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Silvio fa flop in tv VIDEO: i reporter coraggiosi

Di Simone Collini
22 maggio 2011
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In attesa di altri cambiamenti, gli italiani intanto cambiano canale quando vedono Berlusconi. Lo dicono i dati Auditel. Tutti i tg che venerdì hanno trasmesso le interviste-comizio hanno perso telespettatori. A beneficio degli altri (Tg3 e TgLa7) che hanno aumentato gli ascolti. Non solo. Il monitoraggio minuto per minuto dei telegiornali che hanno violato la par condicio dimostra che proprio quando è comparso il premier, in molti hanno messo mano al telecomando. Il Tg1 e il Tg5 hanno perso mezzo punto percentuale mentre Berlusconi cominciava a parlare di bandiere con falce e martello e del Duomo presto invaso da zingari e islamici. Un calo non da poco, visto che già quando i telespettatori hanno appreso delle interviste a Berlusconi durante i titoli di testa, hanno cercato qualcosa di meglio. Il Tg1 ha perso oltre due punti percentuali e 584mila telespettatori, rispetto al giorno prima. Il Tg2 188mila.

Le domande dei reporter coraggiosi a Silvio, la satira di Virus:
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Non è andata meglio ai canali Mediaset. Il Tg5 ha perso 20mila telespettatori rispetto al giorno prima, il fedelissimo Tg4 75mila, passando dal 6,1% di share di giovedì al 5,8% di ieri, il non da meno Studio Aperto 124mila (dal 9,8% all’8,8%). Gli unici che non hanno perso rispetto alle sere precedenti sono i tg de La 7 e di Rai3, che ha registrato 161mila telespettatori in più (dal 13,8% di share di giovedì al 15,6 di venerdì). E anche se si guarda ai dati regionali si vede qualcosa di interessante: in Lombardia il Tg1 si è fermato al 17,2%, il Tg5 rispetto a 24 ore prima ha perso oltre due punti (dal 22,7% al 20%). David Sassoli, durante il sit-in di protesta organizzato dal Pd davanti alla sede dell’Agcom, prende come riferimento i dati per parlare del «flop televisivo dopo quello elettorale»: «Altro che grande comunicatore - ironizza l’europarlamentare del Pd - dopo aver detto che Sgarbi aveva un ottimo programma e la performance di ieri, Berlusconi si presenta come un impresario suonato».

GARIMBERTI CHIEDE IL RIEQUILIBRIO
Ma la misera performance televisiva non diminuisce la gravità dell’accaduto. Ieri - dopo che si sono espressi contro la violazione della par condicio tutti i partiti d’opposizione, dopo che il Cdr del Tg1 ha chiesto di «rispettare l’equilibrio informativo», dopo che si sono espresse contro l’«occupazione televisiva» Usigrai e Fnsi (saranno martedì davanti alla Rai per protestare), dopo che il membro del Cda di viale Mazzini Nino Rizzo Nervo ha sollevato il tema di chi debba pagare le sanzioni ai tg Rai per responsabilità non dell’azienda ma dei direttori - Paolo Garimberti ha scritto una nota per dire che «un conto è dare una notizia» mentre «altro discorso è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un’adeguata compensazione con opinioni di altri candidati». Il presidente di viale Mazzini dice che ora è necessario che la Rai «riequilibri tempestivamente». Parole che non ammorbidiscono la posizione dell’opposizione.

PD: VERGOGNA INSANABILE
Dice Pier Luigi Bersani: «Vorrei evitare che adesso si potesse pensare di rimediare all’incredibile videomessaggio di Berlusconi lasciato passare a reti unificate mandando qualche immagine, qualche parola mia o di altri dirigenti nazionali dei partiti di opposizione. Ciò che è accaduto costituisce una vergogna insanabile». Per il leader Pd «non è possibile che si lasci mano libera al padrone e poi si pensi di risarcire con qualche compensazione i colpiti», anche perché «lo squilibrio e l’invasione dei teleschermi in campagna elettorale vanno evitati prima, non dopo». Bersani, che su Youdem lancia un appello agli elettori («torniamo alle urne e mobilitiamoci per non fermare il cambiamento») punta il dito anche contro l’Agcom: «Deve chiedersi quale sia la propria attività e a che cosa serva se arriva sempre dopo». Un riequilibrio richiede comunque che sia data la parola a Pisapia, per il leader Pd. Che non ha accettato di partecipare a “Porta a porta”. Bruno Vespa lo aveva invitato per martedì, mentre mercoledì sarebbe toccato a Berlusconi. Bersani è fermo sul faccia a faccia o niente («non ci facciamo dettare l’agenda dal premier»). Vespa ha ripiegato su Di Pietro. Berlusconi ha accettato felice. Vedremo gli ascolti.