni e delle proprie possibilità». Arrivano anche Dario Fo e Franca Rame, l’attrice Lucrezia Lante della Rovere legge l’appello alle donne italiane pubblicato sulle pagine del nostro quotidiano. Nella folla si vedono i cartelli «Ilda sei grande, questa piazza ti chiede di resistere» e molti volti noti, tutto il centrosinistra milanese, il candidato sindaco Giuliano Pisapia, «la dignità delle persone è un valore fondativo della nostra società» e certo non aiuta vedere il primo cittadino Letizia Moratti «arrampicarsi sugli specchi delle differenze tra pubblico e privato». La comica Alessandra Faiella diverte sul prossimo declino degli «organismi chirurgicamente modificati»; gli interventi inviati da artisti come Moni Ovadia e Ottavia Piccolo si alternano a quelli di ragazzi e ragazze come Eva Lupo, ventenneromana: «La società sta scivolando come una valanga di neve. I nostri corpi di donnestanno gelando: private d’identità e idee, dobbiamo riappropriarci della nostra dignità ».

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E' ora di dire bsata di Anna Paola Concia


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TUTTI IN PIAZZA SABATO A MILANO
E IL 13 FEBBRAIO IN TUTTA ITALIA: LEGGI

Le prime firmatarie


Susanna Camusso - Segretario Cgil

Evelina Christillin - Presidente
del Teatro stabile di Torino

Valeria Golino - Attrice

Serena Dandini - Conduttrice

Daria Bonfietti, presidente dell'associazione
dei parenti delle vittime della strage di Ustica

Lidia Ravera - Scrittrice

Ilaria D'Amico - Giornalista

Emma Dante - Regista

Flavia Perina - Direttore "Il Secolo d'Italia" e parlamentare Fli

Carla Fracci - Ballerina

Loredana Lipperini - Scrittrice

Paola Concia -  Parlamentare Pd

Angela Terzani - Scrittrice

Laura Gnocchi - Giornalista

Anna Finocchiaro - Capogruppo Pd al Senato

Carla Cantone - Segretario generale Spi Cgil

Barbara Pollastrini - Ex ministro per le Pari Opportunita'

Maria Ida Germontani - vice presidente di Fli a palazzo Madama

Carolina Rosi - Attrice

Barbara Alighiero - Scrittrice

Valeria Fedeli - Vice segretaria generale nazionale Filctem Cgil

Lella Costa - Attrice

Linda Lanzillotta - Parlamentare Api

Annalisa Terranova - Giornalista "Il Secolo d'Italia"

Anna Puccio - Manager

Giovanna Zucconi - Giornalista

Lunetta Savino - Attrice

Mila Spicola - Scrittrice e insegnante

Maria Rita Parsi - Scrittrice

Isabella Ferrari - Attrice

Ippolita Di Majo Martone - Storica dell'arte

Nicla Vassallo - Filosofa

Barbara Lanati - Docente università di Torino

Laura Curino - Attrice

Barbara Alberti - Scrittrice

Vera Schiavazzi - Giornalista

Dacia Maraini - Scrittrice

Alba Parietti - Attrice

Cristina Sivieri Tagliabue - Scrittrice

Susanna Cenni - Parlamentare Pd

Francesca Marciano - Sceneggiatrice

Maria Sole Tognazzi - Regista

Anna Bonaiuto - Attrice

Francesca Fornario - Autrice satirica

Tilde Corsi - Produttrice cinematografica

Michela Cescon - Attrice

Monica Cerutti - Dir. naz. Sinistra e libertà

Iaia Forte - Attrice

Giovanna Melandri - Ex ministro della Cultura

Alessandra Bocchetti - Storica del movimento femminile

Myrta Merlino - Giornalista

Valeria Solarino - Attrice

Michela Murgia – Scrittrice

Chiara Valerio – Scrittrice

Lorella Zanardo - Regista e giornalista

Nicoletta Braschi - Attrice

Lucrezia Lante della Rovere - Attrice

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LE TESTIMONIANZE

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Esistono altre donne di Concita De Gregorio

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.

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