Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Statali, Giustizia, Sanità: tutti i tagli del governo

Tagli nel pubblico: blocco degli stipendi, ferie coatte e stop ai concorsi. Via il 10% dei dipendenti e il 20% dei dirigenti. Sanità: i posti letto calano del 10%. Sindacati sul piede di guerra:  sciopero inevitabile. Il Pd: niente forbici sul sociale. Ecco le novità in arrivo .
monti ammonisce 640
Di Bianca Di Giovanni
4 luglio 2012
A - A
Sulla revisione della spesa il governo non scopre le cifre con i presidenti di Regioni e Province e con i sindaci, e tantomeno con i rappresentanti sindacali. Ma i numeri ci sono eccome, e sono pesantissimi: 25 miliardi da reperire da oggi al 2014. Tutto sulle spalle di dipendenti pubblici, delle amministrazioni centrali e periferiche, e della spesa sanitaria. All’inizio del lavoro Piero Giarda non aveva superato la soglia di 17 miliardi nel triennio, ma il terremoto, la questione esodati e l’andamento degli spread hanno imposto un intervento più pesante. Anche se Mario Monti insiste: « non è una manovra, ma un’operazione strutturale. Siamo contrari a tagli lineari fatti con l’accetta».

Ma sul tavolo a Palazzo Chigi non si visto nessun piano analitico, il «bisturi» che il premier ha promesso di utilizzare non si è visto. Cosa che ha fatto balzare sulle barricate sia i sindacati che gli amministratori locali. Sta di fatto che dal blocco di stipendi dei dipendenti pubblici (che non sembrano «sprechi»), da prepensionamenti e mobilità per il 20% dei dirigenti e il 10% dei dipendenti, la riduzione dei permessi sindacali del 10% per gli statali a partire da gennaio del 2013, dal taglio dei fondi per la sanità (già decurtati di 8 miliardi in tre anni) si dovranno reperire le risorse per evitare l’aumento dell’Iva, salvaguardare gli esodati e affrontare l’emergenza terremoto. Per il solo 2012 si punta a recuperare circa 8 miliardi. Monti avrebbe riferito alle parti sociali che per ora si troveranno le risorse per evitare l’Iva soltanto del 2012 (4,2 miliardi), per il 2013 si vedrà. Il decreto è atteso per venerdì: in tempo per presentarsi di nuovo a Bruxelles con i conti a posto, nel momento in cui si scriveranno le regole tecniche del fondo salva-spread.

L’intervento fa parte di un piano in tre mosse. La prima è già stata varata con il decreto limitato al ministero dell’Economia, che contiene anche indicazioni sulla razionalizzazione delle società degli enti locali. Il secondo step avverrà in questa settimana, con l’intervento sui pubblici e sulla sanità, mentre l’ultimo gradino arriverà a fine luglio, e riguarderà l’accorpamento dei piccoli Comuni e la riorganizzazione delle Province. L’Anci ha fatto richiesta di anticipare la manovra sui piccoli Comuni, perché a fine luglio sarebbe troppo tardi per modificare l’articolo 16 del Salva-Italia sull’unione dei centri sotto i mille abitanti. In ottobre, poi, arriverà la legge di Stabilità: in quella sede si dovrebbero reperire ulteriori risorse per evitare l’aumento dell’Iva, anche parziale, dal 2013.

PUBBLICI
Il pubblico impiego è un territorio minato per il governo. Il ministro Filippo Patroni Griffi ha assicurato che si procederà alla riduzione del personale della Pubblica Amministrazione solo dopo «la verifica delle piante organiche e solo dopo sarà possibile selezionare e modulare l’intervento di riduzione attraverso la mobilità di due anni». Insomma, il governo non agirà unilateralmente. Ma da ora a fine settimana i tempi sembrano davvero stretti per sperare in un’intesa. Vero è che il ministro indica tempi più lunghi. Per lui la deadline è ottobre, quando l’intera organizzazione del personale verrà rivista. l’intervento dovrebbe riguardare circa 2,2 milioni di lavoratori, visto che la scula sembra esclusa. In sostanza si studieranno accorpamenti e possibili trasferimenti di personale. Solo dopo si procederà all’effettiva quantificazione di esuberi reali (quel 10% si riferisce alla pianta organica sulla carta).

Per le eccedenze si profilerebbero due percorsi: il pensionamento con i vecchi requisiti del contributivo per chi è vicino alla pensione (ma il Tfr sarà versato solo quando si saranno raggiunti i requisiti previsti dalla riforma Fornero), e per gli altri la mobilità, che vuol dire due anni con una riduzione dello stipendio all’80%. I sindacati hanno sollevato da subito una questione di diritto. Nella stessa platea di lavoratori, magari con la stessa anzianità contributiva e la stessa età anagrafica, si profilerebbero così due diversi trattamenti: chi è individuato come esubero avrà la pensione (magari non volendo andarci), gli altri saranno costretti a restare al lavoro con le nuove regole.

SANITA'
Ancora da definire il pacchetto sanità. Il piano elaborato da Renato Balduzzi (senza interventi sui servizi) prevedeva risparmi di 1 miliardo per quest’anno e di due per ciascuno dei prossimi due anni (5 miliardi in totale). Con l’aumento della manovra complessiva, sicuramente il taglio lieviterà almeno a 3 miliardi per ciascun anno (totale 8 miliardi).

Secondo una bozza circolata in serata, ma non confermata dal ministero, si sarebbe pensando a un taglio di circa 30mila posti letto, con la chiusura dei piccoli ospedali. Il piano Bondi poi dovrebbe consentire acquisti più vantaggiosi, soprattutto sulla logistica (pasti, lenzuola, ecc). Ci si sarebbe presi una pausa di riflessione sul fronte dei farmaci, dopo la levata di scudi di farmacie e case produttrici. Ma sul fronte delle spese sanitarie è ancora nebbia fitta: è possibile che anche sui vecchi tagli vengano fatte delle revisioni. Una cosa è certa: i presidenti di Regione hanno fatto barricate. «Dicano chiaramente che vogliono ridurre i livelli essenziali di assistenza (lea)», dichiara all’uscita di Palazzo Chigi Roberto Formigoni. «Nessuno toccherà i lea», fanno sapere dal ministero di Balduzzi. Oggi è in programma il primo incontro ministro-Regioni.