Dal'inviata
A Cagliari il vento si è alzato in una giornata umida, caldissima. Si è alzato di colpo. Vento di mare che si porta via mezzo secolo di potere della destra. Un momento storico per l’Isola. Il momento della svolta. Il momento, finalmente, della speranza.
Massimo Zedda è il sindaco di centrosinistra del capoluogo sardo. Cinquantamila preferenze, 15mila voti di scarto, 158 sezioni su 175. Un risultato schiacciante, potente: il 59,36% contro il 40,64 racimolato da Massimo Fantola, l’ingegnere appoggiato dal ventre molle della città, quello conservatore, del cemento e dei disastri ambientali, delle mani sporche come la sabbia del Poetto e degli affari grandi, quello che non avrebbe mai cambiato le posizioni acquisite in decenni. Fantola comunque si dimostra politico corretto. Riconosce la disfatta, rende merito a Zedda e al suo programma. “Ha convinto i cagliaritani, io non ci sono riuscito”, dice in una conferenza stampa approntata quando ancora mancava un’ora e mezza alla fine dello spoglio. Lo riconosce anche il governatore Cappellacci: “Una vittoria sulla quale riflettere”.
C’è un ceto dirigente nuovo a Cagliari. C’è una città che ha scelto di essere guidata da un “ragazzo” di 35 anni. Una sfida, una rivoluzione fortissimamente voluta e finalmente raccolta. “Formeremo una giunta con capacità, in grado di realizzare le promesse fatte ai nostri elettori. Ci saranno donne e giovani. Ora tocca a noi – dice il neo sindaco – Governeremo tutti assieme, sarò il primo cittadino anche di coloro che non mi hanno votato. E Cagliari guarderà tutta la Sardegna, dialogherà con il resto dell’Isola. Non ci sono anatre zoppe ma maggioranza piena e buone volontà da mettere a correre”. E c’è una sentenza del Consiglio di Stato che lo ribadisce nonostante il sito del ministero dell’Interno continui a fare finta di nulla.
La realtà è che si cambia pagina. Ed è festa. Una festa improvvisata, bellissima, cominciata nel primo pomeriggio in via Puccini, la sede del comitato di Zedda. Prima le proiezioni, poi via via i numeri delle schede scrutinate C’erano soprattutto ragazzi e ragazze a crederci, a sperare. Un crescendo cadenzato da un tifo da stadio, dai clacson, dalle urla, dagli abbracci e dalle lacrime. Una festa da curva, come se il Cagliari avesse vinto lo scudetto. Merito anche delle centinaia di giovani che in questi mesi hanno lavorato assieme per la vittoria di Massimo Zedda. Ragazzi e ragazze di tutta la Sardegna o tornati a casa da Bologna, da Milano, da Roma, qualcuno da New York per mettere a disposizione della coalizione di centrosinistra il loro sapere, le conoscenze, l’uso della Rete e il loro entusiasmo. Tutti uniti, “perché ora tocca a noi”. E’ questa partecipazione la cifra stilistica, politica di questa vittoria. E’ l’unione delle forze il timbro di una svolta impensabile in una città la cui architettura è rimasta per decenni poggiata sui privilegi di alcuni.
La festa continua. C’è un tamburino sardo che guida un corteo fino in piazza del Carmine, il luogo storico della sinistra sarda. Ci sono bandiere di Sel, del Pd, dell’Idv, dell’Ulivo, bandiere dei Quattro Mori e quelle dei referendari. Ci sono striscioni fatti con le lenzuola e gente che batte le mani dai balconi, ci sono Renato Soru felice tra la folla che canta, e i vertici del Pd tra cui il segretario regionale Silvio Lai. In serata la piazza è stracolma. Oltre tremila. Tocca a loro riprendersi Cagliari, dove volano fenicotteri rosa e non anatre zoppe. Anche qui il vento del cambiamento è arrivato e ha il respiro potente di un Paese che guarda al futuro.