Via libera della Corte Costituzionale al processo, in corso a Milano, che vede accusato l'ex premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. I giudici della Consulta hanno infatti respinto il conflitto sollevato dalla Camera contro i magistrati milanesi.
La Camera dei deputati - con un intervento del Senato - sosteneva nel suo ricorso che non spettava ai magistrati milanesi chiedere e disporre il giudizio immediato per l'ex premier, poiché il reato di concussione al centro del processo sarebbe stato, secondo il Parlamento, di competenza del tribunale dei ministri. La tesi evidentemente non è stata condivisa dai giudici costituzionali. Le motivazioni della sentenza, come prevede il regolamento, saranno depositate entro un mese.
Ecco i 314 deputati che credono alla balla su Ruby
SCHEDA in PDF: cos'è il conflitto di attribuzione
IL PROCESSO ANDRA' AVANTI
«In relazione al conflitto sollevato dalla Camera dei Deputati nei confronti della Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano e del Giudice per le indagini preliminari presso lo stesso tribunale, la corte ha respinto il ricorso»: lo si legge in un comunicato della Corte costituzionale che ha dunque stabilito che il 'processo Ruby' a carico dell'ex premier andrà avanti.
SAMPERI, PD: CHI POTEVA ACCETTARE RUBY "NIPOTE DI MUBARAK?"
Per la capogruppo democratica nella giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, Marilena Samperi «la bocciatura del ricorso della Camera conferma quanto abbiamo sostenuto e cioè che Berlusconi ha usato il parlamento e piegato le istituzioni per i propri interessi privati trattandoli come appendici del suo collegio difensivo. Del resto come si poteva anche solo pensare che la più alta istituzione repubblicana potesse accettare la falsa verità di Ruby nipote di Mubarak? Adesso il processo proseguirà, ci auguriamo che Berlusconi non si sottragga al giudizio».
FURIOSO BONDI, PDL: "DEMOCRAZIA DIMEZZATA"
«Democrazia dimezzata». Affondo dal coordinatore Pdl Sandro Bondi contro la bocciatura che interviene in difesa di chi è sempre il suo capo. «La sentenza della Consulta conferma che il rapporto fra potere legislativo e ordine giudiziario costituisce in Italia un problema che, se non affrontato alla radice, svuota di fatto la democrazia di ogni reale potere derivante dalla volontà popolare. Ci troviamo in una democrazia dimezzata, una democrazia che dipende da un potere costituzionale sovraordinato rispetto alla democrazia liberale classica. È impossibile per chiunque esercitare il mandato di governo, a meno che non si riconosca il potere di un organo non legittimato democraticamente di annullare le decisioni e le prerogative sovrane del potere democratico».