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Speciale Elezioni 2013

Terzo Polo fermo, Casini scompare

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7 maggio 2012
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Il dato che impressiona è la performance dei moderati. Cinquant'anni di Dc prima, il ventennio berlusconiano poi, costante del sistema politico italiano è sempre stata la solidità dell'area moderata, spesso maggioranza nel Paese. Va bene, questa volta si tratta di amministrative, ma i numeri - mentre si scrive parziali - sono comunque impietosi. 'Zero titoli' - o quasi - per Angelino Alfano, nessun exploit per un Terzo polo rimasto sostanzialmente al palo nonostante il successo dell'operazione Monti.

Un dato nazionale, insomma, che sia pure in un voto distante anni luce dalle dinamiche delle Politiche, consegna in molte realtà l'intera area moderata al ruolo - questa volta letteralmente - di terzo polo. Scavalcata dagli 'alleati di Vasto', ma anche dal binomio 'antipolitico' rappresentato da Grillo e da una nuova Lega in versione solitaria. E se lo schiaffo subito dal Pdl impressiona per forza, precisione ed effetti, anche il risultato del nucleo originario del nascente Partito della nazione - almeno in termini strettamente numerici - appare modesto. Lo ha capito, probabilmente, anche Pier Ferdinando Casini, al pari dell'intera classe dirigente dell'Udc.

L'ex presidente della Camera è letteralmente scomparso dai radar. Se Alfano ha deciso di metterci la faccia - e Bersani ha rivendicato l'esito del voto - Casini non si è mostrato nella sede del partito, lasciando a Lorenzo Cesa il compito di rilanciare il progetto centrista. Neanche su Twitter Pier ha battuto un colpo, anche se domani il Consiglio nazionale degli uddicì traccerà il percorso. Moderati minoritari, si diceva, questa la fotografia del voto di oggi. Perché a Palermo Leoluca Orlando sfiora il 50%, inseguito a debita distanza dal Pd Ferrandelli. In uno dei feudi del berlusconismo, il candidato simbolo del laboratorio Pdl&Udc raccoglie un parziale, ma certamente misero 14%. Danneggiato, indubbiamente, dall'8% dell'uomo di Fli e Mpa, ma anche da Saverio Romano. Da qualsiasi prospettiva si osservi il capoluogo siciliano, il bilancio per l'area moderata è da brividi rispetto ai fasti del passato.

A Palermo la spaccatura del Terzo Polo ha provocato un ballottaggio tutto a sinistra. Dove invece gli uomini di Casini e Fini hanno scelto l'intesa, come a Genova, rischiano di strappare il ballottaggio. Rischiano, perché c'è chi li insidia. Un uomo del Pdl? No, un candidato dei 'grillini', a testimoniare la pessima performance del Pdl di Alfano. Senza contare Verona, dove i cittadini hanno premiato Tosi e punito l'uomo che ha raccolto il sostegno del Pdl e del Terzo Polo: in tutto un misero 9%. E a Parma il dato è, se possibile, ancora più allarmante: in testa il centrosinistra, al ballottaggio il Movimento cinque stelle, che stacca un candidato centrista e travolge il Popolo delle libertà. Ora la partita si gioca tutta all'interno del percorso di costruzione di qualcosa di 'nuovo' che per ora non sembra alle viste. Perché poco si assomigliano la 'grande novità politica' promessa dal segretario del Pdl alla vigilia del voto e quel partito della Nazione che certo finiani e uddicì proveranno a costruire, ma senza lo slancio di un successo elettorale. Che le due strade possano alla fine incontrarsi Lorenzo Cesa, in una pausa del tour de force televisivo pomeridiano, tende a escluderlo: «Moderati insieme, centristi e Pdl? Noi puntiamo al nostro progetto. E poi avete visto i risultati del Pdl al Nord... Tutto è possibile, ma insomma...».