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Franceschini: «Sì a Napolitano
Chi vota no è fuori dal partito»
Di Simone Collini
23 aprile 2013
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Diceva che non è obbligatorio un governo Pd-Pdl: ma per lei sarebbe possibile?

«Non c’è spazio per governissimi, non si può riproporre qui una Grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano. Pd e Pdl sono troppo distanti, le ferite troppo profonde, le anomalie troppo evidenti. Altro discorso è se ci viene richiesta unità e di affrontare i problemi più urgenti. Di fronte a questo non ci si può tirare indietro».

Insomma, secondo lei il Pd deve dire sì a Napolitano a patto che non vi chieda di sporcarvi le mani con quello che avete sempre definito il vostro avversario?

«Non si tratta di sporcarsi le mani e comunque Berlusconi è e resterà nostro avversario, non è un discorso da fare al passato. Il tema ora è: mettiamo davanti a tutto le nostre paure o pensiamo al fatto che non ci sono i soldi per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, che va scongiurato un aumento dell’Iva, che cresce il numero dei disoccupati, che ormai per molti italiani si pone il problema non di una vita dignitosa ma di sopravvivere. Serve un governo e bisogna approvare una nuova legge elettorale prima di tornare a votare. A questo non si può che dire sì».

Perché?

«Perché superata la proposta del cosiddetto governo di cambiamento, su cui Bersani ha fatto bene a lavorare ma rispetto alla quale il Movimento 5 Stelle ha chiuso tutte le porte, il bivio è tra un governo come proposto da Napolitano o voto subito. Gli italiani aspettano da mesi che vengano affrontati i loro problemi e nuove elezioni con questa legge elettorale non risolverebbero nulla, ci riporterebbero a una situazione di ingovernabilità come quella attuale».

Quindi sì a Napolitano. Ma a giudicare da diverse dichiarazioni, non tutti nel Pd la pensano così: c’è il rischio che la Direzione possa essere un primo passo verso una scissione o fuoriuscite dal partito?

«Una spaccatura del Pd sarebbe soltanto un regalo alla destra. È legittimo il confronto nel partito, anche uno scontro, anche che si determini una maggioranza e una minoranza. Ma detto questo, non vedo perché una scelta politica debba automaticamente portare a una scissione».

E se quando ci sarà il voto di fiducia al governo qualche parlamentare Pd non si attenesse a quanto deciso in Direzione?

«La fiducia ha a che fare con la natura stessa di una forza politica. È inevitabile che se la maggioranza del partito decide che si vota la fiducia al governo, chi vota contro è fuori. Lo capisce anche un bambino che non si può avere un pezzo del partito in maggioranza e un pezzo all’opposizione».

Non si possono mandare fuori dei franchi tiratori: come giudica quei 101 voti contro Prodi?

«Un fatto imperdonabile, immorale».

Dice D’Alema che si è arrivati alla candidatura di Prodi in modo assurdo.

«Ci sono stati comportamenti irresponsabili, ma detto questo ora mi pare più utile guardare avanti. Abbiamo delle scelte da fare in poche ore sia sul partito che sul governo. Concentriamoci su questo. Poi dovremo affrontare una riflessione su tutto quello che è avvenuto».