Pdl e Lega bocciano
i fondi per l'editoria

Di Roberto Monteforte
9 novembre 2011
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Maggioranza e governo nella commissione Bilancio del Senato hanno bocciato l’emendamento presentato dai senatori del Pd Lusi e Vita con i quali si restituivano al Fondo per l’editoria i 75 milioni di euro tagliati questa estate. L’emendamento si poneva l’obiettivo di garantire le risorse necessarie per assicurare l’esistenza a quel centinaio di quelle testate non profit, cooperative, di partito e di idee che non rispondono alle logiche del mercato e che rischiano seriamente di chiudere alla fine dell’anno.

Sollecitato dai direttori di queste testate il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei giorni scorsi aveva lanciato un appello al governo e alle forze politiche affinché venisse tutelato il pluralismo nel nostro paese. Aveva auspicato che, in un quadro di forte rigore nei criteri di assegnazione del finanziamento pubblico, fossero garantita l’esistenza a realtà editoriale significative per la storia sociale e politica del nostro paese.

A rischio sono testate come il Manifesto, Avvenire, Europa, l’Unità, il Secolo d’Italia, il Riformista, sino a Salvagente, a Rassegna sindacale, ai settimanali diocesani, che danno voce all’Italia dei «territori». L’appello del Colle non è stato ascoltato. Almeno per ora. E forse neanche per una determinazione politica, ma per la confusione che regna nella maggioranza e nello stesso governo in queste ore. Ma l’atto di grave irresponsabilità resta.

Lo ha sottolineato in una nota il «Comitato per la libertà e il diritto all’informazione», la sigla che raccoglie tutti i soggetti dalla Fnsi alla Cgil a Mediacoop e Confcoopeartive, alla Federazione dei settimanali cattolici e l’Associazione articolo 21. «Il Presidente della Repubblica - commenta - aveva rivolto nei giorni scorsi un appello a ripristinare i fondi per l’editoria e per tutta risposta oggi al Senato, Governo e maggioranza, in commissione Bilancio di Palazzo Madama, hanno bocciato un emendamento che si proponeva di reintegrare i 75 milioni di euro tagliati nella manovra di agosto. Una vera e propria vergogna, un atto che si connota come un attacco al pluralismo e alla libertà di stampa».

Il Comitato annuncia «nuove iniziative in sede regionale e nazionale» perché correggere la scelta. L’effetto di questa bocciatura sarebbe devastante per oltre cento testate e metterebbe a rischio quattromila posti di lavoro tra giornalisti, poligrafici e indotto. Si lavorerà per sensibilizzare i parlamentari e far passare gli altri emendamenti presentati al disegno di legge di stabilità. «È assolutamente vergognoso quello che è successo al Senato. Rappresenta un altro colpo durissimo e antidemocratrico all’informazione libera» commenta Fulvio Fammoni (Cgil) che aggiunge: «Questa maggioranza di un governo che ormai ha fatto la sua storia non tollera l’espressione del libero pensiero e impone i tagli all’editoria come grimaldello per chiudere giornali e testate scomode». «Questo governo - conclude Fammoni - è intollerante all’informazione democratica e anche per questo deve andare a casa al più presto»
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Ora, in un quadro segnato dall’incertezza, si attende il «maxi emendamento» del governo alla legge di stabilità, che sostituirà il decreto per lo sviluppo. Vi sono altri emendamenti «trasversali» a difesa dell’editoria no-profit. I giochi non sono ancora completamente chiusi
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