«Io ho combattuto il 'metodo Lusi' qui in Abruzzo, denunciandolo, e ora non sopporto che si parli di un fulmine a ciel sereno, che si è abbattuto all'improvviso su di noi. L'utilizzo illimitato dei fondi della Margherita, al di là dei 13 milioni, era evidente a tanti adesso qualcuno cade dalle nuvole io non voglio far parte di questo coro».
Comincia così l'intervista che Michele Fina, 33 anni, ex segretario del Pd all'Aquila, ha rilasciato per il sito dell'Espresso. «L'interesse di Lusi, tesoriere della Margherita per l'Abruzzo nasce, improvviso, nel 2007 - dice Fina - anno di fondazione del Pd. Lo sbarco del senatore è di quelli che nella Marsica ancora ricordano: rivendica da subito di essere originario del posto, poi ottiene, contro ogni regolamento e grazie alle pressioni del gruppo dirigente nazionale, di dar vita ad una propria lista per l'assemblea nazionale, da queste parti ancora si racconta, stupiti, l'organizzazione faraonica che contraddistinse la lista di Lusi».
Fina rammenta «cene in ristoranti di lusso, convention con leader nazionali, iniziative dispendiose, macchine blu, segretarie, assunzioni; una forza economica che da queste parti non si vede neanche per le elezioni nazionali, raccontano in tanti». «Noi ci siamo battuti contro Lusi sul territorio per anni - continua Fina - un confronto/scontro che abbiamo sempre condotto in assoluta solitudine. Coloro che potevano vigilare ed approfondire - denuncia - hanno avuto un atteggiamento pilatesco ed oggi dovrebbero usare parole un po' meno veementi e, se possibile, anche un pizzico di autocritica».
E da Roma cosa le rispondevano alle vostre richieste di «controllo»? Venivate ascoltati? Prosegue l'intervista e Fina: «Abbiamo denunciato diverse anomalie, a partire dal tesseramento gonfiato, ottenendo solo il commissariamento del partito più che una verifica approfondita».