La manovra è passata, il premier ha deciso di cuocere Fini e i suoi, il dado è tratto: è il momento di usare il lanciafiamme per sterilizzare i dubbi dell'opinione pubblica, serve uno specialista per convincere il paese che tutto va bene nonostante il macello politico e sociale. E che ci vuole? Giacca, cravatta, bella pelle, tocca a Minzolini guadagnarsi il pane e anche il salame, dal ponte del Tg1 che gli italiani pagano per avere notizie, per sapere e non perché propini loro i placebo scaduti del governo. Così, ecco la linea della morfina ben descritta ieri sera dal direttore nel suo editorialino. «Il divorzio che si sta consumando nel Pdl almeno un elemento positivo lo determina: la chiarezza. E in questo momento c'è bisogno di chiarezza, non di tatticismo esasperato». «Non ci sono stati sconquassi», aggiunge, in occasione del passaggio della manovra economica, come invece è avvenuto altrove in Europa.
“Misure impopolari ma necessarie”, spiega davanti a qualche milione di italiani esterefatti e senza lavoro, per il resto, aggiunge con aria da bulletto, il nostro paese “è un modello” che Der Spiegel ha positivamente segnalato. Sui giornali, lamenta seccato, la insulsa corsa alle ipotesi istituzionali basata sulla scommessa della decadenza anticipata del governo e della maggioranza che lo sostiene. “La solita cappa mediatica”, sfiata mettendo in scena una pazienza giunta al limite, che non tiene conto di quanto di buono questo governo ha fatto a cominciare dalla lotta alla criminalità organizzata in un paese afflitto da una “deriva giustizialista”. Il governo, azzarda, è solido, è il sistema ad essere logorato, sì, beato lui. Riesce perfino a sostenere che la spaccatura tra il premier e Fini sia salutare e positiva perché – ma lo dice solo ora, dopo aver avuto conferma delle esecuzioni – porta chiarezza. Difficile inventarne di meglio.