«Centrosinistra da rifare
ma impariamo dagli errori»

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Di Simone Collini
15 settembre 2013
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A dividerli ci sono un paio di governi. Anzi, due paia: due di larghe intese ma anche due di centrosinistra, compreso l’ultimo Prodi perché, come dice il segretario del Pd «nel 2008 abbiamo consegnato il governo a Berlusconi».

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A unirli c’è la prospettiva che si torni insieme a Palazzo Chigi, perché forse sono servite a qualcosa le lezioni del passato e perché le larghe intese sono comunque un’eccezione da superare. Guglielmo Epifani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini tornano uno accanto all’altro su un palco - quello della festa del Psi che si chiude oggi a Grosseto - dopo mesi politicamente segnati da molte difficoltà e diversi colpi di scena.

Pd, Sel e socialisti si sono presentati insieme alle politiche di febbraio. «Italia bene comune», si chiamava la coalizione. Che però non ha fatto molta strada. Si è vista poco in campagna elettorale (è uno dei rimproveri che Vendola muove al Pd di Bersani) e poi si è spaccata alla prova delle elezioni per il Quirinale (quando era in campo il nome di Franco Marini i parlamentari Psi votarono per Emma Bonino, Sel rilanciò Stefano Rodotà). Nato il governo Letta, Pd e Psi sono andati da una parte (maggioranza), Sel da un’altra (opposizione). Ora tornano a parlarsi, perché una crisi nessuno può escluderla e perché in ogni caso alle elezioni europee della prossima primavera si potrà provare a fare fronte comune.

Sul nome di Martin Schulz come candidato unitario alla presidenza della Commissione Ue ma magari addirittura con una lista unica, dice Nencini guardando a Vendola, nel nome del socialismo europeo: Sel ha spedito a Bruxelles una lettera di richiesta di adesione al Pse, e quanto al Pd, come dice il ministro Andrea Orlando passando anch’egli da Grosseto, ora che Renzi guarda con interesse all’Internazionale socialista e ora che «tutti quelli che erano contro l’adesione al Pse sono con lui, ci sono le condizioni perché all’Assemblea del 21 il Pd aderisca in modo quasi unanime al Pse».

Quella del titolare dell’Ambiente è una forzatura, naturalmente, anche perché il processo di adesione è lungo e non può avvenire in modo per così dire unilaterale (il nodo va sciolto al prossimo congresso del Pse). E Epifani, arrivando a Grosseto, alla domanda se ci sarà una lista del Pse in Italia alle europee risponde: «Prima bisogna aderire».

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