«Con me 316 deputati su 630. Avete visto? La maggioranza tiene. Si è allargata anzi...». Berlusconi non partecipa alla conta di Montecitorio sul caso Ruby. Ma «l’ottava fiducia da settembre in poi» che amplia di un voto - di due con l’astensione del Fli Barbareschi - le cifre su cui poggiava l’asse Pdl-Lega, annebbia le ricadute politiche dello stop inferto ieri al federalismo dalla commissione bicamenale.
Che - con un 15 a 15 - ha bocciato il parere di maggioranza su uno dei decreti della riforma prediletta dalla Lega. «Chi conosce il regolamento, sa che un pareggio significa respinto e non c'è un testo alternativo - sostieneil presidente della Camera, Gianfranco Fini - Siamo in una situazione senza precedenti».
Per superare l’impasse premier e Senatur non si sono fatti scrupoli e hanno messo il Parlamento fuori gioco. Già ieri mattina - durante un vertice convocato dopo il no della bicamerale - Berlusconi aveva garantito a Bossi un Consiglio dei ministri straordinario per «sanare la situazione».
«Andiamo avanti lo stesso, la legge lo consente», aveva esortato il Cavaliere. Grazie a questa rassicurazione Bossi aveva riposto nel cassetto la minaccia di crisi di poche ore prima. «Non penso ci sarà un ritorno immediato alle urne», aveva corretto il leader della Lega dopo un vertice con il Presidente del Consiglio, convocato in seguito allo stop al decreto sul fisco municipale.
«Berlusconi vuole vedere l'esito della votazione sul caso Ruby», aveva chiarito. E il premier, nel pomeriggio, si dichiarava «soddisfatto» per «quei 316 e passa» che avevano rispedito alla procura di Milano la richiesta di perquisizione degli uffici del suo amministratore privato, citato più volte dalle ragazze che frequentavano le notti di Villa San Martino.
«Avevo garantito a Bossi i numeri per andare avanti e i fatti mi hanno dato ragione», spiegava il Cavaliere ai suoi dopo il risultato della Camera. A Palazzo Grazioli adesso si fanno i conti: 315, più il voto non espresso dal premier «per motivi di opportunità», più l’astensione di Luca Barbareschi, più l’assenza dall’Aula dell’ex Mpa Latteri, più quella del finiano Rosso, più quella dei liberaldemocratici, Tanoni e Melchiorre.
Dai «4 agli 8 nuovi ingressi nel centrodestra - spiegano i fedelissimi - Altri ne arriveranno». Le elezioni anticipate? «Si allontanano - assicurano - Tutto dipenderà solo dagli sviluppi del caso Ruby».
La maggioranza ottenuta ieri sera alla Camera, e preventivamente annunciata a Bossi, aveva permesso a Berlusconi di garantire alla Lega che «una soluzione» per il fisco municipale si sarebbe trovata anche con un decreto legislativo. Bicamerale bypassata e cancellata? Parlamento mortificato?
Per evitare il voto anticipato e rabbonire Bossi, Berlusconi ha dato via libera al colpo di mano sul federalismo. Nonpiù tardi dell’altro ieri lo stesso premier aveva incensato l’appello di Napolitano per riforme condivise.
Sul caso Ruby, poi, il Cavaliere ha costretto il Senatur a prendere atto che «la maggioranza possiede i numeri per andare avanti». Trecentoquindici voti contro 298: la Camera non ha autorizzato la procura di Milano a perquisire l’ufficio dell’amministratore privato del Cavaliere.
Esito dato per scontato dal Pdl, quest’ultimo. Da giorni si annunciavano «nuovi arrivi » nella magigoranza. E ieri è stato l’ex Mpa, Aurelio Misiti, a regalare al Cavaliere la prima stampella «scoperta » che serviva a tenere buono Bossi e le suggestioni di Maroni sul dopo Berlusconi.
Adesso «la legislatura potrà andare avanti - spiegano gli uomini del Cavaliere - il voto anticipato è stato scongiurato». Le incognite, tuttavia, riguardano l’inchiesta milanese che vede il premier indagato per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione. Se venisse accolta dal gip la richiesta di rito immediato? L’eventualità viene considerata alla stregua di un «golpe» dai berluscones. Il Cavaliere «perseguitato», a quel punto, «potrebbe scegliere lui le urne, rivolgendosi al popolo».