Senato, lo scontrino continua
ad "abbagliare" gli anti-casta

28 ottobre 2011
A - A
La differenza tra un fatto e una emozione sta tutta nel modo in cui la si vive. Un fatto è quello che l'Unità ha cercato di chiarire ieri. Lo scontrino di un pasto al Senato della Repubblica girava vorticosamente sul web da giorni con una scia sempre crescente di commenti indignati: “È uno scandalo che i senatori mangino un pasto completo con 11,41 euro, che un piatto di trofie costi 0,87 centesimi ad uno strapagato (con i soldi nostri) senatore”.

GUARDA IL CONFRONTO TRA SCONTRINI

In redazione abbiamo deciso di occuparci della cosa (così come ci eravamo occupati lo scorso 11 agosto dei prezzi troppo bassi del ristorante dei senatori: LEGGI). Ma prima di pubblicarla abbiamo fatto quello che il nostro mestiere richiederebbe: abbiamo verificato. E abbiamo scoperto che quello non era lo scontrino del ristorante ma della mensa del Senato, che ad aver pranzato a 11 euro era un dipendente del Senato e non un politico eletto e che i prezzi del ristorante del Senato da agosto ad oggi sono stati aumentati. Di questo abbiamo scritto: quel pasto non era di un senatore.

Di questo ha scritto, poco dopo, anche l'ufficio stampa di Palazzo Madama: «Dal 31 agosto scorso i prezzi del ristorante dei Senatori sono stati ricondotti ai livelli di mercato. Cosa diversa dal ristorante dei senatori è la mensa del personale. Ad essa hanno accesso tutti coloro che lavorano in Senato: i dipendenti dell'Amministrazione e dei Gruppi, il personale a contratto e il personale militare e di sicurezza. Regolamentato come tutte le mense aziendali, pubbliche e private, il servizio è materia di trattativa sindacale. Pertanto il costo dei pasti è a carico degli utenti secondo gli accordi in vigore, con la sola eccezione, nei giorni di seduta, del personale militare addetto alle funzioni di piantonamento esterno di Palazzo Madama, per il quale la spesa è sostenuta dal Senato anziché dall'Amministrazione di appartenenza».

Qualcuno ci ha anche accusato di aver “sbianchettato” il codice cliente dallo scontrino della mensa. Lo abbiamo fatto solo per difendere la privacy del dipendente del Senato a cui si poteva risalire da quel codice. A rendere ancora più chiaro il fatto è arrivato anche un senatore che sulla sua pagina Facebook ha pubblicato lo scontrino di un suo pasto spiegando che, ogni volta che un parlamentare mangia al Senato, sullo scontrino appare nome e cognome. Questo non esclude che qualche senatore, ora che i prezzi del ristorante sono aumentati, non vada a mangiare alla mensa, ma sullo scontrino apparirebbe comunque il suo nome.

L'emozione che giustamente o ingiustamente coinvolge moltissimi cittadini negli ultimi mesi nel criticare e disprezzare la “casta” dei politici e tutti i suoi privilegi ha finito per non considerare questi fatti e per inondare il nostro sito con un unico argomento: l'Unità vuole difendere la “casta”. Il fatto è che quello scontrino è di un dipendente? Non importa: “Anche i dipendenti del Senato sono una casta da 7mila euro al mese...” (anche se ci fosse qualcuno che guadagna quelle cifre, possibile non immaginare che ci siano tanti dipendenti con redditi più normali?). Ma, come dicevamo all'inizio, un fatto è diverso da una emozione.

SCONTRINI A CONFRONTO

scontrino