Via libera della Camera alla responsabilità civile dei magistrati. Con voto segreto su un emendamento presentato dal leghista Gianluca Pini (264 a favore, 211 contrari, un astenuto) è passata la norma su cui il governo e il relatore avevano espresso parere contrario. E’ stata così sancita nel segreto dell’urna una spaccatura all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo e che ha visto il ricomporsi di antiche alleanze tra il Pdl e la Lega, com’è già accaduto sul caso Cosentino, messe in discussione dalla diversa decisione di sostenere il governo Monti. Governo battuto, dunque.
Ed è la quinta volta che accade dall’insediamento su norme su cui aveva espresso parere negativo. L’emendamento è stato approvato nell’ambito della legge comunitaria che in conclusione dei lavori è poi stata votata con 326 sì, 21 no e 43 astensioni ed ora passa al vaglio del Senato. In esso viene sancito che «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento» di un magistrato «in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia», possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni che toccherà sopportare alla toga chiamata in causa. I magistrati che, oltre i politici, hanno immediatamente espresso il loro no ad una norma che li penalizza e, in qulche modo, penalizza la loro libertà.
Per i vertici dell’Anm si tratta di «una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice», nonché «un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione» nei confronti della magistratura hanno affermato Luca Palamara e Giuseppe Cascini, presidente e segretario dell’Associazione nazionale magistrati. «È una norma incostituzionale. L’associzione valuterà ogni iniziativa, anche le più estreme, per contrastare questa mostruosità giuridica». Per martedì prossimo è stato convocato un comitato direttivo centrale straordinario dell’Anm per decidere come procedere. Le reazioni Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà ha cercato di ridimensionare la portata del voto affermando che «non porterà problemi alla maggioranza» e dando assicurazioni sulla modifica in Senato guadagnandosi però, da parte del Pdl, una notazione sull’autonomia del Parlamento. Non fare previsioni ma tranquillizzare.
Questa la parola d’ordine dell’esecutivo. Intervenendo in aula il ministro Enzo Moavero Milanesi ha assicurato «il fermo impegno del governo ad affrontare la tematica della responsabilità dei magistrati ma nel quadro di una disciplica organica». Il ministro della Giustizia Paola Severino, «nel rispetto del Parlamento che è sovrano» ha affermato di «confidare che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perché interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo". Una «seconda fase» è dunque auspicabile. Se gli esponenti del governo si trovano d’accordo che una soluzione andrà trovata a Palazzo Madama è evidente che resta la questione politica. Non è possibile, dato il voto segreto, fare un calcolo esatto su come hanno votato i vari gruppi ma stando ai tabulati e incrociando i dati sarebbero circa duecento i voti “in libertà” nella maggioranza. Un voto trasversale al di là delle dichiarazioni di voto che ha visto l’intrecciarsi di accuse tra le diverse anime della coalizione che regge il governo. «Gli attacchi sono del tutto ingiustificati» ha detto Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl. «I numeri parlano chiaro: coloro che hanno votato a favore sono molti di più della somma dei deputati presenti in aula appartenenti al nostro partito e alla Lega».
Il capogruppo del Pd ha puntato il dito contro il voltafaccià del Pdl: «Il Governo aveva avuto l’impegno del Pdl a votare per la soppressione dell’articolo», riferisce Dario Franceschini. Quanto avvenuto oggi «è inaccettabile» ha tuonato il segretario Pierluigi Bersani, ritenendo «necessario subito un chiarimento». Durissima anche la reazione dell’Idv. Antonio Di Pietro ha parlato di una «maggioranza trasversale e piduista» e si è già rivolto a Napolitano invitandolo a tener conto dei profili di incostituzionalità della norma approvata. Per Fli è stata scritta «una brutta pagina del Parlamento». Mentre Pier Ferdinando Casini ha definito la norma «giusta, ma è stata messa nel posto sbagliato, non andava inserita in questa sede».