Tagli per 10 miliardi e flessibilità
Monti pensa alla fase due

Monti al Senato
18 dicembre 2011
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La manovra non è ancora legge, ma il governo è già al lavoro per la «fase due», vale a dire quelle misure «più meditate» che servano a far crescere l'economia; compresi, sul versante della spesa, circa 10 miliardi aggiuntivi. In attesa che lunedì il decreto inizi il suo rapido iter al Senato, Monti ha trascorso il sabato a Palazzo Chigi lavorando ai dossier per lo sviluppo, tra i quali al primo posto ci sono le liberalizzazioni, su alcune delle quali la Camera ha fatto un passo indietro rispetto al testo del decreto varato dal Governo.

«L'azione di sostegno alla crescità è già iniziata, non c'è prima e seconda fase», ha detto Monti a Montecitorio riferendosi alle misure della manovra come lo sgravio Irap per le assunzioni di giovani e donne, o le agevolazioni fiscali per le ricapitalizzazioni delle aziende. Insomma esse sono «un inizio di un percorso» che proseguirà «nelle prossime settimane con elementi più meditati ed organici». I due ultimi aggettivi indicano misure opposte a quelle urgenti, appunto riforme organiche. Al primo posto ci saranno diverse liberalizzazioni, a partire da quelle di taxi e farmaci di fascia C bloccate dalla Camera. Il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà è stato chiaro: «A gennaio ripresenteremo tutto».

Insomma non si recede anche perchè hanno lasciato l'amaro in bocca i giudizi negativi del New York Times sulla manovra che non sarebbe riuscita a scardinare le corporazioni della «neofeudale economia italiana». Allo studio anche un'altra liberalizzazione, quella di strade e autostrade, che andrebbero sotto la vigilanza della neonata Autorità sui Trasporti. E qui ci si collega al tema delle infrastrutture, su cui il ministro dello Sviluppo Corrado Passera lavora puntando sul project-financing. Comunque le proteste di oggi degli avvocati fanno capire che per il governo il tema delle liberalizzazioni e delle professioni non sarà semplice.

Eppure abbattendo le rendite di posizione si abbassano certi costi per cittadini e imprese, eliminando così quella che Monti ha definito «fiscalità occulta» che grava sulla popolazione. Altra riforma strutturale espressamente citata è quella del mercato del lavoro e, connessa, degli ammortizzatori sociali. Le soluzioni possono essere diverse, anche se il ministro Fornero si è espressa per la cosiddetta flex-security. Ma se ci si muoverà in questa direzione il cammino sarà irto. «Se pensano che noi andiamo a discutere solo sui licenziamenti stanno freschi» ha ammonito il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che chiede una concertazione a tutto campo. E anche in Parlamento la gran parte del Pd non condivide una soluzione, oltretutto osteggiata dai sindacati confederali. In tema pensioni il governo si è impegnato a «limare» il cosiddetto scalone che c'è nella riforma contenuta nella manovra. La norma andrà in un prossimo provvedimento.

Scontenterebbe invece il Pdl l'annullamento del cosiddetto «beauty contest» e l'assegnazione delle frequenze Tv con una gara che porterebbe soldi allo Stato. Eppure venerdì il governo ha accolto tre ordini del giorno di Lega, Pd e Idv che chiedono esattamente questo, sul tavolo ora del ministro Passera. E complicata è anche la questione Ici per gli enti no-profit, tra cui quelli della Chiesa, su cui è stato approvato un ordine del giorno. Poi ci sono diversi dossier aperti. Per esempio l'idea di pagare i debiti della Pubblica amministrazione verso le aziende fornitrici (circa 90 miliardi) in parte con titoli di Stato; poi ci sono la valorizzazione e le dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato; e c'è pure l'ipotesi di un accordo con la Svizzera per tassare i capitali ivi depositati, come ha fatto la Germania. Senza contare le misure della manovra che vanno implementate, come la riforma di Equitalia che abbassa i costi di riscossione per i cittadini ma che richiede alcuni decreti attuativi.