Sull’ emergenza neve il governo è stato «distante». Non è passata inosservata al presidente della Toscana Enrico Rossi la quasi totale assenza di Monti e dei ministri in questi giorni con l’Italia sottosopra. A cominciare dal responsabile di trasporti e infrastrutture Corrado Passera che doveva intervenire visto che ha la golden share sia di Fs che di Enel dice Rossi chiedendo al governo di aprire con Regioni e enti locali «un tavolo politico». Anche sul ruolo della Protezione civile perché se è chiaro che «Alemanno ha sottovalutato la situazione» tuttavia è anche vero che se prima la Protezione civile «era troppo “grassa”, ora è eccessivamente smunta».
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Presidente Rossi, come è possibile che un Paese che dovrebbe dirsi civile resti prigioniero per giorni di neve e ghiaccio?
«La parola chiave è manutenzione. Viviamo in una società che sembra avere smarrito il gusto di avere una prospettiva di governo di se stessa che vada oltre l’immediato».
In crisi sono finiti quelli che dovrebbero essere i servizi essenziali: treni, elettricità, strade.
«Il problema è che questi grandi servizi pubblici, privatizzati e dominati da una logica degli utili stabiliscono livelli di manutenzione standard e che poi non riescono a far fronte ai picchi che si possono determinare. Prendiamo le ferrovie. Qui da noi rispetto al disastro del dicembre 2010 c’è stato un miglioramento. Nella Toscana centrale dove si sono messi degli scambi nuovi, che hanno serpentine che non li fanno gelare s’è viaggiato. Sulla costa dove, nonostante le nostre richieste, non si è intervenuto i treni sono rimasti fermi. Non c’è quindi da fare molto ma costruire un piano che consenta di cambiare i vecchi scambi con quelli nuovi che costano dai 30 ai 50mila euro l’uno. E poi quando i treni stanno fermi i cittadini devono essere informati».
E l’atteggiamento del Governo Monti come lo giudica?
«Mi pare che sia stato un po’ distante. Il ministero alle Infrastrutture dovrebbe intervenire. Passera fa tante dichiarazioni sui giornali, però questa emergenza neve lo riguarda anche lui perché ha la golden share, se non sbaglio, sia delle Ferrovie che dell’Enel. I tecnici fanno un po’ i furbi insomma. Bisogna esporsi su questi temi. Lo impone l’essere proprietari dei due punti su cui il sistema è venuto meno. Bisognerà pur domandarsi se le autorità di garanzia hanno funzionato e cosa fa il proprietario numero uno per garantire questi servizi. Altrimenti si rischia di avere un Paese un po’ abbandonato e che la settima potenza industriale del Mondo vada in tilt per pochi centimetri di neve».
E resti, come è successo a migliaia di famiglie, al buio per giorni.
«Noi abbiamo avuto persone senza elettricità per 4-5 giorni. All’Enel chiediamo con garbo, ma con decisione, cosa intende fare per non veder ripetere queste situazioni. E su questo ci attendiamo risposte dallo stesso ministero delle infrastrutture. Le autorità di controllo e garanzia dicano se veramente è stato fatto tutto o se c’è qualcosa da rivedere».
Ma lei cosa si aspetta dal governo?
«Una riflessione seria, da farsi però non nel chiuso delle proprie stanze ma con gli enti locali che sanno cosa è avvenuto davvero ai propri cittadini. Invito Passera a discutere con noi su Enel, Ferrovie, sulle grandi arterie stradali e autostradali. Che ci sia un confronto vero anche sul governo del territorio. Tema su cui il decennio berlusconiano ha provocato la più grande gelata che abbiamo conosciuto. Vale lo stesso discorso delle alluvioni. Bene le risorse per i grandi investimenti, ma servono anche nuove politiche del territorio. Noi abbiamo bloccato tutte le edificazioni nelle aree a rischio idrogeologico: oltre 1 milione di metri quadri. Questa scelta può avere un valore anche nazionale o no?».
Della polemica fra Alemanno e Gabrielli che ne pensa?
«È evidente che ci sono delle responsabilità dei sindaci. Il sindaco di Firenze chiese scusa. C’è una bella differenza col comportamento di Alemanno che ha fallito e prova ad addossare a altri le responsabilità. Però non si può dare nemmeno una risposta burocratica. Ci sono alluvioni dimenticate su cui il Governo non interviene, non mettono in discussione le cose fatte da Tremonti che hanno lasciato le regioni sole, non ci sono i fondi per la Protezione civile. Non si possono avere reazione solo alla prefetto, si discuta anche di politica. Non ci sono scuse per la débâcle del Comune di Roma, però è anche vero che se prima la Protezione civile forse era troppo grassa, adesso mi sembra eccessivamente magra. Il Paese insomma deve discutere in termini politici di ciò che è avvenuto».