In paese, o quel che ne rimane, si dice che i primi a rimanere sotto la colata di acqua e fango siano stati due coniugi di ottantanni. Pietrina Sambuchi, che qui a Borghetto Vara tutti chiamavano Adriana, e il marito Dante Cozzani abitavano al piano terra di una piccola casa, al numero 5 di via IV Novembre. L’ondata di fango li ha sorpresi mentre erano in sala a guardare la televisione. L’acqua è entrata in salotto ha spostato i mobili, li ha sollevati letteralmente, spingendoli contro la porta di ingresso. Il salotto si è trasformato in una trappola. I due coniugi sono morti annegati, intrappolati. Poi l’acqua ha spalancato un’altra porta. Quella di Paola Fabiani, 52 anni, che abita in linea d’aria cinquanta metri sotto. Prima di arrivare nell’abitazione di due piani, i tre metri di fango hanno travolto il giardino, il muro di cinta, una piccola statua del Redentore, e il padre Aldo, ottant’anni, che era corso per avvertirla del pericolo. Di Paola il cadavere è stato trovato, quello del padre lo stanno ancora cercando.
Alle spalle di Borghetto Vara, che prende nome dal torrente esondato, c’è la minuscola frazione di Cassana. Lì due palazzine sono state spazzate via, sbriciolate. Ci abitavano quattro persone. Una giovane donna è stata salvata nella notte. Degli altri tre non si sa più nulla. Scomparsi, inghiottiti, trascinati chissà dove. Chi ce l’ha fatta è stata invece Monica. Monica è giovane e sconvolta. È la proprietaria di un locale, il bar baruffa. Come gli altri è stata colta di sorpresa. L’acqua non lascia scampo, ma per le ha fatto un’eccezione. «Sono finita sott’acqua - ha raccontato - , ho chiuso gli occhi e ho pregato». La forza della corrente l’ha trascinata con sé capovolgendola, sommergendola, per poi risputarla chissà come. Per quattrocento metri si è presa gioco di lei. L’ha portata via con le auto, gli alberi, lasciandola semi svenuta addosso alle reti dei campi da tennis. E lì l’hanno recuperata all’alba. Sfinita, esausta, ma incredula di avercela fatta. Accanto a lei il caos fatto di carcasse di macchine, animali morti, rami spezzati, e tanto troppo fango. Quando l’hanno riportata alla vita, il fiume scorreva tranquillo qualche metro più giù. Come se nulla fosse accaduto. Come se quello vissuto da Monica non fosse stato altro che un brutto sogno. Monica non è stata la sola ad avere l’occasione di raccontarla. Anche il farmacista del paese si è salvato in un modo rocambolesco. Anche lui inghiottito e risputato dal fiume di fango. Che lo portato duecento metri più dalla sua bottega dove lo aveva colto di sorpresa. Lui non ha pregato ma è riuscito ad aggrapparsi a un grosso tronco che lo ha tenuto a galla e adesso può raccontarlo.
Un’altra famiglia aveva cercato riparo sul tetto di una casa: «All’improvviso abbiamo udito un rumore sordo - raccontano Patrizia e Armando Fabiani -, e abbiamo capito che la parte sotto era crollata». Sono riusciti a balzare di lato, un attimo prima che arrivasse l’onda. Tra i tanti testimoni c’è anche chi racconta di una o più persone portate via e delle quali non c’è traccia. Raccontano, ad esempio, di un signore straniero, forse di origine ecuadoriana. Era con la moglie, quando il viale del paese è stata invasa dal fango è riuscito ad afferrare un’altra donna e a salvare. Ma la moglie è stata portata via. Nel paese di Borghetto in queste ore è tornata la tranquillità. Molti contano i danni alle loro case. Chi può cerca di rimediare ai danni del fango. Altri aspettano parenti o gli aiuti dello stato. Tutti, però guardano il cielo. Scrutano le nuvole sperando che l’inferno non arrivi un’altra volta.