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Speciale Elezioni 2013

Tutti i bluff di B.: scendo in campo, anzi no

berlusconi faccia furba 640
Di Susanna Turco
30 agosto 2012
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Sarebbe bello poter paragonare Silvio Berlusconi a quel classico Nanni Moretti del «mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo o se non vengo proprio».

Sarebbe bello, ma inefficace: troppo semplice, l’incertezza tra due sole possibilità. Nella estenuante estate del 2012, pare invece che il Cavaliere abbia appreso l’arte del dubitare di tutto, sempre e continuamente. A ritmi, con tutto il rispetto, schizofrenici.

Tanto veloci che non c’è quotidiano che riesca a cogliere l’attimo in sincrono con un altro: e talvolta è persino difficile, all’interno dello stesso articolo sulle intenzioni del Cavaliere, trovare una piena coerenza interna tra l’una e l’altra affermazione.

Ieri, per esempio, su Repubblica Berlusconi risultava in ansia per chiudere il prima possibile sulla legge elettorale e andare in fretta e furia al voto (causa timori su un nuovo assalto delle procure), sul Corriere della Sera era invece incerto tra lo stallo sulla legge e il voto anticipato (ma più incline allo stallo, anche sulla sua ricandidatura), sulla Stampa «sempre più vicino» all’annuncio di una nuova discesa in campo.

Naturalmente, a far protestare i maggiorenti del Pdl è stato l’articolo di Repubblica. Fabrizio Cicchitto, per esempio, bollando il tutto come «un feuilletton» si chiedeva «cosa ne sa Repubblica delle vicende giudiziarie che riguardano Berlusconi». Cosa ne sa? Ma non è mica un segreto.

Giusto lunedì, il Giornale riportava in virgolettato le parole dell’ex premier: «Se mi ripresento sono già pronte le inchieste contro di me. Due a Napoli e una a Bari. Si ricomincia a ballare». Nessuno ne aveva informato Cicchitto. E sono mesi che si va avanti così. L’estate è partita con la conferma che si sarebbero fatte le primarie nel Pdl.

Già si parlava di ottobre, già si scaldavano i motori dei concorrenti più o meno incredibili, si accennava addirittura a regolamenti da scrivere. Poi è crollato tutto. Perché Berlusconi – si è detto e si è letto - aveva deciso di tornare in campo, visti i sondaggi che senza di lui davano a picco il Pdl. Anzi di più, voleva tante liste civiche. Ancora di più: cambiare il nome al partito. Voleva tornare a «Forza Italia».

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