Qui Milano: donna Letizia
si tinge di verde Carroccio

Di Oreste Pivetta
23 aprile 2011
A - A
Mi è capitato di partecipare ad un dibattito radiofonico (per una radio romana) a proposito delle prossime edizioni. Il mio interlocutore era l’ex sindaco (leghista allora) Marco Formentini. Purtroppo, non ho fatto in tempo a dirgli che, dopo quindici anni con il tandem Albertini-Moratti, rimpiangiamo anche lui. Al di là della battuta, alla giunta Formentini dobbiamo anche nobili (mai più ripetute) imprese, come la pedonalizzazione di via Dante.

Cercavo, animosamente, di sottrarmi alla logica nazional-politica imposta da Berlusconi, invitando chi andrà al voto a considerare la qualità dell’aria che respira, la tragedia della mobilità nel caos quotidiano, la precarietà dei trasporti pubblici, l’invadenza oltre ogni panorama immaginabile del mattone nel rispetto non dei milanesi ma degli interessi di chi può già vantare cospicue partecipazione nei gruppi assicurativi, dentro Generali, dentro Mediobanca e magari nel patto di sindacato del Corriere (vedi Ligresti). Formentini, con gran civiltà, contrapponeva ai miei argomenti anti-Moratti giudizi positivi sui suoi progetti, mi rivelava che i tram a Milano sono puntualissimi, mi sfidava a provare quelli di Roma, esaltava il grande appuntamento dell’Expo 2015 e infine lodava il severo e risoluto atteggiamento della nostra Letizia sulla vicenda Lassini (quello del “via le Br dalle preture”).

Resto convinto, anzi convintissimo, che a Milano l’aria sia irrespirabile (come dimostrano giorno per giorno le mie bronchiti e i dati rilevati dalle agenzie regionali anti-inquinamento) e che muoversi a Milano sia un terno al lotto, per ragioni di traffico, per la rovinosa vecchiaia del materiale rotabile (soprattutto per la metropolitana), per i tagli (ufficiali) alla frequenza dei mezzi. Per quanto riguarda l’Expo ho ricordato a Formentini che se Milano è stata scelta il merito è stato di un governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi e comunque di una azione corale e solidale di tutti i centri interessati. Non ho fatto in tempo a ricordargli che, passati tre anni da quella designazione e dai brindisi, non si è ancora capito a che titolo verranno utilizzate le aree sulle quali dovrebbero insistere le strutture dell’Esposizione (l’altro giorno la signora Letizia ha addirittura parlato di un “Expo diffusa nel territorio”… ma con quali progetti? e tutti i discorsi precedenti?). Per quanto riguarda il caso Lassini trascuro le mie risposte e rimando a quanto ha dichiarato Basilio Rizzo, storico consigliere comunale d’opposizione, al Corriere della Sera: “E’ finalmente chiara la messa in scena. Il sindaco ha capito che perderà le elezioni e che Lassini sarà comunque eletto. Lei se ne andrà perché incompatibile con Lassini (ve la vedete la Signora intervenire dai banchi dell’opposizione sulle delibere?) e lui resterà in Consiglio. Se proprio va male (e lei vincesse), Berlusconi o Formigoni o Podestà nomineranno Lassini sottosegretario o in qualche ente o provvederebbe comunque il ragioniere dell’Olgettina. Formalmente il patto, con tanto di notaio, sarebbe rispettato. Chi sperano di prendere in giro?”. Perfetto. Aggiungo solo che il mandante Berlusconi ha congegnato il suo piano con l’intento di accalappiare i voti “moderati” con la Moratti e quelli “ultras” (stile Maiolo, Santanchè, Sallusti) con Lassini. Tutto qui.

Vorrei ancora riferire di una scenetta capitata ieri, venerdì 22. Quelli della Lega si sono presentati e hanno presentato il loro programma. Sostengono la Moratti. Poi, vincesse malauguratamente lei, presenteranno il conto: quattro o cinque assessorati “pesanti”. Per ora sono solidali (anche contro Lassini). La Moratti, per compiacerli, ha voluto adornare il bel decolletè con il classico fazzoletto verde-Carroccio. Si infilerebbe in testa anche il fez, se glielo chiedessero, pur di metter da parte qualche scheda favorevole. Persino l’elmo cornuto come i veri padani a Pontida. La coerenza non sta nel suo bagaglio valoriale. In compenso si sarà portata a casa il programmino leghista (che tra l‘altro prevede il bonus cicogna solo ai residenti da almeno dieci anni, perché – sostengono – altrimenti di quella forma di welfare beneficiano per il 70 per cento gli stranieri). Nel segno poi di una città che ospiterà l’Expo e che dovrebbe vantare orizzonti internazionali, il programma del Carroccio è stato scritto in dialetto milanese: “Per ona Milàn semper pussee bèlla de viv”. Il sindaco, in questo caso propriamente “la sciura Letizia”, ha apprezzato, come riferisce il Corriere: “Sono tradizioni che è giusto mantenere. Una volta tutti parlavano in milanese”. A questo punto verrebbe da abbassare la guardia, impotenti davanti a tanti devastante banalità. Ma resistiamo: il traguardo è vicino.