Mario Monti l’ ha detto così: gli evasori mettono le mani nelle tasche degli italiani. Il sito www.evasori.info lo dice invece in un altro modo. «Chi evade deruba anche te», questo lo slogan di un portale web ideato da un anonimo intenzionato a raccogliere segnalazioni di scontrini e fatture non emesse da tutta Italia. segnalazioni Ne arrivano ogni secondo, da tutte le province del Paese, e con buona pace dei leghisti le più frequenti provengono da Treviso. Certo, non si tratta di un campione scientifico, eppure quei «messaggini» cliccati ogni secondo, con relativi dati sulla categoria pizzicata (dentista, bar, ristoratore, idraulico, avvocato) e le relative somme evase sono uno specchio impietoso della vita quotidiana dell’infedeltà fiscale italiana.
Dai 2 euro per il caffè, alle centinaia di migliaia di euro per i servizi finanziari, il fenomeno è dilagante. Ma quello specchio riflette anche un altro aspetto: di mese in mese negli ultimi 4 anni sono aumentate anche le segnalazioni, segno di una sensibilità sempre più forte dei cittadini. Tra i settori più segnalati finora spiccano le costruzioni di edifici in provincia di Treviso, i servizi immobiliari a Roma, medici e dentisti in Provincia di Milano. Ma a battere tutti sono i servizi finanziari in provincia di Como. E qui si apre uno dei capitoli più inquietanti della lunga storia italiana dell’antievasione: quello relativo alla Svizzera. Nonostante i due scudi fiscali (con relative proroghe) varati dai governi Berlusconi, i forzieri elvetici sono rimasti pieni di depositi tricolori. Unica consolazione: l’extra-tassa chiesta dal governo Monti.
Durante il 2011 la fuga oltre confine è anche aumentata: controlli alla frontiera e bancari hanno intercettato 40mila euro al giorno, come rivelava ieri un’inchiesta del Corsera. Nell’ultimo anno circa una trentina di aziende ha deciso di delocalizzare nel Canton Ticino, attirate da una pressione fiscale che non supera il 20%. Rispetto al 45% che sarà raggiunto in Italia l’anno prossimo è meno della metà. Anzi, se si considera per l’appunto il Pil prodotto in nero, la pressione degli «onesti» sale al 54%.
È l’ultima denuncia di Confindustria, che torna a chiedere sgravi fiscali. Se scappano oltre confine le aziende, lo fanno anche i patrimoni. Una parte c’è rimasta da sempre: a differenza di quanto propagandava Giulio Tremonti, buona parte dei capitali emersi con le sue sanatorie è rimasta all’estero. Da noi è ancora aperto il dibattito sull’opportunità di un accordo, sulla linea di Germania e Gran Bretagna, di un prelievo sui depositi stranieri da parte delle banche elvetiche da «girare» ai relativi governi. Certo, sarebbe un modo per far pagare chi non paga: ma sulla quantità delle somme si lascia mano libera alle banche, senza possibilità di infrangere il ferreo segreto di cui la Svizzera si vanta. Il percorso non è facile, visto che Francia e resto d’Europa si sono opposte alle ipotesi di intesa con Berna.
Ma se l’Europa cerca vie «pacifiche», gli Stati Uniti sono sulla linea della guerra totale, anche con il rischio manette. Tra Washington e Berna il contenzioso è lontano da soluzioni. Scaduto l’ultimatum degli americani per ottenere informazioni sui clienti statunitensi nei gruppi finanziari elvetici, si è aperto una lunga fase di trattative. I tre banchieri accusati di aver aiutato oltre cento contribuenti americani ad evadere circa 1,2 miliardi di dollari dal 2005 al 2010, rischiano pene pesanti, fino a 5 anni di carcere. Nell’accusa si legge che avrebbero convinto i clienti di essere meno vulnerabili a un possibile controllo delle autorità Usa poiché l’istituto non possedeva uffici al di fuori della Svizzera. Residenti in Svizzera, ancora non è chiaro se e quando subiranno l’estradizione. La Svizzera ha assicurato collaborazione: ma finora i nomi dei clienti non sono ancora arrivati.