Pane e lavoro, Zedda tenta
l'assalto al fortino Cagliari

Di Simone Collini
5 maggio 2011
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Bisognava esserci, a Cagliari, per «Sa Die de sa Sardigna». Bisognava esserci giovedì scorso, giorno della festa del popolo sardo, in questa città che a metà mese va al voto per scegliere il nuovo sindaco dopo un ventennio di giunte di centrodestra. Per celebrare la storica cacciata dall'isola dei piemontesi nel 1794, la principale pensata della Regione è stata proporre «Procurade ‘e moderare, barones, sa tirannia »come inno regionale. Sì, iniziativa degna di nota, visto che l'autore scelto dalla giunta guidata dal pidiellinoUgo Cappellacci era un magistrato (per quanto innocuo visto che visse alla fine del '700). Masindacati, docenti universitari, esponenti dell'opposizione e anche membri della Curia isolana hanno pensato di organizzareun appuntamento alternativo per parlare di questioni meno folcloristiche ma che forse interessano di più una città in cui la disoccupazione giovanile è al54%e ha una età media di 47 anni, chiede il rilancio dei porti turistici e industriali e invece è stata esclusa dal governo dalle tratte protette dai contributi pubblici, è capoluogo di una regione che deve realizzare infrastrutture per 2 miliardi di euro e potrà contare su soli 910 milioni di stanziamenti. Così al «Sa Die», mentre alla Biblioteca regionale si parlava di «Su patriottu sardu a sos feudatarios», al Palazzo regio si parlava di «lavoro, sviluppo e riforme », con il capogruppo del Pdin Consiglio regionale Mario Bruno che denunciava il «rapporto di sudditanza» di Cappellacci nei confronti di Berlusconi, i sindacati promettevano battaglia e perfino il delegato dei vescovi sardi per la Pastorale del lavoro DonPietro Borrotzu parlava di «deficit di speranza» che pervade la popolazione sarda. Chissà se basta per dire che ci sono le premesse per chiudere a Cagliari il ventennio destrorso (ventennio per modo di dire, visto che il Pci-Pds-Ds quinon è mai stato al governo e l'unica parentesi lontanamente riconducibile a qualcosa di centrosinistra è stata una giunta Psi-Dc all'inizio degli anni '90). I sondaggi diffusi prima del blackout preelettorale direbbero di sì. Ma nel centrosinistra nessuno sottovalutauna battaglia che sarà ancora dura e tutta da giocare. Pd, Sel, Idv, Fds, socialisti e Verdi, più una lista civica chiamata «meglio di prima non basta», hanno candidato Massimo Zedda, trentacinquenne consigliere regionale che col sostegno di Nichi Vendola è già riuscito in un'impresa: lui che alle regionali del 2009 aveva preso a Cagliari 947 preferenze, alle primarie di tre mesi fa ha battuto il candidato del Pd Antonello Cabras. Bersani gli ha assicurato «il massimo sostegno da parte del partito, senza sbavature». E sulla carta questo enfant prodige cresciuto a pane e politica (il padre Paolo è stato dirigente del Pci) e vicino a Renato Soru (accolto con standing ovation l'altra sera quando è stato salutato dal palco dove c'erano Zedda e Bersani) ha buone possibilità di farcela. Zedda parla soprattutto di lavoro e cultura («due temi indispensabili per lo sviluppo della città»), «partecipazione », della necessità di stipulare «un patto per il recupero edilizio». Per questo promette che se sarà sindacochiederà alle imprese «un impegno a riqualificare». L’appello agli imprenditori non è da sottovalutare, per questo esponente di Sel (dopo essere passato dalla Falce e martello alla Quercia ha poi detto addio ai compagni di viaggio quando è nato il Pd) che insiste sulla necessità delle riforme e usa un linguaggio decisamente lontano dalle «narrazioni» vendoliane. «Mi rivolgo a lavoratori, artigiani, commercianti, intellettuali e anche alle imprese perché partecipino a un comune impegno per un grande progetto di riqualificazione di Cagliari». Un patto, dunque, ma senza scendere a patti con qualche lobby locale. «Cagliarinondeve essere più asservita alle pretese del palazzinaro di turno, basta con la sudditanza nei confronti di famiglie e potentati locali». Il suo principale avversario è Massimo Fantola, membro di una famiglia piuttosto in vista a Cagliari e ingegnere con interessi nell'edilizia. Lo sostengono Pdl e Udc, con buona pace delle prospettive locali del Terzo polo. Ma il partito di Casini difficilmente poteva fare altrimenti, visto lo stretto rapporto che ha con lui (è proprio con la lista Udc che nel 2006è stato eletto al Senato). Quanto a Fli, difficilmente poteva appoggiarlo: il coordinatore regionale, Ignazio Artizzu, ha avuto un duro scontro con il Pdl locale, e gli ha giurato vendetta. Così ora si è candidato a sindaco e si prepara a giocare il ruolo di ago della bilancia. E potrebbe riservare delle sorprese. Non foss’altro per il bacino di voti su cui può contare – nel 2009 è stato il più votato in Consiglio regionale con circa 10mila preferenze su Cagliari – anche grazie ai buoni rapporti col mondo che ruota attorno al settore della caccia. Se la partita nonsi chiuderà al primo turno, non solo per il centrosinistra sarà già un successo (visti i precedenti), ma al secondo turno potrebbe succedere di tutto. Artizzu ha infatti già lanciato il messaggio a chi di dovere: «Chi non ci ha voluto al primo turnonon puòpensare di chiederci appoggio in seguito».