Quando l'attrice "okkupa" il teatro

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Di Marco Guarella
9 giugno 2011
A - A
Puntare sulla cultura. Basterebbe questo gioco di parole per raccontare una storia significativa: un quartiere di Roma mobilitato contro l’apertura di un Casinò-Sala da gioco. Siamo a San Lorenzo storico quartiere della capitale per raccontare due mesi di occupazione dell’Ex Cinema Palazzo, un luogo storico della cultura, di inizio secolo, dedicato al teatro e al cinema dove tra gli altri calcarono le scene anche Ettore Petrolini e Romolo Balzani. Molte storie di siti culturali assomigliano alle vicende di questo spazio: il cinema non esiste più da trent’anni, poi, a lungo, una sala biliardo e ancora dieci anni fa lo stabile fu ristrutturato per ospitare una Sala Bingo, progetto che fallì dopo poco. Pochi mesi fa, l’ingresso da parte di una società per la gestione del casinò, con slot machine e video poker. Un pasticcio in quanto il piano regolatore non ammette sale giochi, viene chiesto un condono non concesso e risulta chiaro come si possa fare solo attività culturale.

Incontriamo Sabina Guzzanti come occupante e macchina artistica dell’ex cinema Palazzo. Come sei entrata in questa esperienza a San Lorenzo?

«Un po’ per caso perché ci abito, sono da anni una sanlorenzina acquisita. Questo spazio, che negli ultimi anni era rimasto chiuso o sfitto, però lo conoscevo già in passato, avevo provato in qualche modo a interessarmene ma era tutto troppo complicato o oscuro. Poi c’è stata questa iniziativa di varie associazioni e comitati di quartiere; ho ascoltato come si era arrivati all’occupazione e così già dal primo giorno, rifiutando l’idea che il quartiere avesse bisogno di una Sala da Gioco-Casinò, ho stabilito un rapporto diretto con gli occupanti. È un’iniziativa in un quartiere che negli ultimi anni ha subito un continuo degrado: sporcizia, spaccio, furti...»

Pensi esista anche un degrado del consumo culturale, in questo quartiere e nella città?

«Trovo (sorride Sabina) ovvia questa domanda, una politica sensata manca da anni e con Alemanno le cose sono addirittura peggiorate...»

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