Sotto il fuoco amico di Francesco Cundari

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Di Francesco Cundari
8 luglio 2011
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Nel giorno in cui la richiesta di arresto del suo ex braccio destro Marco Milanese lo trascina in una brutta vicenda di corruzione, il ministro dell’Economia si ritrova al centro di attacchi sempre più duri da parte del suo partito. E un colpo forse inatteso gli arriva dallo stesso presidente del Consiglio. Della norma salva-Fininvest, assicura pubblicamente Silvio Berlusconi, erano informati sia Giulio Tremonti che Roberto Calderoli. «Tremonti – spiega – non ha ritenuto di portarla a un voto nel Consiglio dei ministri... pensando che fossero tutti d’accordo, e io ne ho avuto precisa e assoluta conferma perché ad esempio Calderoli, che non la conosceva, mi ha detto: “Perbacco se lo sapevo la potevo scrivere meglio”». Con queste parole, dalla tribuna non troppo solenne della presentazione del libro Scilipoti re dei peones, il presidente del Consiglio smentisce di fatto entrambi i suoi ministri. Ed è a sua volta smentito nel giro di pochi minuti. «Ribadisco, ancora una volta, di non aver mai né letto né visto la cosiddetta normasul lodo Mondadori», dichiara Calderoli. «Non lo sapeva nessuno, nemmenoTremonti», aggiunge Umberto Bossi. Una difesa che ridimensiona forse l’impressione di uno smarcamento della Lega dal ministro dell’Economia, dopo le recenti tensioni sulla Finanziaria, ma che certo non può bastare a tranquillizzarlo.

Del resto, la giornata di Giulio Tremonti non era cominciata nel migliore dei modi. Direttamente o indirettamente, le prime otto pagine del Giornale erano contro di lui: le prime quattro sugli sprechi che si potrebbero tagliare e che la sua manovra non toccherebbe, una sulla «patrimoniale» con cui si sono «traditi gli elettori di centrodestra», un'altra sul «gelo tra Berlusconi e Tremonti». Un clima confermato dalle dichiarazioni del premier sulla norma salva-Fininvest. Nella stessa occasione, peraltro, il presidente del Consiglio conferma l'intenzione - anticipata ieri dall'Unità - di ripresentare la norma «durante l'iter parlamentare ». Poco più tardi, tuttavia, il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello annuncia un disegno di legge sul tema. Una scelta che assomiglia molto a una ritirata. Alla confusione e alle difficoltà politiche, come spesso accade, si aggiunge poi il nervosismo, alimentato dalle suscettibilità personali e da vecchie ruggini che in questi momenti tornano immancabilmente a galla. Quale sia ormai lo stato dei rapporti all’interno del governo lo testimonia l’incidente con Renato Brunetta, al ministero del Tesoro, durante la presentazione della manovra. L’intervento del ministro per la Pubblica amministrazione, evidentemente, non entusiasma il titolare dell’Economia. Un microfono cattura i pesanti commenti di Tremonti dal tavolo della presidenza: «Questo è il tipico intervento suicida, è proprioun cretino». E poco dopo, rivolto a Maurizio Sacconi: «Ma hai sentito quello che sta dicendo? ». Risponde il ministro del Welfare: «Non lo seguo nemmeno». Il video con il fuori-onda di Tremonti ha fatto in breve tempo il giro della rete. In altri momenti, verosimilmente, qualunque esponente della maggioranza si sarebbe preoccupato di ridimensionare l’episodio, o almeno di parlare d’altro. Stavolta, invece, a cogliere l’occasione di alimentare la polemica è il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, che replica via agenzia al commento di Tremonti: «Condivido totalmente le parole espresse oggi dal ministro dell’Economia durante la conferenza stampa. Mi differenzio solo ed esclusivamente sul fatto che le avrei rivolte nei suoi confronti e non verso il ministro Brunetta che stava solo cercando di difendere l'indifendibile ». L’indifendibile, naturalmente, sarebbe proprio la manovra, che lo stesso Crosetto aveva già pesantemente criticato non più tardi di una settimana fa, definendola una cosa «da psichiatra» e accusando il ministro di aver «tenuto l’Italia in coma farmacologico» con l’obiettivo di «far saltare il banco e il governo ». In quell’occasione si disse che l’ispiratore dell’attacco era lo stesso presidente del Consiglio, convinto che Tremonti punti a guidare un esecutivo di emergenza. 
Sospetti che sembrano confermati dal trattamento riservato al ministro dal Giornale, cui la richiesta di arresto di Milanese potrebbe fornire ulteriori munizioni.