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Stato-Mafia, Ingroia respinge strumentalizzazioni

ingroia
Di Vin.Ric.
26 agosto 2012
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«Non strumentalizzateci contro Napolitano. Posso capire le semplificazioni giornalistiche, ma il fatto che le vicende delle ultime settimane siano ridotte a uno scontro tra la Procura di Palermo e il Quirinale, e ancor più tra il sottoscritto e il presidente della Repubblica, non solo non mi piace, ma non corrisponde in alcun modo alla realtà». È quanto afferma Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, in un’intervista al Corriere della Sera.

Del resto, sottolinea il quotidiano di via Solferino, «il rispetto per la prima carica dello Stato il procuratore aggiunto lo ha ribadito anche ieri sulla prima pagina de l'Unità (che da mesi pubblica regolarmente i suoi articoli, con buona pace di chi ha accusato quella testata di stalinismo perché s'è schierata a difesa del Quirinale nella disputa politica giornalistica)».

Ma la questione, che in queste settimane ha scatenato dure polemiche e attacchi incrociati, ruota tutta attorno al conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato sulle telefonate intercettate fra Napolitano e l’ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino, sotto inchiesta con l’accusa di falsa testimonianza da parte dei magistrati palermitani che indagano sulla trattativa stato mafia.

Un gesto, quello del Capo dello Stato, che per Ingroia «è stato strumentalizzato per attaccare la Procura di Palermo» in una polemica di cui a «farne le spese sono le istituzioni». «Noi riteniamo di aver agito correttamente e attendiamo sereni il giudizio della Consulta - prosegue il procuratore aggiunto - Di certo però non penso nemmeno lontanamente che il presidente Napolitano si sia mosso con l’intenzione di attaccare la Procura di Palermo e fornire alibi a chi da tempo ci accusa delle peggiori nefandezze». Il procuratore aggiunto ribadisce quindi il rispetto per la prima carica dello Stato: «Il presidente Napolitano ha costituito, in questi anni di aspra contrapposizione, un caposaldo di tenuta istituzionale che ha scongiurato passaggi politico-legislativi che avrebbero danneggiato in modo forse irreparabile l’assetto costituzionale e di equilibrio tra i diversi poteri dello Stato».

«Le valutazioni di opportunità non spettano a me - prosegue Ingroia - però mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che il legittimo conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale è stato strumentalizzato per attaccare la procura di Palermo. Cosa che ha determinato le reazioni politiche contro il Quirinale. A farne le spese, in ogni caso, sono le istituzioni, e questo non è un bene. Perché s’è surriscaldato ulteriormente il clima, con il rischio di creare nuove contrapposizioni e conflitti. Ho letto in qualche ricostruzione giornalistica - prosegue Ingroia - che noi potevamo evitare di giungere al punto in cui siamo arrivati. Io sinceramente non lo credo, penso che il nostro ufficio si sia mosso secondo le regole, e ora aspettiamo il verdetto della Consulta». Ingroia afferma di non voler fare valutazioni politiche, «nè su quello che scrive Il Fatto , i cui lettori comunque ringrazio per la solidarietà, nè su quello che scrive Il Giornale , e nemmeno su ciò che dice l’onorevole Di Pietro o l'onorevole Cicchitto. Anche quando vedo e sento usare, da quelle testate e dai quei parlamentari, toni ed espressioni che non sempre condivido e che non mi appartengono».