Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Renzi: Bersani ci vuole in saccoccia, ma non sono Alfano

matteo renzi big bang 2013 640
Di Andrea Carugati
15 luglio 2012
A - A
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Matteo Renzi opta per la seconda ipotesi, davanti ai cronisti che lo avvicinano all’Eur dopo la relazione di Bersani. «Ha detto che le primarie si faranno, che il governo lo sceglie il premier senza bilancini, che non saremo il partito delle tasse. Io lo vedo mezzo pieno...».

Parole di circostanza, ma l’aria che tira attorno all’enfant prodige del Pd non è delle migliori. Resta all’assemblea Pd solo per il tempo della relazione, poi scappa al bar, coi suoi amici di Firenze commenta le parole del segretario e la riunione con ben altre parole: «Du palle...».

Poteva essere il Renzi day, quello della consacrazione del giovane sfidante contro la vecchia nomenklatura. E invece quella di ieri per il sindaco fiorentino è stata una giornata un po’ così. Seduto a metà platea, confuso tra i delegati. Insomma, un po’ sotto tono. E soprattutto con un interrogativo. «Rinviando il discorso sulle primarie tutto a settembre, Bersani pensa di metterci in saccoccia», spiega Renzi. «Si sbaglia di brutto perché noi in questo mese ci organizziamo sul territorio e a settembre siamo pronti. Non siamo mica come Alfano...».

E ancora: «Se le primarie si fanno il 3 dicembre invece del 14 ottobre abbiamo tempo in più per lavorare. Vuol dire che andiamo a fare campagna al Sud, l’abbiamo un po’ trascurato». Proprio il segretario del Pdl è l’esempio che il giovane sindaco non intende seguire. E infatti mostra ai cronisti dal telefono un tweet di “Angelino”, che si dice pronto a sostenere ventre a terra il ritorno del Cavaliere.

E dice: «È stato desolante vedere tanti giovani del Pdl che si sono immediatamente rimessi in ordine appena Berlusconi ha detto “scendo in campo io”. Noi faremo l’opposto».

Sarà lui il candidato? «I giovani del Pd non si faranno indietro, e decideranno nei tempi e nei modi previsti dal regolamento chi sarà il candidato». «Di certo», aggiunge, «non vogliamo che le primarie siano un concorso di bellezza». E tuttavia tra i giovani ribelli, quelli come Civati e Gozi che ieri hanno dato battaglia sui matrimoni gay, Renzi non è molto in sintonia: li separano non solo rivalità personali, ma anche visioni diverse sull’economia. A dispetto dei toni sempre battaglieri, il sindaco è preoccupato. Consapevole di non avere truppe nell’assemblea Pd, che sarà chiamata a scrivere le regole delle primarie.

Nonostante qualche appoggio solista (come quello di Andrea Sarubbi) il nucleo duro dei cattolici, da Marini a Franceschini, lo vede come il fumo negli occhi. Compreso Fioroni, che pure in passato aveva simpatizzato per la novità del sindaco. Insomma, nonostante le aspirazioni mai sopite da rottamatore, il sindaco cerca sponsor di peso. Così viene letta la visita di fine giugno a casa di Romano Prodi. Il sindaco fiorentino negli ultimi tempi ha fatto più volte visita in Emilia, per incontrare altri colleghi come Delrio di Reggio Emilia e Dosi di Piacenza.

Per stringere contatti con giovani amministratori pronti a sostenerlo alle primarie. Ma soprattutto per parlare col Prof. Che lo ha esortato a tirar fuori «idee nuove», che riguardino tanto l’economia che il progetto di società che ha per il Paese. Ma gli ha detto anche che non ci saranno endorsment plateali, come conferma la portavoce Sandra Zampa.

«Così come ha ricevuto Renzi, riceverà anche gli altri candidati che glielo chiederanno, ma non intende schierarsi con nessuno». Ieri poi c’è stato anche uno “scontro fisico” sfiorato con Stefano Fassina, nel bar dietro l’assemblea Pd all’Eur. Uno entrava, l’altro usciva, si sono sfiorati. «Ciao, lieto di conoscerti», ha detto Renzi. Fassina allunga la mano, ma non dice una parola.