Al Senato tiene l'asse Pdl-Lega, almeno in Giunta per le immunità: con un voto secco (12 a 7) della ex-maggioranza, questa mattina, la Giunta ha infatti dichiarato di «aver già trattato» la richiesta d'arresto a carico dell'ex senatore del Pd Alberto Tedesco, di essersi già espressa per il 'no', di aver registrato il voto conforme dell'Aula e quindi di non poter più affrontare le rinnovate richieste della procura di Bari, rispedendo di fatto al mittente il fascicolo e la richiesta di custodia in carcere. Lo ha raccontato al termine della seduta di oggi il senatore dell'Idv Luigi Li Goti, definendosi «molto alterato» per la «strage di diritto» compiuta oggi a palazzo Madama.
Non solo: a suscitare gli strali dell'opposizone è stata anche il secondo voto di stamattina, quello con cui, stando sempre al racconto di Ligotti, affiancato da Felice Casson (Pd), la Giunta ha disposto che la questione Tedesco non debba essere più affrontata neanche in Aula. In questo caso, però, la Lega ha votato con Pd e Idv per andare in Aula, fissando così il risultato finale sul 10 a 9. Della questione, però, si è fatto carico il presidente della Giunta, Marco Follini, il quale ha assicurato che scriverà una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani, per chiedere se il regolamento è stato interpretato in maniera corretta.
Il busillis è cosa da giuristi: secondo quanto raccontato da Ligotti, infatti, «nella prima richiesta d'arresto il reato contestato era la corruzione, mentre il gip di Bari aveva respinto l'ipotesi del Pm di associazione a delinquere. Il Tribunale del Riesame di Bari ha però dato ragione al Pm, consentendo una nuova richiesta d'arresto, sulla quale però la GIunta ha dichiarato di non dover proseguire, perchè il caso era già stato trattato. Cosa non vera: il senatore è lo stesso, ma il reato è diverso. E comunque, la questione - ha concluso Ligotti - doveva essere rinviata all'Aula».