Ruby, la Camera vota no alla perquisizione

Caso Ruby, la Camera vota no all'autorizzazione a perquisire l'ufficio di Spinelli, l'amministratore del presidente del Consiglio: 315 i no, 298 i sì. Franceschini: "Premier copre Italia di ridicolo" Procura: «Niente foto rilevanti».  Richiesta di rito immediato per premier «non prima di lunedì». Soldi premier a madre Noemi di C. Fus.
ruby sorride
1 febbraio 2011
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La Camera dice «no» alla richiesta dei Pm di Milano di autorizzazione della perquisizione dell'ufficio dell'amministratore privato di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, nell'ambito dell'inchiesta Ruby, e restituisce gli atti alla Procura milanese. Hanno votato a favore della restituzione, come proposto dalla giunta per le Autorizzazioni a procedere, 315 deputati. I no sono stati 298. Un astenuto sui 614 presenti. Il numero di 315 per la maggioranza era quello previsto: ai 314 voti ottenuti sul voto di fiducia il 14 dicembre si aggiunge quello di Silvano Moffa che allora non partecipò al voto.

Non hanno preso parte alla votazione sul 'caso Ruby' nell'Aula di Montecitorio 12 parlamentari, quasi tutti dell'opposizione. Tra questi ci sono i finiani Giulia Cosenza Roberto Rosso. Assenti per gravi motivi personali gravi Cinzia Capano, Marco Fedi e Anna Rossomando. Non c'erano Luca Volontè dell'Udc, Gianni Vernetti dell'Api, il Lib-Deb Italo Tanoni, Karl Zeller delle minoranze linguistiche, Ferdinando Latteri dell'Mpa, i parlamentari del Gruppo misto Antonio Gaglione e Paolo Guzzanti.

Per il leader dei Verdi Angelo Bonelli, «con questa decisione (il no all'autorizzazione, ndr) il Parlamento dà un pessimo segnale ai giovani: ratifica il principio che solo i furbi vanno avanti e che i potenti restano impuniti. Questo voto è un insulto agli italiani onesti e alla Costituzione, dimostra che la legge non è uguale per tutti».

Pienone in Aula e sui banchi riservati al governo per il voto a Montecitorio sull'autorizzazione a perquisire l'ufficio di Spinelli (del presidente del Consiglio) per il caso Ruby. Il posto del presidente del Consiglio è ancora vuoto (durante il dibattito ci si era seduto Tremonti), ai suoi lati ci sono il ministro degli Esteri, quello dell'Economia, arrivato insieme a Umberto Bossi mentre erano già al loro posto, tra gli altri, La Russa, Carfagna e, ancora, Santanchè. La circostanza curiosa è che Roberto Maroni, che entra in Aula quasi contemporaneamente a Tremonti e Bossi, constatato l'affollamento di ministri e sottosegretari, sale e si accomoda tra i banchi dei deputati della Lega, salutando con la mano i colleghi di governo di fronte a lui. Nel Pd tre assenti per gravi e documentate ragioni.

L'aula della Camera ha avviato l'esame della richiesta di perquisizione degli uffici del ragionieri del premier Berlusconi, Giuseppe Spinelli, nell'ambito dell'inchiesta sul caso Ruby. Il voto (palese) è previsto intorno alle 19. Il relatore, Antonio Leone (Pdl), spiega che gli atti dell'indagine vanno restituiti alla Procura di Milano, essendo competente il Tribunale dei ministri. Quello contestato a Berlusconi, sottolinea Leone, è un reato funzionale (la concussione) e quindi non può essere un tribunale ordinario a giudicare. Il relatore cita il precedente Matteoli: «Non parlo parlamentarmente- spiega- ma della fase precedente» perchè gli atti furono «rimessi al collegio degli reati ministeriali e la procura lì li invio». C'è anche il precedente, continua Leone, del «19 marzo 2010 quando la Procura di Trani inviò al Tribunale dei ministri» le carte delle presunte pressioni di Berlusconi su un componente Agcom.

Quella Procura «espresse un dubbio sulla configurabilità del reato ministeriale, ma disse che la valutazione spettava esclusivamente al Tribunale dei ministri». Poi Leone aggiunge ulteriori motivazioni a supporto della tesi dell'«incompetenza» del Tribunale di Milano. «Ma voglio abbondare», sottolinea spiegando che basterebbe solo la qualificazione del reato ministeriale. «Anche territorialmente», dice- il Tribunale di Milano è incopetente: «la prova» sarebbe nella telefonata che Berlusconi fece al dottor Ostuni, capo di gabinetto del questore di Milano, per il rilascio dell'allora minorenne Karima. «Ostuni- spiega- era a letto nella sua casa di Sesto san Giovanni, lo dimostrano le celle telefoniche. La concussione si sarebbe quindi consumata in territorio incluso nella competenza del tribunale di Monza». E ancora «quasi 'ad abbundantiam'» aggiunge: «Ma se la Procura è intenzionato a chiedere il giudizio abbreviato per l'evidenza della prova, a cosa serve la perquisizione se il quadro delle prove è completo?». Per il relatore, tutta la vicenda conferma che «c'è un intento persecutorio della Procura alla luce dei precedenti rapporti tra Berlusconi e quella Procura che definire burrascosi è dir poco». Alla luce delle tesi esposte, Leone conclude che occorre «restituire gli atti all'autorità anche per mettere dei 'palettì, per un riequilibrio dei due poteri in ballo». La «preoccupazione» che vi possa essere «un intento ritorsivo, se non persecutorio, non sembra facilmente fugabile».

Dopo la relazione di maggioranza sul caso Ruby, fatta da Antonio Leone, le opposizioni, nell'aula della Camera, hanno svolto le relazioni di minoranza. Pd, Idv e Udc dicono «no» alla proposta di restituire gli atti alla Procura di Milano e sostengono che occore dire «sì» alla richiesta di perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli, ragioniere di Berlusconi. Per Marilena Samperi (Pd) dalle carte emerge un «quadro inquietante» di feste a casa del premier «con balli lascivi». Emerge, continua, uno «scenario sqallido e desolante che umilia tutti gli italiani.

La Camera dei deputati farebbe bene a non diventarne complice. Berlusconi si presenti ai giudici di Milano senza costringere il parlamento a sostentere tesi impudiche. È assolutamente illegitima la proposta che la maggioranza fa». Per l'Idv parla Federico Palomba: «Noi siamo assai preoccupati per una decisione che sottoporrebbe il parlamento al ludibrio e al ridicolo». Rivolto ai parlamentari di centrodestra dice: «Salvate il parlamento e l'Italia da un altro colossale scherno che ci sommergerebbe. Voi per salvare il presidente del Consiglio dal processo esponete il presidente del Consiglio al ridicolo» sostendo che fosse convinto che Ruby era la nipote di Mubarak.

Sul diniego alla perquisizione degli uffici di Spinelli, Pierluigi Mantini (Udc) osserva: «Cosa c'è dietro quella porta che non può essere conosciuto?». Quanto alle intercettazioni e ai verbali contentuti negli atti inviati alla Camera, il deputato centrista parla di «quadro allarmante di festini organizzati dal premier con riti sessuali definiti bunga bunga». Quanto alla tesi che Berlusconi agisse nella sua funzione di presidente del Consiglio telefondando alla Questura di Milano, osserva sarcastico: «Ma la prostituzione minorile non è oggi tra le funzioni del primo ministro...».

CARABINIERI PRESIDIANO UFFICIO PM PER EVITARE FUGA NOTIZIE
Due carabinieri stanno presidiando il corridoio davanti all'ufficio del pm Antonio Sangermano, uno dei titolari dell'inchiesta milanese sul caso Ruby, a tutela della riservatezza degli atti del fascicolo.

Il pm è infatti al lavoro nel suo ufficio per preparare gli atti della richiesta di giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi e i suoi collaboratori stanno fotocopiando alcune "carte" del fascicolo. Due militari "sorvegliano" il corridoio al quinto piano del palazzo di giustizia milanese a tutela della riservatezza degli atti. Il maggior livello di guardia - sempre da quanto si è saputo - sarebbe dunque una misura predisposta dalla procura nel tentativo di evitare fuga di notizie e di assicurare la riservatezza del fascicolo.