Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Silvio: Porcellum-bis per l'asse Pdl-Lega

Legge elettorale: è questo l'obiettivo di Berlusconi avallato da Schifani. Ieri vertice Pdl per presentare un ddl in Senato martedì | Bersani: «Colpo di mano Pdl sarebbe irrimediabile»
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Di Andrea Carugati
28 luglio 2012
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Tra accordi raggiunti e poi stracciati, continui rinvii, meline, stratagemmi e il mai accantonato progetto di un blitz estivo al Senato d’accordo con la Lega, il Pdl continua a perseguire l’obiettivo di non arrivare a una nuova legge elettorale in tempi brevi. I tecnicismi, cioè le preferenze e il premio in seggi per chi vince le elezioni, hanno un loro peso ma quello che conta davvero è che Berlusconi non ha ancora deciso se andare alle urne in autunno sia solo il “male minore” (che lo aiuterebbe a serrare le fila nel Pdl prima del liberi tutti) o il “male assoluto”, per via del rischio di una sconfitta cocente che lo allontanerebbe, forse definitivamente, dalla stanza dei bottoni.

Bersani: «Colpo di mano Pdl sarebbe irrimediabile»

Sta tutta qui l’altalena di questi giorni e di queste ore. Nel tentativo di rinviare il più possibile, e al contempo di ottenere comunque una legge che tarpi le ali ai probabili vincitori, non produca una maggioranza chiara nei due rami del Parlamento, consentendo al Pdl di partecipare all’inevitabile Grande coalizione.

Inoltre, il Cavaliere ha capito che la legge elettorale, dopo lo scambio tra presidenzialismo e Senato federale, può essere un ottimo terreno per ricucire i rapporti con la Lega di Maroni. Tra incontri faccia e faccia e contatti telefonici, sembra di essere tornati ai tempi del vecchio governo, quando i due alleati marciavano all’unisono. Lunedì è in programma un nuovo vertice Maroni-Alfano e, nonostante le parole del leader leghista («Se il Pdl sostiene Monti fino alla fine correremo da soli»), la trattativa è aperta. Il Bobo ha messo da parte l’antica diffidenza per il Cavaliere, che in fondo è stata uno dei leit motiv della sua campagna congressuale contro Bossi, ha strapazzato il povero Matteo Salvini che coerentemente dichiarava «mai più con Silvio» e ha preso il posto del Senatur nei vertici a palazzo Grazioli. Del resto, al di là delle numerose critiche della nuova guardia leghista agli anni di governo con il Pdl, tra Silvio e Bobo i rapporti sono buoni: a confermarlo anche l’ingaggio, alcuni mesi fa, della fedelissima portavoce Isabella Votino al Milan, come responsabile dei rapporti istituzionali, con un lauto stipendio.

Insomma, sulle cose serie i due leader d’intendono benissimo. Sul tavolo ci sono, insieme alla riforma del Porcellum, l’alleanza per le prossime politiche e la questione Lombardia, con Maroni decisamente intenzionato a rivendicare per la lega il candidato a governatore per il dopo Formigoni che, stando a fonti leghiste, «cadrà a gennaio 2013, in tempo per votare insieme regionali e politiche».

Ieri il vertice del Pdl a palazzo Grazioli ha partorito la decisione di presentare, martedì prossimo, un disegno di legge in Senato. La proposta conterrà i “desiderata” del Pdl, e cioè tutti i punti che non convincono il Pd: un premio di maggioranza al primo partito del 10%, la soglia di sbarramento al 5%, con una clausola salva-Lega che consenta di ottenere deputati anche a chi supera il 5% solo in alcune regioni. Lo schema prevede il 30% di parlamentari eletti con liste bloccate e il 70% con le preferenze. Ma apre a un’ipotesi “dinamica”, già prevista dal testo leghista firmato Calderoli, e cioè che le preferenze possano salire percentualmente in base al numero di elettori che effettivamente le utilizzano. Insomma, un testo perfetto per essere approvato dalla vecchia maggioranza nell’aula del Senato.

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