Ieri il Cda della Rai si è riunito per la prima volta senza il consigliere Rizzo Nervo, ed è stata rinviata la grana del piano Fiction sforbiciato di 30 milioni. L’onda lunga dello strappo sulle nomine ha prodotto un paradosso: Angelo Maria Petroni, il consigliere che rappresenta il Tesoro ma che è ancora convinto di rispondere a Tremonti, non solo non dà conto di questo, ma in una lettera al presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, accusa il presidente Garimberti di «delegittimare l’azienda» nel contestare la spaccatura del consiglio e l’ingovernabilità della Rai. Altro fronte polemico dal Veneto, dove il Governatore leghista, Luca Zaia, ha detto di non pagare il canone perché non ha la tv, ma anche perché «non vale il prezzo».
Pier Luigi Bersani ha a cuore la sorte della tv pubblica, e il Pd «non parteciperà» al rinnovo del Cda con le regole della legge Gasparri, avverte Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd. Il Pd considera la situazione in Rai un’emergenza democratica.
Quali iniziative sono state messe in campo?
«Premetto che non si tratta di una “normale” crisi della Rai, né della banale per quanto esecrabile lottizzazione. Qui un Cda in scadenza ha nominato a maggioranza i direttori delle principali testate, nonostante i presidenti della Rai e della Vigilanza chiedessero nomine condivise. Una situazione non più sostenibile, quindi daremo battaglia sul piano parlamentare e su quello pubblico...
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