Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Lo scontro sui gay, i video: la cronaca

Tensione all'assemblea Pd a Roma (LA RELAZIONE DI BERSANI). Sulla data delle primarie, il leader democratico risponde a Civati: «Non la decidiamo noi». Concia e altri "ribelli" contestano la Bindi perché non mette ai voti l'ordine del giorno sui diritti civili. E sulla legge elettorale Bersani dice: «Mai arrendersi al Porcellum».
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14 luglio 2012
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Finale polemico all'assemblea del Pd e lo scontro non è sulla linea illustrata dal segretario, ma su alcuni ordini del giorno, in particolare sui matrimoni gay e sulle primarie. I promotori degli ordini del giorno a favore dei matrimoni tra omosessuali contestano il documento approvato dal comitato per i diritti, che ha messo a punto un testo sulla materia: Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Sandro Gozi e un'altra quarantina di delegati chiedevano il voto sul loro ordine del giorno, voto negato dalla presidenza perché in contrasto con il documento del comitato diritti già approvato. E su questo tema si è registrata anche una contestazione a Bindi. Enrico Fusco, attivista gay, responsabile diritti della segreteria pugliese, prende la parola e annuncia che darà indietro la tessera del Pd. «Il documento della Bindi è vergognoso», annuncia dal palco.

Insorge anche la Concia: «Siccome il documento sui diritti che è stato approvato dalla maggioranza non parla di matrimoni gay, io ho presentato un ordine del giorno su questo punto. Questo ordine del giorno firmato da 40 membri non è stato messo ai voti per scelta della presidenza di assemblea. Io non ho minacciato di stracciare la tessera, ma Benedino, Fusco e Mancuso hanno riconsegnato le tessere al segretario. È stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l'errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell'assemblea». 

LA RELAZIONE INTEGRALE DI BERSANI

Tensione anche sulle primarie: Civati, Gozi e altri chiedevano che venissero votati tre ordini del giorno che chiedevano di fissare una data per le primarie, di stabilire le regole per la consultazione e di indicare il limite dei tre mandati per i parlamentari. In entrambi i casi Marina Sereni ha provato a spiegare: «Sono ordini del giorno che contrastano con i voti che abbiamo già effettuato, chi sta in Parlamento dovrebbe saperlo...».

Parole che non hanno placato i 'ribelli' che hanno continuato a gridare «voto, voto». A questo punto ha preso la parola il segretario, piuttosto spazientito: «Sentite un attimo.... nel momento in cui per la prima volta il Pd assume un impegno per la regolamentazione delle unioni omosessuali ho sentito dire `me ne vado dal Pd'. Ma non l'ho sentito dire quando non c'era un impegno così. Poi, su questa questione delle primarie: siamo un partito che deve dire una cosa chiara al paese. Ho detto: non partecipa solo il segretario, primarie aperte; ho detto: si fissa una data ma le primarie non le convochiamo noi, le dobbiamo fare con gli altri. È chiaro o non è chiaro? O facciamo noi tutto? Dopodiché, ho detto che alla ripresa, avendo discusso un pò con i contraenti (gli altri alleati, ndr), saremo in condizione di affrontare sia gli aspetti regolamentari sia gli aspetti statutari. Siamo il primo partito del paese e dobbiamo dire all'italia cosa vogliamo fare. Il paese non è fatto delle beghe nostre. Se si vuol votare, io propongo per il punto uno di votare contro perché la data non la decidiamo solo noi».

LA CRONACA MINUTO PER MINUTO

APPROVATA RELAZIONE BERSANI
Con un voto contrario e 5 astenuti l'assemblea nazionale del Pd ha approvato la relazione del segretario. I 5 astenuti e il contrario (che però, a quanto spiega, forse avrebbe voluto astenersi ma ha tenuto troppo a lungo in alto la delega) sono dell'ala del partito vicina a Pippo Civati e sono firmatari dell'ordine del giorno sulle primarie entro l'anno da lui presentato insieme a Gozzi e Vassallo. «Per quanto mi riguarda - spiega Gianluca Mimmo, delegato di Venezia, che si è astenuto - ho votato così perchè spesso nelle relazioni di Bersani e anche dei dirigenti locali vediamo che vengono elencati i problemi ma non si indicano le soluzioni e su che cosa il Pd vuole insistere davvero per cambiare le sorti economiche del Paese. Mancano soluzioni chiare».


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