Urne aperte, cresce l'affluenza. A Milano è record

amministrative 2011 lavagna con conti votanti 640
15 maggio 2011
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AFFLUENZA IN AUMENTO

Alle ore 19, affluenza alle urne in leggera crescita sia per le elezioni comunali (+2% circa) che per quelle provinciali (+1.5% circa). Stando ai dati diffusi dal Viminale, infatti, per le comunali ha votato il 39,14% degli aventi diritto contro il 37,05% della precedente consultazione.

MILANO

La partecipazione a Milano è da record: alle elezioni comunali, l'affluenza alle ore 19 è stata del 40,51%, ovvero quasi quattro punti percentuale in più rispetto a cinque fa, quando si presentò alle urne, alla stessa ora, il 36,72% degli aventi diritto. Per le provinciali, invece, ha votato il 29,79% degli aventi diritto, contro il 28,44% delle precedenti elezioni.

TORINO

In aumento l'affluenza anche a Torino dove alle 19 ha votato il 36,16% degli elettori, contro il 31,82% che aveva votato alle precedenti elezioni.

NAPOLI
A Napoli ha votato il 32,14% degli elettori, contro il 30,92% In crescita la partecipazione anche alle provinciali.

BOLOGNA
In calo Bologna, alle 19 la percentuale in città è salita fino a quota 40,05% degli aventi diritto (contro il 41,08% del 2009).

TRIESTE
L'affluenza al voto in Friuli Venezia Giulia - dove si rinnovano i consigli provinciali di Trieste e Gorizia e 40 consigli comunali, tra i quali quelli di Trieste e Pordenone - è colata a picco. Alle 19, a Trieste, per le comunali, aveva infatti votato il 27,23% degli aventi diritto contro il 49,37 del turno precedente (si era votato il 9 e 10 aprile 2006); a Pordenone il 38.27% contro il 55.01% di cinque anni fa. Crollo dell'affluenza anche per le provinciali. Sempre alle 19 l'affluenza è stata del 27,20% (49,80% cinque anni fa) a Trieste; del 28,26% (54,66%) a Gorizia.

LE PROVINCIALI

Buona partecipazione anche alle provinciali. Alle 19, è in crescita di circa 1,5 punti percentuali rispetto alla stessa ora del primo giorno di votazione nelle stesse 11 Province nella precedente consultazione amministrative. Quando al Viminale manca ancora il dato di una ventina di seggi, il risultato dell'affluenza alle urne questa mattina è del 29,69% contro il 28,21% delle precedenti elezioni. Gli elettori chiamati al voto nelle Province sono 3.320.146: 1.718.238 le donne, 1.601.908 gli uomini.


  BOLOGNA, IL PD CONTRO IL VIMINALE

Il dato era apparso subito clamoroso. Alle 12, aveva votato a Bologna per la scelta del sindaco meno della metà degli elettori del 2009: il 13,75 per cento rispetto al 28,67 per cento della precedente consultazione. Ma il Partito democratico ha tenuto a chiarire che i numeri non sono comparabili e bacchettato il ministero dell'Interno. «Nel valutare i dati sull'affluenza al voto a Bologna occorre ricordare che nel capoluogo dell'Emilia Romagna si votò nel 2009 in giorni diversi: non la domenica e il lunedì, ma il sabato e la domenica», ha spiegato in una nota Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd. «Ciò comporta anche una diversità della condizione della partecipazione al voto, della quale occorre tenere conto», ha sottolineato.

«È incredibile - ha poi aggiunto - la leggerezza con la quale il Viminale ha diffuso i dati senza segnalare questa differenza».

AFFLUENZA IN LEGGERO CALO ALLE 12
È Reggio Calabria la città d'Italia in cui più bassa è stata l'affluenza per le comunali. Alle 12 nel capoluogo aveva votato appena l'8,68 per cento degli aventi diritto, in linea con i dati delle precedenti elezioni del sindaco quando alla stessa ora aveva votato l'8,81%. Il secondo posto tocca a Treviso, con il 9,48% in netto calo rispetto al 13,78% delle ultime consultazioni. In vetta alla classifica figura invece Livorno, l'unica ad avere sforato il venti per cento con il 20,24%, in lieve aumento sul 19,37% di cinque anni fa.

CRESCE L'AFFLUENZA A TORINO E CAGLIARI
Nel capoluogo sardo il dato alle 12 era del 13,82% contro il 12,80% della precedente tornata elettorale. Nella città della Mole il dato era del 12,83% contro il 12,11%.

 
AFFLUENZA IN CALO DI UN PUNTO
È in lieve calo il primo dato dell'affluenza ai seggi per le elezioni comunali e per quelle provinciali. Per quanto riguarda le comunali alle ore 12 aveva votato il 13,27% degli aventi diritto contro il 14,05% delle ultime elezioni; per le provincali alle ore 12 aveva votato il 9,05% degli aventi diritto, contro il 10,92% delle ultime consultazioni.

I PRIMI ALLE URNE? FASSINO E MORATTI
Tra oggi e domani si decide soprattutto il destino di città importanti come Milano, Torino, Napoli e Bologna. I primi candidati a recarsi alle urne in questa tornata elettorale per le amministrative sono stati Letizia Moratti e Piero Fassino. La prima ha votato nella scuola nella scuola elementare di via della Spiga a Milano, il secondo al seggio della scuola 'Foscolo' di via Piazzi a Torino.

SOLITE BATTUTE DEL PREMIER...
In tarda mattinata si è recato al seggio anche Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio alla scuola Dante Alighieri si è prima fermato a parlare con alcuni sindaci lombardi del Pdl. Poi si è presentato agli scrutatori assicurando di non avere alcun telefonino: non ce l'ho per eccesso di controllo nei miei confronti, ha spiegato.

BERSANI MOSTRA SICUREZZA
Alle urne anche il segretario del Pd Bersani che ha mostrato sicurezza. «Il voto anticiperà la fine di Berlusconi», ha detto in un'intervista sull'Unità. «In queste settimane - ha spiegato - si è visto che si è mosso da valori in cui crede, chi ha parlato di lavoro, di redditi, dei temi che interessano agli italiani, e chi invece cerca la rissa per eccitare gli animi, per evitare di parlare dei problemi veri».

PRODI: BISOGNA VINCERE
E dopo un lungo silenzio, è tornato a parlare sempre sull'Unità anche Romano Prodi: «Bisogna vincere - ha sottolineato - per salvare la dignità di questo Paese dalla volgarità del premier».

LA DESTRA 'MINACCIA' I SUOI ELETTORI
Ad attaccare invece il centrosinistra dalle colonne del 'Giornale' è stato Giuliano Ferrara: «Niente - ha scritto - è così intimamente volgare come la pretesa della sinistra italiana di essere immune dal peccato originale della politica». Il quotidiano parla di un voto «per Silvio contro la sinistra e per il governo». Un appello agli elettori del centrodestra anche da 'Libero': «Niente scherzi», è il messaggio lanciato da Vittorio Feltri.


BERSANI: UN SEGNALE NUOVO

«Mi aspetto un segnale di inversione di tendenza, la caduta di un'illusione, la necessità di guardare avanti con una luce nuova». Il leader del Pd spera. «Non mi nascondo le difficoltà - ha spiegato Bersani - basta vedere la potenza di fuoco che il Pdl mette insieme come quando va in tv dieci volte ad uno». «È chiaro che è Davide contro Golia, ma può partire la fiondata». «Abbiamo la scheda elettorale in mano - ha detto nei giorni scorsi da Viareggio - adesso bisogna usarla bene per dare una spallata a Berlusconi».

UN TEST NAZIONALE PER GOVERNO E OPPOSIZIONE
La amministrative di domenica e lunedì sono un test nazionale. Lo sono per l’opposizione ma anche per il premier alle prese con la crisi economica e i processi. Lui stesso ha fatto della battaglia di Milano, la «madre di tutte le battaglie», lo ha ribadito più volte a partire dalla Convention di Milano per la ricandidatura, dell'attuale sindaco Letizia Moratti: «Le amministrative sono un test nazionale per il governo, sono elezioni cittadine ma forse sono di più elezioni nazionali». A tal punto l'appuntamento è di rilievo che Berlusconi ha deciso di «metterci la faccia», candidandosi come capolista del Pdl proprio a Milano, la sua città, e puntando a superare le 53 mila preferenze che conquistò nel 2006.

LE CITTA' DIVENTANO DECISIVE
Non c’è solo Milano nella sfida politica di primavera. Per risollevare le sorti dell'Italia si parta dal buon governo di città come Bologna, Torino, Milano, Napoli, ha scritto giorni fa Romano Prodi in una lettera inviata a Virginio Merola, candidato sindaco del centro sinistra alle elezioni amministrative di Bologna del 15 e 16 maggio 2011.

ANCHE PRODI "IN CAMPO" PER BOLOGNA
«Caro Virginio - scrive Prodi - non ho mai cessato, neppure un giorno di fare il tifo per la vittoria del centrosinistra e del Pd, nella mia città come in tutto il Paese. Per risollevarne le sorti, si parta allora dal buon governo di città come Bologna, con Virginio Merola, come Torino, con Piero Fassino, Milano con Giuliano Pisapia, Napoli con Mario Morcone e in tutti quei paesi o città dove un nostro candidato si batte per vincere. Per ricostruire la speranza, per recuperare il rapporto con il territorio, per un nuovo sviluppo locale ancorato ai principi fondamentali della nostra Carta costituzionale che è - e rimarrà sempre - la base della nostra identità politica.»

ALLA PROVA L'ALLEANZA CON SEL E IDV
Il centrosinistra ha stretto quasi ovunque alleanze con Idv e Sel. In alcune città, come Grosseto, il Pd è alleato con l'Udc. A sinistra, puntano a vedere aumentato il rispettivo peso sia Antonio Di Pietro con l'Idv, che Nichi Vendola con Sel. Entrambi incalzati, però, sul fronte movimentista da Beppe Grillo, che gira per l'Italia in camper e tuona nei comizi contro i «morti» della politica. Anche il Terzo Polo affronta la sua prova più importante. Casini, Fini e Rutelli corrono uniti nelle grandi città e rischiano di essere determinanti in più di un caso. E a maggior ragione si porrà perciò il problema al ballottaggio: con il candidato del centrodestra o del centrosinistra? Ancora uniti o ognuno per sè? Si deciderà al momento opportuno, dichiarano per ora. Ma dolorose spaccature sono in agguato. Soprattutto dentro Fli, che non solo è al suo debutto elettorale, ma si prepara anche ad affrontarlo con una palese diversità di vedute.

LA LEGA FA TRABALLARE IL PDL AL NORD
La Lega punta a uscire dalle urne ancora più forte al Nord, ai danni anche del Pdl. E Bossi in persona da giorni fa la spola tra i suoi militanti: «Abbiamo in mano il Paese», ha detto arringando i suoi. La stessa linea dura sul no ai bombardamenti in Libia, è stata interpretata come un messaggio diretto agli elettori.

UN PO' DI NUMERI
Saranno quasi 13 milioni (12.794.652) gli elettori che voteranno, in 15.708 sezioni, il 15 e il 16 maggio (gli eventuali ballottaggi sono il 29 e 30 maggio) per rinnovare i consigli di 9 province (Vercelli, Mantova, Pavia, Treviso, Ravenna, Lucca, Macerata, Campobasso e Reggio Calabria) e in 1.177 comuni (di cui 23 capoluogo) nelle Regioni a statuto ordinario. Dei comuni, 1.055 sono inferiori ai 15 mila abitanti, 122 superiori. Quattro le città chiave in cui si giocherà la sfida elettorale: Torino, Milano, Bologna, Napoli. Per quanto riguarda le Regioni a statuto speciale, il 15 e 16 maggio si voterà anche per il rinnovo delle 2 Province di Gorizia e Trieste in Friuli Venezia Giulia e in 40 comuni, di cui 2 capoluogo: Pordenone e Trieste. Il 15 maggio (solo domenica) si voterà in un comune, Ayas della Valle d'Aosta; il 15 e il 16 maggio si voterà anche in 97 comuni della Sardegna, di cui 5 comuni capoluogo: Cagliari, Carbonia, Iglesias, Olbia e Villacidro. Il 29 e il 30 maggio si voterà infine in 27 comuni della Sicilia, tra cui 1 capoluogo, Ragusa. Complessivamente si voterà in oltre 1300 comuni e 11 province.

LE SFIDE PRINCIPALI

MILANO
I sondaggi della vigilia parlano di una Letizia Moratti in affanno, che potrebbe non vincere al primo turno, tallonata da Giuliano Pisapia, il candidato vendoliano la cui vittoria, alle primarie, è stata uno schiaffo per il Pd che aveva messo in campo, a Milano, Stefano Boeri. Al tempo stesso la candidatura della Moratti è stata mal digerita dalla Lega e il fatto che Umberto Bossi non si sia presentato in diverse occasioni pubbliche, a partire dall'avvio della campagna elettorale dell'attuale sindaco a Piazza San Babila, dimostra quanto sia forte il malumore del Carroccio. E così, per intercettare il popolo leghista, il sindaco nei giorni scorsi ha partecipato alla festa del Movimento dei Giovani padani della Lombardia. Per il Pd la vittoria a Milano, sarebbe la fine di un incubo durato 18 anni, da tanto il centrosinistra infatti non vince nel capoluogo lombardo.

TORINO
Il giovane assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Michele Coppola contro l'ex ministro, Piero Fassino: non si gioca, però, sull'età anagrafica o sul curriculum la battaglia elettorale tra i due principali candidati alla poltrona di sindaco di Torino. Sono soprattutto due i temi protagonisti dei «botta e risposta» tra Coppola (centrodestra) e Fassino (centrosinistra): il debito della città e la questione del lavoro. Coppola, in campagna elettorale, non ha mancato di rimarcare che «Torino è la città più indebitata d'Italia. L'amministrazione comunale ha dovuto tagliare investimenti e spesa corrente su molti importanti settori: dalla manutenzione delle strade alla cultura, dalle infrastrutture ai servizi alle persone». Fassino, proponendosi agli elettori come «erede» dell'amministrazione Chiamparino, puntualizza: «Il debito del Comune di Torino non deriva dal fatto che si sono sprecati soldi o dall'aumento della spesa corrente. Torino ha un debito significativo perchè ha investito per costruire la metropolitana, il passante ferroviario, l'inceneritore e le opere per le Olimpiadi. Tutte cose che resteranno nel tempo e aumentano la patrimonialità del Comune». Discordi i due candidati anche sulle cifre: è 5 miliardi di euro il debito per Coppola, 3,5 miliardi per Fassino «a fronte - spiega il candidato di centrosinistra - di una patrimonialità di 10 miliardi di euro. Il debito sarà ripianato, ci sarà un programma pluriennale di rientro». Altra questione che sta particolarmente a cuore ai due candidati è il lavoro.

BOLOGNA
La città tornerà ad avere un governo eletto dopo 16 mesi di purgatorio che hanno lasciato più di qualche segno. Il centrosinistra aveva deciso di puntare tutto su Maurizio Cevenini, popolarissimo ex presidente del consiglio comunale, recordman di matrimoni celebrati e di preferenze incassate. Ma lui quando è stato colpito da un malore ha deciso di rinunciare al sogno di una vita. Dalle primarie è così uscito vincitore Virginio Merola, ex assessore di Cofferati, che prima di affermarsi sulla candidata prodian-vendoliana Amelia Frascaroli, si è imposto sulla debole concorrenza interna al Pd. Il Pdl, invece, i mesi del commissariamento li ha passati a litigare ed a bruciare nomi. Alla fine, dopo aver cercato, invano, di convincere la stessa Cancellieri, si è ritrovato schiacciato fra le candidature già fatte di Stefano Aldrovandi (pupillo dell'ex sindaco di Guazzaloca, e sostenuto dal terzo polo che a Bologna intende misurare la propria forza) e quella di Manes Bernardini, giovane avvocato leghista dai modi garbati, sceso in campo prima che Bossi e Berlusconi definissero l'accordo, centravanti dell'assalto del Caroccio alla città simbolo della sinistra. Alla fine, non senza qualche mal di pancia, il Pdl ha deciso di schierarsi con Bernardini, per doveri di lealtà verso la coalizione. Bernardini e Aldrovandi puntano entrambi al ballottaggio: se Merola non dovesse farcela al primo turno, molto probabilmente dovrà vedersela con il leghista. L'ago della bilancia, però, potrebbe essere il Movimento 5 stelle: gli adepti di Beppe Grillo schierano Massimo Bugani e puntano a ripetere l'exploit delle regionali dell'anno scorso, quando a Bologna, superarono l'8%.

NAPOLI
Undici i candidati in campo (anche se la lista Lega Italia che fa capo all'avvocato Taormina è sub iudice). Il Pdl si è affidato alle doti da manager di Gianni Lettieri, ex numero uno degli industriali partenopei. A lui Silvio Berlusconi (che sembra gli abbia dato anche alcuni suggerimenti estetici per catturare l'elettorato) ha affidato il compito di consegnare al centrodestra la città simbolo del governo di centrosinistra negli ultimi sedici anni (sei a guida Bassolino e dieci con Rosa Russo Iervolino). La candidatura dell'imprenditore molto stimato da Gianni Letta ha provocato il malumore di chi, all'interno del Pdl, sognava l'investitura ma ancor di più quello dei colleghi industriali che hanno in Antonio D'Amato un portavoce assai poco tenero nei confronti di Lettieri. Conquistare Napoli, per il Pdl, sarebbe la spallata definitiva dopo aver già messo la propria bandierina su Regione e Provincia. Il partito democratico, dopo il fallimento delle contestate primarie che avevano incoronato un campione della preferenza come Andrea Cozzolino, si è ricompattato attorno alla figura dell'ex prefetto antiracket Mario Morcone. Ma la spaccatura interna è ancora evidente. Chi cercherà di approfittare delle lacerazioni del Pd è Luigi De Magistris. L'ex pm dell'Italia dei Valori, stando ai sondaggi, contenderà a Morcone la seconda fila per andare al ballottaggio con Lettieri. La sua campagna elettorale all'insegna della discontinuità affascina lo zoccolo più duro della sinistra e i delusi dal Pd. Quarto incomodo il candidato del terzo polo, il rettore dell'Università di Salerno, Raimondo Pasquino. In gara c'è anche Clemente Mastella che prova da Napoli a riportare il suo Udeur al centro dell'agone politico dopo la bufera giudiziaria che lo ha travolto.

CAGLIARI
Corsa a nove per le Comunali di Cagliari del 15 e 16 maggio. Ma i favoriti sono due: Massimo Fantola, leader dei Riformatori a capo di una coalizione di centrodestra con undici liste, e Massimo Zedda, giovane esponente di Sel, candidato sindaco del centrosinistra, vincitore a sorpresa delle primarie che hanno visto affondare il superfavorito del Pd, un calibro da novanta come il senatore Antonello Cabras. A Cagliari, dal 1994, non c'è mai stata storia: ha sempre vinto il centrodestra.  La speranza di riscatto per il centrosinistra arriva dal trentacinquenne consigliere L'outsider targato Vendola ha la faccia pulita di un giovane che si è formato politicamente con la sinistra: figlio dell'ex segretario cagliaritano del Pci, lui stesso dirigente locale del Pds e dei Ds. Ha anche un passato da attore, ma anche da precario con contratti co.co.co e co.co.pro. I sondaggi al momento sembrano premiare il suo impegno.

REGGIO CALABRIA
Sarà una sfida a due, quella per la presidenza della Provincia di Reggio Calabria, tra l'uscente Giuseppe Morabito, del centrosinistra, e Giuseppe Raffa, del centrodestra, attuale sindaco della città capoluogo. Ma attenzione all'outsider Pietro Fuda, anche lui sostenuto da una coalizione di centrosinistra. Con un centrosinistra spaccato in tre (Idv e Sel presentano un proprio candidato), Morabito, del Pd, essendo presidente uscente, è uno dei favoriti di diritto. A suo sostegno si schierano sei liste. Oltre al partito di Bersani, ha l'appoggio di Rifondazione comunista, Psi-Mpa, Pdci, Morabito presidente, Patto per Morabito. Il suo principale antagonista è Raffa, divenuto sindaco di Reggio lo scorso anno dopo l'elezione alla presidenza della Regione Calabria di Giuseppe Scopelliti. Dieci le liste che lo sostengono, tra le quali l'Udc, che in Calabria ha confermato anche per questo turno di amministrative l'accordo siglato con il Pdl in occasione delle elezioni regionali dello scorso anno.

POCHE LE DONNE CANDIDATE
Hanno un bel disquisire, in Parlamento, su quote rosa e diritti delle donne: governare resta cosa da uomini e i numeri lo dimostrano: alle prossime elezioni amministrative, su un totale di circa 1300 comuni interessati dal rinnovo dei sindaci, 800 vedono una sfida tutta al maschile, senza cioè alcun candidato donna. Il dato emerge da uno studio fatto dall'Anci in base ai dati ufficiali forniti dal ministero dell'Interno. Secondo l'analisi statistica, il totale dei candidati a sindaco è di 3976, di cui 3419 maschi, (circa l'86%)e 557 femmine (circa il 14%). A primeggiare nella classifica del mancato rispetto delle quote rosa è la Campania, con 30 donne in corsa per le 151 poltrone da sindaco disponibili, che dovranno vedersela contro 385 candidati maschi, con una sproporzione del 7% contro il 93%. Di contro, palma d'oro della democrazia paritaria va alle Marche, dove sui 29 comuni in rinnovo di cariche, corrono 77 candidati sindaco, di cui 'ben' 15 donne contro 62 uomini, (19,5% contro 80,5%). In 800 Comuni, sparsi nelle 18 regioni interessate al voto, poi, la sfida è proprio tutta al maschile: i casi più eclatanti riguardano 8 dei 30 capoluoghi di Provincia al voto: Trieste, Pordenone, Latina, Benevento, Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria e Carbonia, che non vedono alcun candidato di sesso femminile. Assenza assoluta di donne anche in tutti i Comuni al voto delle provincie di Aosta, Trieste, Prato, Pescara, Brindisi e Ogliastra.

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