Come mai avete scelto come punto di partenza la parola “Caos”?
«Basta dare un'occhiata intorno a noi: l'economia, la finanza, la politica e il disorientamento nella società. C'è da dire che quando abbiamo pensato a questo tema non avevamo ancora chiaro quanto sarebbe accaduto: un attacco speculativo così violento al Paese neanche il più brillante dei futurologi avrebbe saputo prevederlo. Proprio per questa situazione, una riflessione sul caos è ancor più indispensabile.
Quali le idee forti di VeDrò 2011?
«Il caos è vita, e non per forza va letto sotto una chiave negativa. Noi ci crediamo fortemente e tutta la manifestazione cerca di sottolineare questo aspetto. Trasformare il vincolo in opportunità è la chiave di lettura di VeDrò. Noi cerchiamo di farlo attraverso il contributo di professionisti qualificati, uomini delle istituzioni, politici, con un metodo bipartisan costruttivo, che costituisce da sempre la nostra forza. Il disgelo tra le parti, di cui ha parlato il presidente della Repubblica a Rimini, è una pratica mai cosi' indispensabile, che noi sperimentiamo da ormai 7 edizioni».
Com'è l'Italia vista da VeDrò, e quali cambiamenti auspicate che si adottino per un futuro migliore?
«Vedrò è nato, da subito, con uno sguardo al futuro e il futuro migliore si costruisce, prima di tutti, con un metodo condiviso. La storia dimostra che non esiste una formula magica per risolvere i problemi di un Paese o di una società, ma che le soluzioni migliori arrivano dal confronto, dalla contaminazione, dall'apertura. E' quanto tentiamo di fare qui, spero con proposte credibili e innovative».