Pd, Fassina-Veltroni
duello sulle tutele al lavoro

fassina veltroni
19 febbraio 2012
A - A
L'ex segretario in una intervista elogia il governo Monti, definisce “vecchie” alcune delle proposte della segreteria Pd e si dice pronto a cambiamenti sull'articolo 18. Il responsabile economico gli risponde con una lettera su Facebook: «Le tue proposte sul lavoro sono più vicine a quelle del centrodestra. Il riformismo del governo Monti? Tasse e brutale e iniquo intervento sulle pensioni».

LEGGI LA LETTERA DI FASSINA

No ai tabù sull'articolo 18, sì allo scioglimento di tutte le correnti del Pd, lotta alla criminalità organizzata e riforma della Rai. Sono questi alcuni dei nodi affrontati dal Walter Veltroni in un'intervista a Repubblica in cui sottolinea che il Pd «ha il merito di aver fatto nascere» il governo Monti e dovrebbe ora «sfruttare questa occasione per rilanciare un grande programma riformista».

«Questo governo tecnico - spiega l'ex segretario del Pd - ha fatto in tre mesi più di quanto governi politici abbiano fatto in anni. Ha dimostrato non solo di voler risanare i conti, ma di voler cambiare molto del Paese e vi sta riuscendo».

Finora, aggiunge Veltroni, l'esecutivo sta realizzando «una sintesi fra il rigore dei governi Ciampi e Amato e il riformismo del primo governo Prodi». Veltroni rimarca l'importanza di cambiare il mercato del lavoro italiano senza tabù su materie come l'art.18 che sono «santuari del no che hanno paralizzato l'Italia per decenni».

Bene Monti su Ici per gli immobili della Chiesa e sulla lotta all'evasione fiscale, mentre la sua prossima sfida è la crescita. Due le priorità per Veltroni: la lotta alla mafia, «che si sta mangiando mezzo Paese», e la riforma della Rai, che «deve avere un amministratore delegato e un cda che si riunisce tre volte l'anno» e dalla quale la politica deve uscire: «i partiti servono a fare proposte e programmi, non nomine».

Serve anche un cambio di passo nel Pd: «Si parla troppo poco della disperazione sociale e troppo delle alleanze future». La foto di Vasto? «Fu scattata quando c'era Berlusconi. Ora pensiamo a noi. Non vorrei che Casini facesse, in un nuovo centrodestra, l'operazione che noi avevamo immaginato per il centrosinistra e che noi si rifluisca, come nel 94».